Nella Svezia contemporanea, la realtà ha superato la satira. Il protagonista è Shakir Mahmoud Shakir, un operatore sociale di origine irachena che, invece di assistere una centenaria colta da malore, ha deciso di stuprarla. Un biglietto da visita niente male per chi lavora nei servizi sociali.
Il vero capolavoro, però, avviene in tribunale. Si scopre che Shakir non è un neofita del crimine: vanta già un curriculum di precedenti penali che avrebbe dovuto far scattare l’espulsione immediata. Eppure, nonostante i reati passati e l’orrore presente, il giudice Mohamed Alì ha detto “No”.
La motivazione? Shakir è “troppo ben integrato”.
Secondo la logica del giudice Alì, un uomo che colleziona condanne e violenta le bisnonne che dovrebbe accudire è un cittadino talmente radicato da meritare la permanenza nel Paese. In pratica, per la nuova giustizia svedese, il crimine non è un ostacolo ma una prova di confidenza con il territorio.
Il quadro è completo: l’operatore iracheno abusa, il giudice di origine straniera perdona in nome dell’integrazione, e la vittima svedese di 100 anni scopre che lo Stato tutela più il “radicamento” del suo carnefice che la propria vita.
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