Le imprese italiane stanno tornando a comprare all’estero non per “esotismo” ma per una chiara strategia industriale.
Ferrero, Generali e gli altri a fare la spesa in USA e in CINA
Per esempio Ferrero ha comprato le riserve cerealicole, ovvero tutto ciò che riguarda la coltivazione e la produzione dei cereali di Kellogg’s per oltre 3,1 miliardi di dollari americani, entrando di fatto nel mercato della colazione negli USA.
Mediaset tramite Media for Europe ha preso il controllo di Prosieben Sat 1 la principale televisione tedesca con l’effetto di avere acquisito un polo televisivo pan-europeo che raggruppa Italia, Spagna, Germania, Austria e Svizzera con più di 300 milioni di potenziali telespettatori e con oltre 12.000 dipendenti, puntando a dar fastidio a colossi come Amazon e Netflix
Prada ha riportato Versace sotto il controllo italiano; Plasmon dopo oltre 50 anni è ritornata italiana riscattandosi con oltre 120 milioni di € dal colosso Kraft- Heinz.
Generali, il gruppo assicurativo italiano ha rafforzato la sua presenza globale entrando nel credito privato con MGG Investiment group, accelerando di fatto lo sviluppo strategico delle capacità di credito privato, mentre in oriente e più precisamente in Cina consolida il suo posizionamento rafforzando il controllo del proprio ramo danni di compagnia diventando azionista al 100% di Generali China Insurance, ampliando la propria visione strategica sui mercati internazionali.
Non solo i grandi gruppi, anche le medie piccole imprese
Di riscontro anche le piccole aziende italiane hanno aumentato del 40% le acquisizioni all’estero solo nell’ultimo anno.
Le imprese italiane hanno eseguito negli ultimi 10 anni più di 1600 acquisizioni fuori dai confini nazionali per una cifra pari a 238 miliardi di euro.
Di certo gli investimenti stranieri in Italia restano superiori ma il vento forse sta cambiando e l’Italia sta ritornando ad essere un paese che investe e compete con il resto del mondo.
Nonostante la miopia ed i sabotaggi della nostra classe politica dell’ultimo mezzo secolo, tutto ciò fa ben sperare che in futuro potremo ancora dire la nostra e tornare alla posizione di potenza industriale che ci compete e che ci meritiamo.
Paolo Ornaghi
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