Cronaca di una morte annunciata: il sangue di Scandicci dove una giovane donna è stata trovata decapitata in un casolare abbandonato, grida vendetta contro il buonismo delle istituzioni. La polizia ha arrestato nella giornata di venerdì 20 febbraio un marocchino irregolare di 30 anni. Il clandestino aveva già precedenti penali.
L’orrore che arriva da Scandicci non è solo il racconto di un crimine brutale, di una donna decapitata con un machete in un cascinale abbandonato.
È, prima di tutto, il manifesto del fallimento totale di un sistema che ha scambiato l’accoglienza con l’anarchia e la tolleranza con l’irresponsabilità. Il fermo di un trentenne senza fissa dimora per questo omicidio agghiacciante non è un fulmine a ciel sereno: è l’esito prevedibile di una cronaca già scritta, che nessuno ha voluto fermare. La colpa di chi sapeva e non ha agito Siamo di fronte all’ennesima tragedia evitabile. Il profilo del soggetto, un uomo che viveva ai margini, in una zona grigia di illegalità e degrado, parla chiaro.
Ma la domanda resta: perché era lì? Perché a certi individui è permesso gravitare sul territorio nazionale senza alcun controllo, occupando abusivamente immobili e trasformando le nostre periferie in zone franche dove la legge non esiste? Le istituzioni hanno fallito. Hanno fallito i governi che, per anni, non hanno avuto il coraggio di prendere posizioni serie, dure e definitive. Si è preferito voltare la testa dall’altra parte per non sporcarsi le mani con la gestione della sicurezza reale, lasciando che il degrado marcisse fino a esplodere in una violenza inaudita.
Il feticcio dell’accoglienza “senza se e senza ma”
Non si può tacere sulla responsabilità morale e politica di una certa sinistra italiana e di quei “falsi buonisti per moda” che hanno perorato la causa dell’accoglienza indiscriminata. Per anni ci hanno spiegato che ogni controllo era “razzismo”, che ogni richiesta di fermezza era “odio”. Hanno costruito una narrazione ideologica che ha trasformato l’Italia nel ventre molle d’Europa, dove chiunque può entrare e restare, spesso nell’ombra, in attesa che la bomba sociale esploda. Questi professionisti della solidarietà a parole, che vivono nei loro salotti sicuri, oggi dovrebbero guardare negli occhi i familiari della vittima.
Dovrebbero spiegare loro perché l’ideologia viene prima della sicurezza dei cittadini. Il “senza se e senza ma” ha prodotto solo vittime e insicurezza.
Una sola strada: il coraggio della Remigrazione
Siamo arrivati a un punto di non ritorno. Le mezze misure non servono più. I decreti sicurezza timidi e le espulsioni rimaste sulla carta sono carta straccia di fronte a una testa mozzata. Se le istituzioni vogliono davvero proteggere il popolo, devono smettere di assecondare le derive immigrazioniste e affrontare la realtà con il rigore necessario. L’unica soluzione reale e strutturale è la #Remigrazione.
È necessario allontanare chi non ha diritto di stare qui, chi vive nel degrado e chi rappresenta un pericolo latente per la pubblica incolumità.
Non è una questione di cattiveria, ma di sopravvivenza civica. Uno Stato che non garantisce la sicurezza ai propri cittadini, che permette a soggetti fuori controllo di agire indisturbati, ha perso la sua ragione d’essere.
Oggi piangiamo una vittima, domani probabilmente leggeremo di un’altra. Finché non ci sarà il coraggio di una politica dura, di rimpatri di massa e di una chiusura netta verso chi non rispetta le nostre leggi e la nostra vita, le mani di chi non ha fatto nulla resteranno macchiate di questo sangue.
Valerio Arenare
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:



































































