La jihad dell’economista bergamasco
Il copione è ormai talmente logoro che potremmo scriverlo a occhi chiusi prima ancora che le agenzie battano la notizia. Sabato pomeriggio, centro storico di Modena: un’auto piomba a tutta velocità sui pedoni, fa inversione, trancia di netto le gambe a una donna e il conducente scende armato di coltello per finire l’opera sui passanti. Qualsiasi cittadino dotato di banale buonsenso penserebbe immediatamente alle collaudate dinamiche del terrore islamico che da anni insanguinano l’Europa, da Nizza in poi. Eppure, la macchina dell’informazione ufficiale ha attivato istantaneamente i suoi collaudati filtri di protezione ideologica per anestetizzare la realtà e distogliere l’attenzione dal fulcro del problema.
Nel tentativo disperato di sminuire la matrice dell’attacco e l’origine dello stragista, i media hanno iniziato a snocciolare una serie di dettagli biografici che rasentano il ridicolo. Veniamo così a sapere, con un tempismo a dir poco sospetto, che l’attentatore Salim El Koudri non è un immigrato qualunque, bensì un rispettabile “laureato in Economia”. Quasi a voler suggerire che una corona d’alloro sia un valido antidoto all’estremismo o, peggio, una patente di superiorità morale. Non paghi, i cronisti nostrani si affrettano a sottolineare che il trentunenne è “nato in provincia di Bergamo”, dimenticando che le radici, la cultura e l’ideologia non si cancellano con un semplice certificato dell’anagrafe orobica. La sua famiglia è originaria del Marocco e il modus operandi ricalca pedissequamente quello dei tanti soldati del jihad che colpiscono l’Occidente. Ma l’uso del politicamente corretto impone di camuffare l’allogeno sotto le spoglie del perfetto vicino di casa della bergamasca.
La retorica giustificazionista
Il capolavoro della retorica giustificazionista viene però raggiunto quando si scava nel torbido delle motivazioni psicologiche. Ecco apparire la consueta scialuppa di salvataggio del passato psichiatrico, accompagnata dall’immancabile narrazione vittimistica secondo cui il giovane si riteneva “bullizzato”. Non è dato sapere da chi, né per quale strano motivo, ma l’importante è gettare fumo negli occhi del lettore. È intollerabile che i media cerchino di trasformare un carnefice integralista in una vittima della società. Di fronte a cittadini innocenti che lottano tra la vita e la morte in un letto d’ospedale, l’evocazione del bullismo subìto suona come un insulto intollerabile e una grottesca giustificazione che non ha alcun diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico.
La realtà che si vuole disperatamente nascondere è che ci troviamo di fronte all’ennesima manifestazione di quell’integralismo islamico che rifiuta l’Occidente a prescindere. Inutile girarci intorno con l’aggettivo “radicale”: l’islam porta in sé una visione totalizzante e incompatibile con i nostri valori, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quando questa ideologia incontra individui pronti all’azione, la vettura si trasforma in arma e le strade delle nostre città diventano teatri di guerra. Questo velo di ipocrisia giornalistica serve solo a coprire il fallimento totale del modello multiculturale e dell’integrazione forzata.
Remigrazione!
È giunto il momento di dire basta in modo definitivo a questa importazione di criminalità e fanatismo. L’Italia possiede già una quota sufficiente di problemi, di criminali e di sbandati autoctoni, senza il bisogno stringente di accogliere e mantenere soggetti d’importazione che covano rancore e violenza contro il popolo che li ospita. Non possiamo permetterci di ospitare individui strutturalmente incapaci di integrarsi nel nostro tessuto sociale e culturale.
La soluzione non risiede nei monitoraggi infiniti o nelle perizie psichiatriche di comodo, ma in una scelta politica drastica e coraggiosa. È assolutamente necessario avviare una massiccia e sistematica opera di remigrazione per tutti quegli immigrati che dimostrano ostilità verso la nostra civiltà o che rifiutano i più elementari doveri di rispetto della legalità. Difendere i confini e la sicurezza dei nostri cittadini significa anche avere il coraggio di espellere chi non ha alcun diritto né intenzione di far parte della nostra comunità, prima che un’altra auto grigia torni a seminare la morte nelle nostre piazze.
Redazione
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La narrazione giornalistica è palesemente ridicola perchè intende fermare, sul nascere, le ovvie considerazioni che tutti pensano ma che tacciono per democristiana inveterata abitudine. Tuttavia appare altrettanto debole – e superata – la storia dell'”islamismo”, della Jihad che combatte l’Occidente. Sappiamo tutti che ISIS, Al Qaeda e tutta la galassia di formazioni “terroristiche” sono state create e sono finanziate da USRAELE: dichiarazioni ufficiali – oltrechè documentali -tra gli altri- di H. Clinton e di Bibi il macellaio. Quindi la lettura del fatto va fatta solo in termini di Diritto, al di là delle 76 vergini che aspettano il criminale orobico-marocchino. Strage. Ergastolo (che non sconterà grazie all’aiuto congiunto di una legislazione e magistratura sinistramente conniventi). Ridono i Giudei delle pecore matte italiane che ancora non hanno capito che l’Islam è la scopa dell’occidente in mano talmudica. Come dichiarano apertamente vari rabbini nella loro bolla di impunità.