Diciamo una cosa impopolare: i colossi delle automotive non sono passati alla transizione ecologica per puro spirito umanitario e per salvare il pianeta: il passaggio all’elettrico è stato il più grande salvataggio industriale ed economico di questo secolo.
Se guardiamo a livello macroeconomico, l’avvenuto passaggio all’elettrico è stato un toccasana per chi tira le fila dell’economia mondiale.
Le auto come gli smartphone
Il primo vantaggio tra motore endotermico ed elettrico è l’obsolescenza pianificata.
Le autotermiche duravano troppo, ad esempio un motore diesel ben tenuto viaggia per circa 4.00.000 chilometri e può durare anche vent’anni, mentre l’elettrico dopo circa sette anni è già da considerarsi obsoleto.
Le batterie, poi, costano più della metà della vettura stessa. Rendendo l’auto elettrica molto più vantaggiosa per le case automobilistiche.
Dal possesso al noleggio
Altro punto è la fine della proprietà, perché l’obiettivo è quello di trasformare l’automobile in una utility a noleggio portando le persone a non avere nulla in proprietà ma a pagare per sempre un abbonamento per l’utilizzo del mezzo, garantendosi così un flusso di cassa perenne e garantito.
Il nodo delle terre rare
Terzo punto di fondamentale importanza: le terre rare.
Che poi tanto rare non sono, e la loro estrazione ed il loro successivo raffinamento genera scarti tossici e causando danni all’ambiente, tra cui perdita di biodiversità, inquinamento idrico, erosione del suolo e formazione di pozzi di assorbimento.
Smettere di acquistare petrolio, non ci rende affatto indipendenti, le catene di approvvigionamento delle batterie sono gestite per il 70% dalla Cina.
Quindi stiamo distruggendo l’industria manifatturiera europea che per più di cento anni ha fatto da guida, consegnando le chiavi della produzione alla Cina.
Parliamo di consumi?
Poi vi è la balla dei consumi. Dicono che ricaricare l’auto elettrica a casa costa 25/30centesimi a kilowat, quindi un pieno da 60 KW, costa solo 15, contro i circa 30 € di un pieno di benzina.
Il calcolo tiene conto solo di una parte della spesa: in bolletta quello che ognuno di noi paga non è solo il costo dei KW consumati. Il costo reale al KW viene quasi raddoppiato a 0,58/0,60 centesimi di euro e questo non secondo noi ma secondo ARERA, l’autorità che regola il settore energetico in Italia.
Molto vicini al pieno tradizionale
Inoltre, quando si carica l’auto una parte dell’energia viene dispersa nella conversione tra corrente alternata e corrente continua. Secondo i test eseguiti da ADAC – L’ACI tedesca – con una wallbox domestica si perde dal 6 al 10% dell’energia prelevata, ovvero energia che paghiamo ma non useremo mai.
Andrebbero poi aggiunti i costi per l’installazione della wallbox e l’aumento dell’impianto da 3 a 6 KW.
Secondo un conto effettuato su un’auto media, sommando il reale costo dei KW utilizzati e la dispersione di energia non utilizzata un pieno costerebbe circa 28 € quindi vicino ai 25/30 € di un pieno di benzina come visto in precedenza.
Caricando fuori casa il costo lievita: la ricarica media alle colonnine costa all’incirca 62 € per kilowatt, per la ricarica veloce 0,74 € e per quella ultra-fast 0,95 €.
Il tutto bruciando una gran quantità di combustibile fossile, per produrre appunto energia elettrica, con buona pace dei profeti di Ultima Generazione.
Paolo Ornaghi
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