Il Presidente USA, in politica estera, cambia umore e posizione come cambia i canali della TV durante uno zapping compulsivo. Un momento sigla accordi di pace, un minuto dopo è deciso a stracciare tutto e scatenare guerra mondiale.
Un giorno è amico di uno e nemico dell’altro, il giorno dopo è l’esatto contrario. Follia? No, questione di interesse – impostagli dalle lobby sioniste USA – con cui è certamente in debito.
Questo Trump 2.0 non è nemmeno la brutta copia del primo Trump, il solo Presidente USA a non aver mai scatenato o preso parte ad una guerra, è un clone geneticamente modificato, che ci fa dimenticare la versione precedente di sé stesso.
Le sue esternazioni contro l’Iran sono – come dice il cantautore Davide Van De Sfroos – “Ropp che sann de gràpa e henn leoni faa de carta e de verniis”*, colorite, aliene della correttezza del gioco politico serio, roba da stadio durante la finale del Superbowl.
Il cessate il fuoco con l’Iran per quanto mi riguarda è finito, perché sono feccia. E non voglio più avere nulla a che fare con loro”. “L’Iran è feccia, per me l’accordo è finito!” è un improperio, una caduta di stile che si scontra con la dichiarazione d’amore smielata per l’acerrimo nemico cinese Xi Jinping, di cui ora si definisce un fan, poiché il suo essere comunista è ora un semplice dettaglio.
Il Presidente biondo che fa impazzire il mondo vuole la guerra di terra con l’Iran, ma non con la Cina, perché a suo dire “Si comporta bene”. La Cina acquisisce il 50% del petrolio proprio dal passaggio dello stretto di Hormuz, ma Trump si rallegra che il colosso comunista non fornisca equipaggiamenti all’Iran e non abbia – per ora – deciso di partecipare alla guerra.
Trump sta passando il limite
Dall’Asia all’Europa il passo è breve e qui Donald scatena il suo malcontento sulla questione basi americane in Italia, accusando il “very bad” governo Meloni di non aver fato la sua parte, smentito dalle parole di Rutte – Presidente Nato – che aveva dichiarato che il nostro paese ha partecipato attivamente alla guerra fornendo ausilio logistico a 500 aerei americani che hanno attaccato l’Iran.
Secondo Trump, che avrebbe parlato con mezza Europa, peggio dell’Italia c’è solo la Spagna che vorrebbe fortemente fuori dall’Alleanza Atlantica, invitando chiunque a cessare i rapporti economici con gli iberici.
Dalla Spagna arriva in un attimo alla Groenlandia, su cui il Tycoon fa mea culpa a nome degli USA, dopo la cessione alla Danimarca, infilandosi in un ginepraio storico privo di senso sulla resistenza dei danesi contro la Germania durante il secondo conflitto mondiale, la famosa Guerra delle sei ore.
L’UE è totalmente imbelle
Dal canto suo, la tiepida Ue, serva USA, si spertica a garantire gli interessi degli Stati membri dichiarando che saranno “pienamente tutelati”, infilando il piede in due scarpe, una a Madrid e l’altra a Washington. Nessun accenno, invece, a Mosca, a Putin, un silenzio che suona quantomeno strano, ma che potrebbe suonare come il classico “non svegliare l’orso che dorme”.
La questione Iran è un peso che, forse Trump, avrebbe evitato volentieri, uno zaino di problemi che non si sarebbe caricato in spalla, ma che chi comanda davvero negli USA gli ha imposto come fardello di marcia verso l’attuale presidenza.
*Roba che sa di grappa, sono leoni fatti di carta e di vernice
Cristian Borghetti
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