Sacerdote pontino, attivo da anni in instancabili catechesi online e di testimonianza decisa della Tradizione liturgica della Chiesa cattolica, Don Leonardo Pompei è stato una figura di riferimento per tanti fedeli in questi anni.
La sua capacità espositiva, il suo fervore, la sua generosità pastorale sono state importanti per un mondo ecclesiale disorientato come non mai negli ultimi anni.
Di recente, Don Leonardo ha abbandonato la sua parrocchia di Santa Maria Assunta in Cielo a Sermoneta ed è stato sospeso a divinis dalla Diocesi di Latina – Terracina – Sezze – Priverno.
Gli abbiamo rivolto alcune domande in esclusiva per 2diPicche:
Ci racconta qualcosa del suo ministero? Lei è veramente prolifico e ha all’attivo decine di podcast, pubblicazioni e conferenze e nel corso del tempo ha guadagnato una gran quantità di follower affezionati (lo vediamo dal numero di iscritti ai suoi canali e dal volume di download dei suoi podcast).
Il grande suo merito è la rigida e intransigente ortodossia, condita da una certa durezza per far piegare le schiene di fronte al Sacro Vero.
Il fatto clamoroso è che ha successo anche se in una vecchia puntata di un suo podcast parlava del problema della “leonardite” (coloro che seppur colpiti dalle sue omelie dopo breve tempo lasciavano la “via stretta”).
In un mondo dominato da preti influencer che invece predicano una pastorale petalosa e languida chi sono le persone che scelgono di ascoltare lei e non gli altri?
Il mio ministero sacerdotale è stato sempre caratterizzato dalla ricerca della gloria di Dio e della salvezza delle anime. Il mio ministero sacerdotale sul web comincia, invece, dopo la mia conoscenza e frequentazione con i Francescani dell’Immacolata, che mi rese edotto del fatto che san Massimiliano Maria Kolbe predicava l’importanza e la necessità di adoperare i mezzi di comunicazione sociale come strumento di apostolato e quindi, pur con tante paure e titubanze, nel 2008 o nel 2009 – è uno di questi due anni, credo il secondo – il primo atto che feci in questo senso fu di aprire il sito web della parrocchia San Michele Arcangelo, di cui allora ero Parroco.
All’inizio fu fatto semplicemente nell’intento di condividere alcuni podcast che mi avevano regalato con le biografie dei Santi (che sono tuttora scaricabili nel mio sito web attuale https://www.donleonardomariapompei.it ), ma dopo – una volta che si era creato questo luogo virtuale un po’ con la fantasia personale un po’ sollecitato da varie spinte cominciarono ad ampliarsi gli orizzonti perché dopo le biografie dei santi creammo l’angolo del parroco dove caricavo le omelie domenicali; dopodiché qualcuno suggeriva: “beh, ma mettici anche le catechesi per gli adulti; poi le catechesi bibliche e quindi così piano piano andò ampliandosi l’orizzonte. Sarebbe difficile raccontare lo sbarco su YouTube – ho appena compiuto 15 anni di presenza su questa piattaforma, dato che il mio canale fu aperto nel 2011 – che avvenne per una serie di circostanze che sarebbe complicato raccontare, ma anche qui evidentemente predisposte e disposte dalla Divina Provvidenza.
Non è stata sicuramente un’iniziativa solo mia e dal 2011 cominciò ad esistere il canale YouTube che adesso ha circa 78 mila iscritti. Lo stesso per quanto riguarda la distribuzione dei podcast: io, nei primi tempi, addirittura dovetti imparare a creare e a lavorare su una pagina Facebook perché i podcast su iTunes prevedevano soltanto quel protocollo e quella modalità di distribuzione.
Fu veramente complicato, ma ho fatto anche queste cose, sempre con l’intento di dare gloria a Dio e concorrere al bene delle anime. Poi ci furono le catechesi su Radio Buon Consiglio, nella rubrica di catechesi giovanile Spazio Giovane io per tanti anni ho curato. Ho scritto anche tanti articoli sulla rivista dei Francescani dell’Immacolata Il settimanale di Padre Pio, molti dei quali sono poi diventati che ho pubblicato e che sono tutti disponibili su Amazon.
E quindi così è nato questo mondo, è nato così. Ovviamente chi conosce la mia produzione che si trova sul web, sa bene che io non sono un influencer, quindi non faccio video o podcast allo scopo di attirare i like, cioè per fare – mi si perdoni il termine un po’ feriale – il “piacione”, o per avere successo: no, ma semplicemente per divulgare contenuti attinenti alla dottrina cattolica, quali la fede, la morale e basta. Pertanto la tipologia dei miei utenti è semplicemente gente interessata a conoscere e approfondire la fede.
Ho avuto bellissime esperienze sotto questo punto di vista, cioè numerosissimi casi di conversione o di ripresa di una vita cristiana intensa. Questa è la cosa più bella che possa succedere a un sacerdote.
Il mio campo di utenza è questo. Quindi chi sceglie di ascoltare me e non altri è perché o è in ricerca del Signore, e, aiutato da quello che metto in giro, lo trova; oppure perché è stanco di una fede tiepida o poco motivata, oppure fatta di tanti compromessi a cui chi vive una vita cristiana tiepida inevitabilmente scende e desidera di conoscere meglio la verità.
Queste credo che siano le persone che scelgono di ascoltare quello che metto a disposizione.
Gli sforzi fatti per avvicinare le persone alla Messa negli ultimi anni hanno prodotto l’effetto contrario. La Chiesa si è aperta al mondo diluendo in qualche modo la potenza del messaggio evangelico e ha ottenuto di contro un ulteriore diminuzione di fedeli. Assistere alla Messa domenicale in alcune Chiese oramai è ascrivibile ad un pomeriggio di varietà televisivo con canti, balli, applausi e omelie generate con l’IA.
Capita invece di trovare messe tradizionali sempre più frequentate da giovani. Se lo abbiamo capito noi che siamo poveri cristiani ignoranti, possibile che non lo capiscano fior di cardinali?
Io personalmente riguardo questa domanda posso dire che amo sempre ripetere che – avendo trascorso una parte della mia vita diciamo così nel mondo, dove ho studiato, mi sono laureato ho fatto per un po’ di tempo la professione forense – faccio delle considerazioni basilari che dovrebbero essere ovvie, anche se sembra che non lo siano.
Se un’azienda sta per fallire, fa un piano di risanamento e incarica qualcuno di fare un progetto che porti i conti ad essere risanati; evidentemente dopo farà una verifica, perché se i conti non vengono risanati l’azienda sarà dichiarata fallita, è ovvio questo qui, no? Ora, hanno fatto il Concilio Vaticano II e la Riforma liturgica con la dichiarata intenzione di avvicinare alla Chiesa il mondo contemporaneo.
I propugnatori della Riforma, hanno criticato Messa in latino, reputandola una cosa da cambiare perché non si capisce nulla, la gente non partecipa e quindi si allontana e via dicendo; quindi hanno tirato fuori la Messa nuova partecipata, ballata, con chitarre, applausi, stili da varietà televisivi e compagnia cantante e cosa è successo?
Le chiese si sono ulteriormente svuotate, le percentuali adesso sono veramente allucinanti.
Nessuno è tornato e molti se ne sono andati. Ora io mi chiedo: possibile che nessuno si faccia qualche domanda? No, perché io posso testimoniare – avendolo udito di persona anche in incontri clericali – che se qualcuno si fa qualche domanda la risposta è: «non ha funzionato perché ancora non hanno capito il concilio vaticano secondo, perché ancora la riforma non è stata attuata bene, perché i preti sono ancora clericali, perché ancora sopravvive la vecchia mentalità tridentina» e sciocchezze del genere. Evidentemente la realtà si pone su un piano completamente differente, perché nelle comunità tradizionali di ogni genere c’è un avvicinamento di molti giovani e quando vengono conosciute queste celebrazioni, c’è un grande risveglio di fede e di devozione e un notevole afflusso, notevole considerando i tempi in cui viviamo e l’ostracismo che queste realtà purtroppo subiscono da parte della cosiddetta – chiamiamola così – Chiesa ufficiale.
Fior di cardinali non lo capiscono per un motivo molto semplice: nella vita è difficile dire e dover riconoscere di essersi sbagliati. Quando si avviano processi e si portano avanti e si persevera in essi ostinandosi nonostante l’evidente cattiva strada intrapresa, dopo dover dire: “fermiamoci, torniamo indietro, ci siamo sbagliati!” Costa, costerebbe troppo e quindi non si ha il coraggio di fare un gesto del genere.
Oppure partono i meccanismi di difesa psicologica che appunto cercano di attribuire ad altre cause le ragioni del fallimento e quindi si continua ad andare avanti imperterriti a perseguire una via errata, a portare avanti un progetto destinato a fallire, a continuare a incamminarsi, a percorrere una strada che altro non è che un vicolo cieco.
È triste doverlo ammetterlo, ma a quanto pare così è.
Secondo lei qual è l’ostacolo maggiore per un fedele oggi che vuole perseguire una vita santa? Intendo sia a livello personale che a livello famigliare. La ragione della domanda nasce dal fatto che pare che il mondo attorno a noi sia costruito apposta per ingabbiare le anime nel peccato e che I ritmi imposti dalla società moderna eliminano ogni possibilità di dedicare parte del proprio tempo ad una vita spirituale.
Indubbiamente per un fedele che oggi voglia vivere una vita spirituale intensa, seria, impegnata, santa, ci sono degli ostacoli non indifferenti ed è facile fare retorica dicendo che sono da attribuire inevitabilmente all’ambiente che ci circonda e cioè l’ambiente sociale, l’ambiente familiare, ma anche l’ambiente ecclesiale.
Come la domanda stessa sembra insinuare, c’è anzitutto il problema di un mondo che offre talmente tante cose, tanti divertimenti, tante opportunità, tanti diversivi, che se uno non è capace di amministrare bene tutto questo patrimonio viene completamente travolto e quindi non rimane proprio più lo spazio fisico, o meglio lo spazio temporale, il tempo materiale per dedicarsi ad altro.
Si rimane completamente assorbiti fino ad essere storditi da tutto quello che ci circonda.
Si comincia da piccoli: pensate un bambino a cui si mettono in mano videogames e telefonini, cioè un “patrimonio” che la sua debole psiche non è assolutamente in grado di gestire.
Non parliamo poi di quando si cresce: basti solo guardare, per esempio, l’odierno fenomeno delle televisioni on demand, con la con tutta la mole di prodotti che offrono (peraltro quasi tutti di elevata qualità) per cui uno potrebbe passare le giornate intere anche avendo l’abbonamento a uno solo di questi colossi.
Una persona intelligente magari non lo fa perché sa che deve anche lavorare, ma la tentazione è grossa. Secondo, c’è un problema di mentalità: la mentalità di oggi ingenera l’illusione che Dio sia una cosa inutile, quindi che di Dio si possa fare a meno e sotto questo punto di vista l’opzione praticata da quella che loro stessi chiamano “la Chiesa di oggi”, ossia di fare la piaciona col mondo, scendere a compromessi col mondo, compiacere il mondo, che cosa determina? Determina inevitabilmente un appiattimento del messaggio evangelico ed una perdita di interesse.
Chi cerca oggi la spiritualità nelle parrocchie non la trova; è per questo che poi pullulano fenomeni apparentemente eterogenei ma caratterizzati dal tentativo di dare una soluzione a questo problema, di colmare un gap, di riempire questo vuoto spirituale attraverso risposte chiaramente sbagliate.
E così ci abbiamo le corse verso i luoghi delle presunte (quasi tutte false) apparizioni mariane, l’eccessiva importanza data a mistici e veggenti (ce ne sono dovunque e crescono come funghi), oppure a livello ecclesiale il boom (che adesso sembra un pochino in frenata) dei movimenti ecclesiali, con tutta quanta la loro spiritualità generalmente di stampo protestante, sentimentale ed emotiva. è chiaro perché succedono queste cose: perché l’uomo è stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio, e, come diceva Sant’Agostino non trova pace fino a quando non riposa nel Signore.
Quindi, se c’è questa domanda di sacro, di santo, che non è intercettata e alla quale quindi non si dà risposta da parte delle agenzie competenti (in primis le Parrocchie), da qualche parte uno deve andarla a cercare.
Più difficile – perché meno immediata – è andarla invece a cercare presso le realtà fedeli alla tradizione, che offrono la possibilità di riscoprire la fede cattolica, la vera e integrale morale cattolica, e quella bellissima esperienza sacrale che si ha a contatto con la Messa di sempre, con i sacramenti di sempre che oggi nei nuovi riti si è diluita o è stata completamente smarrita o a volte addirittura sostituita da uno spettacolo che è diventato quasi totalmente mondano, profano, come del resto abbiamo già visto nelle domande precedenti.
Quindi questi sono ostacoli grandi, ma dobbiamo sempre ricordare che gli angeli che hanno annunziato ai pastori la nascita del Salvatore dissero: «Pace in terra agli uomini di buona volontà».
Se una persona ha la buona volontà di cercare il Signore, la via presto o tardi gli si farà chiara. Il Signore nel Vangelo ha detto: «Chi cerca, trova». Quindi, anche se non è escluso la possibilità di imbattersi in percorsi malsani – io conosco molte persone che prima di arrivare alla Verità hanno percorso (quasi sempre in buona fede) strade erronee, alla fine però chi ha buona volontà arriva a trovare quello che cercava.
«Chi cerca, trova», dice il Signore; non è detto che lo trovi subito, ma presto o tardi se persevera in questa ricerca – pur nelle condizioni difficili attuali – troverà. Il Signore – dice la Sacra Scrittura – si lascia trovare da quanti non lo tentano e da quelli che non ricusano di credere in Lui.
Lei proviene dal Cammino neocatecumenale.
Sovente si registra un diffuso sentimento pro-sionista in molti esponenti del Cammino.
C’è una ragione?
Questa domanda mi pone dinanzi ad un capitolo un po’ triste della mia esistenza, perché se è vero che Dio scrive dritto sulle righe storte (e quindi è riuscito a trarre delle cose buone per la mia esistenza nonostante i problemi posti dal Cammino neocatecumenale), tuttavia è certamente un capitolo doloroso.
Rientra tra quelle cose successe nella mia vita che vorrei non fossero accadute mai; certo, sono accadute e ringrazio Dio di avermi tirato fuori e lo ringrazio anche – ripeto – di avermi donato delle cose buone non grazie al cammino come dice qualcuno ma “nonostante il Cammino” e appunto perché lui sa scrivere dritto sulle righe storte.
Ciò premesso vengo al merito di questa domanda.
Allora, ormai sono circa 26 anni che sono fuori completamente da questo movimento ecclesiale. Quindi non so se oggi si abbiano – anche in relazione alle attuali congiunture politiche – atteggiamenti filosionisti.
Sicuramente quello che c’è e che c’era anche allora – quando lo frequentavo io – è un atteggiamento di grande stima e di grande considerazione del popolo di Israele in quanto tale; quindi anche dell’attuale popolo di Israele, a prescindere dal fatto che, come sappiamo dalla sana dottrina cattolica, dopo l’Ultima Cena (ossia dopo l’inaugurazione della nuova alleanza) non sono più il popolo dell’alleanza, perché il popolo dell’alleanza oggi è la Chiesa cattolica, non sono più i figli di Israele, appunto perché non hanno riconosciuto il Messia.
Il problema è che nella teologia del Cammino neocatecumenale e soprattutto nell’ipertrofia esistente all’interno di questo mondo dello studio della parola di Dio, della Bibbia, trova un grandissimo spazio, una grande considerazione il popolo dell’antica alleanza, in quanto protagonista della storia della salvezza vetero-testamentaria.
C’è quindi un’enfatizzazione di “Israele” e della sua realtà, che ripeto poi non rimane circoscritta al tempo in cui realmente c’è stata ma diventa come dire esaltazione dello Stato di Israele, in quanto tale.
Un rabbino o un ebreo di oggi che sta con la Bibbia in mano a pregare con i Salmi o leggere l’Antico Testamento o a pregare davanti al cosiddetto Muro del Pianto, è tenuto in altissima considerazione, quasi in venerazione, in quanto sembra – almeno questo mi è sembrato di percepire fino a quando ho frequentato – che non sia chiara all’interno di questa realtà il fatto che dopo l’ultima cena il popolo di Israele ha perso la sua antica dignità ed è passato adesso all’ultimo posto e dovrà necessariamente entrare nella Chiesa, cosa che San Paolo ha peraltro profetizzato, avvertendo che saranno gli ultimi a farlo.
Solo quando questo accadrà ritroveranno e riacquisiranno quel titolo e quell’onore perduti.
Ma di questo i membri del Cammino sembrano non essere consapevoli. Rebus sic stantibus, posso dire che non mi stupirebbe se in questo contesto di idealizzazione della realtà popolo di Israele, di quasi mitizzazione della realtà popolo di Israele, trovassero spazio anche atteggiamenti, come appunto definiti in questa domanda, filosionisti.
Da quello che ho potuto conoscere la base teologico-concettuale è quella che ho cercato di tratteggiare.
Grazie dell’intervista!
Dio vi benedica e la Santa Vergine vi protegga.









































































