Tra immobilismo politico e magistratura, ecco l’intervento a costo zero per evitare la solita impunità.
Tra esperti improvvisati e nodi di sicurezza
Metà degli italiani si sente così esperta di calcio da ambire ad allenare la Nazionale; l’altra metà si sente esperta di geopolitica e di sicurezza — compreso questo governo. In realtà, nessuno ha la competenza specifica nemmeno per commentare queste tematiche, esecutivo incluso, considerati i risultati (escludendo, ovviamente, il calcio).
Analizziamo la sicurezza dal punto di vista delle Forze dell’Ordine. È notizia di tutti i giorni quella di agenti minacciati, aggrediti o fatti bersaglio di violenza fisica. Molto spesso i responsabili, pur arrestati in flagranza, vengono rimessi subito in libertà da un magistrato in attesa del giudizio, poiché non si ritengono sussistenti i motivi per la custodia cautelare.
L’immobilismo politico e la stabilità a tutti i costi
Una condotta che, a parere di chi scrive, può definirsi persino eversiva. Eppure, continua a verificarsi per l’incapacità o la mancanza di coraggio nell’affrontare il problema. Un’inerzia dovuta a una sorta di “ecumenismo” politico che mira unicamente alla migliore convivenza possibile con le opposizioni, avendo come obiettivo finale la cosiddetta “stabilità” del governo, ovvero la sua durata fino a fine legislatura… e al maturare della pensione.
A volte, l’inattività di fronte ai problemi viene giustificata con i costi che determinati provvedimenti di ordine generale comporterebbero e con la loro presunta insostenibilità odierna.
La soluzione a costo zero per tutelare chi ci difende
In realtà, esisterebbero diversi provvedimenti a costo zero che non necessitano di complessi iter legislativi o amministrativi per porre rimedio a questa situazione. Nel caso specifico della resistenza e della violenza a pubblico ufficiale, per impedire che il magistrato rimetta subito in libertà il delinquente, basterebbe integrare l’articolo 275 del Codice di Procedura Penale (che regolamenta la custodia cautelare) aggiungendo i reati in questione: art. 336 c.p. (violenza o minaccia), art. 337 c.p. (resistenza) e art. 583-quater c.p. (lesioni).
Infatti, il terzo comma dell’art. 275 c.p.p. elenca una serie di reati per i quali l’applicazione della custodia cautelare in carcere è obbligatoria, vincolando così il giudice, tranne in casi estremi.
Fatti, non solita solidarietà di facciata
Così facendo, anziché limitarsi alla solita solidarietà pelosa, il governo darebbe prova — con poca fatica e zero costi — di voler stroncare realmente il fenomeno sia alle Forze dell’Ordine sia ai cittadini. Si inserirebbe nel codice un’indubbia ed effettiva dose di dissuasione dal commettere tali reati. Inoltre, un simile provvedimento dimostrerebbe nei fatti vicinanza, fiducia e stima verso quegli uomini e quelle donne che hanno il difficile compito di difendere lo Stato e i cittadini, restituendo loro la dignità che meritano.
Per inciso, non è superfluo sottolineare che di recente anche un noto giurista, il Dott. Dubolino, già Presidente emerito di Sezione della Corte di Cassazione, si è espresso in maniera analoga. Certo, un governo di destra lo avrebbe già fatto; ma questo?
Non ci resta che sperare nelle prossime iniziative elettorali.
Giovanni Preziosa
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