La vandalizzazione e la distruzione degli spazi pubblici durante le manifestazioni nelle città europee, in particolare in Francia e in Italia, rappresentano la somma degli appelli delle giovani generazioni rimaste inascoltate in questi decenni; l’immagine sbiadita di un futuro già incerto è quasi sempre stata l’unica prospettiva in cui era possibile incanalare risorse, impegno e tante speranze.
Allo stato delle cose, non è assolutamente lecito pensare a un intervento che possa ristabilire l’equilibrio tra le istituzioni e il tessuto sociale, che ormai da tempo si è strappato insieme a quelli che potevano essere i canali di comunicazione con i rappresentanti dello Stato.
È ancora dunque possibile trovare una soluzione? Temo purtroppo che le manifestazioni e i disordini che seguiranno, specie i saccheggi ad opera di giovanissimi, in buona parte minorenni, vedranno un aumento concreto e non saranno casi isolati. Quello che più ha scioccato l’opinione pubblica sono stati gli scompigli creati da tanti gruppi di giovani, che come sciami impazziti sono riusciti a mettere a soqquadro il centro storico di una città come Milano, mentre le forze dell’ordine, forse anche loro incredule, tentavano di contenere questa carica violenta.
Il Nulla
Che cosa hanno dimostrato gli eventi che si sono consumati nel Nord Italia tra il 17 e il 18 ottobre? I ragazzi e le ragazze che hanno preso parte agli scontri contro le forze dell’ordine, che sono state sottoposte a pressioni estenuanti da parte dei manifestanti, dimostrano di essere più che convinte delle azioni dimostrative a cui abbiamo assistito. La volontà è quella di testimoniare la loro esistenza. Tuttavia, il dato più grave non è la persistente tenacia con cui hanno portato avanti la protesta, ma quello che si trova alla base di questi sommovimenti urbani: il nulla.
Al netto di questa energia incontrollata, perché se c’è «una situa» allora il desiderio di rubare e spaccare sono la risposta, questa collettività, nonostante la rabbia, non riesce a definire quale futuro migliore reclama a gran voce; si tratta di una richiesta generica e priva di una struttura, proprio perché si basa sul nulla. Ed è quest’assenza di coordinate concettuali che renderà più complicati i tentativi di arginamento, rischiando di ridurre il confronto a uno scontro violento e repressivo, a cui seguiranno scenari peggiori, come guerriglia urbana e incidenti, non solo con le forze di pubblica sicurezza, ma tra gruppi di cittadini contrapposti per diversi motivi, tra cui quelli identitari.
Quando ti confronti con il nulla è difficile afferrarlo.
Riccardo Giovannetti
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