Mentre ai centri sociali è concesso devastare impunemente, a Brescia lo Stato si inchina alla minaccia violenta delle contro-manifestazioni e vieta ai patrioti di sfilare. Un precedente pericoloso che calpesta la Costituzione.
Lombardia, mala tempora currunt. L’estrema sinistra, ammesso che sia usa preavvertire le questure delle proprie iniziative pubbliche, di fatto, è autorizzata a devastare Milano, com’è successo anche poco tempo addietro, e qualsiasi altro capoluogo della regione. I questori, per altro, hanno autorizzato i “centri sociali” anche ad attaccare le forze dell’ordine impunemente, dato che è impossibile, altrimenti, che manifestazioni violente terminino sempre senza un arresto e senza una significativa azione giudiziaria che chiami vandali e criminali a rispondere delle loro vomitevoli gesta. Di contro, se si milita nella parte avversa del campo politico, ogni pretesto è buono, almeno per il questore di Brescia, per impedire un corteo e di esprimere in piazza le proprie opinioni: basta anche un “post” su Facebook.
Il “business” dell’accoglienza e la resa delle istituzioni
Figurarsi, poi, se ci si mettono anche il Pd, i sindacati, e le altre forze “antifasciste”, nel denunciare la volontà di un gruppo di patrioti di parlare di Remigrazione, cioè, della necessità di gestire diversamente il problema dell’immigrazione! A quel punto, scatta proprio l’allarme! Nella Sinistra, per il fatto che, effettivamente, affrontare più seriamente il problema dell’immigrazione legale e clandestina significherebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro e opportunità di facile arricchimento, ma non per i disperati che giungono in Italia.
A rischiare sono tutti coloro che, con la tessera del Pd o della Cgil in tasca, da anni lucrano sui disperati del mondo che, come ricordava un loro esponente di punta romano, «rendono più della droga». Per non parlare, poi, delle “‘ndrine sociali” — bisognerà iniziare a chiamarle col nome che meglio s’attaglia loro — che, notoriamente, della droga spacciata tramite gli immigrati, sono i distributori all’ingrosso e al dettaglio, offrendo a questo mercato zone franche e inaccessibili alle forze di polizia un po’ in tutta Italia.
Dunque, il questore di Brescia — e non è l’unico, purtroppo — coglie la palla al balzo e, a fronte di una legittima richiesta di svolgere una manifestazione con corteo, da parte delle sigle che aderiscono al progetto Remigrazione, vieta di svolgere la parte dinamica della manifestazione, paventando pericoli per l’ordine pubblico, a causa della decisione di alcune organizzazioni di compagni d’indire contro-manifestazioni chiaramente violente. Il che la dice lunga sul modo d’interpretare la Costituzione e le leggi del signor questore di Brescia.
L’appello ai liberi cittadini contro il ricatto dell’antifascismo
Infatti, se tutti hanno diritto di manifestare, come si legge nel provvedimento con cui si nega ai patrioti di fare il corteo a Brescia, nessuno dovrebbe avere quello di organizzare iniziative volte — sono gli stessi promotori ad averlo scritto e annunciato — a impedire ad altri di esprimersi liberamente. E fa ridere il signor questore di Brescia, quando prescrive ai patrioti di rispettare i dettami della cosiddetta Legge Scelba e delle norme collegate, con un testo che è la più palese delle violazioni della nostra Carta fondamentale.
«Le motivazioni addotte risultano infondate — replicano prontamente gli organizzatori del comitato Remigrazione —, e ledono in modo evidente la libertà di espressione e mostrano la pericolosa commistione tra politica, istituzioni e centri sociali. Le contro-manifestazioni richieste da gruppi antifascisti, finalizzate a impedire lo svolgimento del nostro corteo, non avrebbero dovuto essere autorizzate; al contrario, vengono oggi strumentalmente utilizzate come pretesto per vietare una manifestazione pienamente legittima e accolta con favore da una parte significativa della cittadinanza». E hanno ragione: la libertà d’espressione non può essere vincolata al beneplacito di organizzazioni antifasciste e delinquenziali. E men che meno un questore dovrebbe proibire un corteo, richiamando incidenti di piazza degli anni precedenti, per di più causati sempre dai democratici antifascisti che, tutt’al più, testimoniano solo l’incapacità dello Stato di fare piazza pulita di chi si autoproclama padrone delle nostre piazze e delle nostre strade.
Perché criminalità, violenza e insicurezza spadroneggiano
«Alla luce di tutto ciò — concludono gli organizzatori della manifestazione per la raccolta di firme sulla proposta di legge per la Remigrazione —, riteniamo doveroso scendere in piazza per difendere il nostro diritto a manifestare e rivolgiamo un appello alla politica e alle istituzioni affinché non si apra un precedente pericoloso. Diventa ancor più essenziale la partecipazione non soltanto di chi condivide la nostra battaglia, ma di chiunque si consideri un uomo libero.
A Brescia sarà necessario affermare un principio fondamentale: nessuna città può essere ostaggio dei ricatti di uno stantio antifascismo, che usa metodi mafiosi». E c’è da sperare che l’appello venga raccolto da tanti, tantissimi cittadini onesti e liberi, i quali non meritano — a Brescia come nel resto d’Italia — di essere sottoposti alla censura dei teppisti né all’ignavia e all’incapacità di funzionari del Ministero dell’Interno. Funzionari, quelli alla stregua del questore di Brescia, i quali rendono plastica l’idea del perché, in questo Paese, criminalità, violenza e insicurezza spadroneggiano nei quartieri e nelle città.
Massimiliano Mazzanti
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Ciao mi chiamo Antonio Caruso e sono di Napoli: hai tutta la mia stima! Io mi sento ribollire il sangue per quello che sta accadendo in tutt’ Italia da molti mesi a questa parte a causa di questi delinquenti propal. Vai avanti così!