Come descritto nell’articolo Al buio e senza acqua: i Datacenter stanno modificando intere regioni – 2 di Picche i data center in mano ai colossi della tecnologia stanno rivoluzionando la geografia del nostro pianeta.
In Italia, particolarmente nella zona prevalentemente agricola tra Milano e Pavia, che negli ultimi decenni ha subito una veloce e drastica metamorfosi con numerosissimi insediamenti di capannoni industriali abbandonati e di siti per la logistica, la transizione digitale e lo sviluppo dell’IA sta offrendo al territorio una nuova opportunità di rilancio.
I comuni di Abbiategrasso e Lacchiarella sono due tra i Comuni al centro di questa svolta tecnologica. Nel primo sorgerà un data center di 30mila metri quadri, nel secondo l’insediamento interesserà complessivamente oltre 200mila metri quadri, qualificandosi come l’intervento più grande d’Italia.
Scelta che viene naturale data la disponibilità di spazi relativamente ampia e la vicinanza con il capoluogo lombardo e le sue interconnessioni con l’Europa tutta.
I data center sull’esempio americano, sono diventati installazioni cruciali per la nostra vita perché ogni nostra iterazione eseguita a pc o con lo smartphone, sia come privati cittadini che, come imprese o realtà pubbliche, genera dati che esigono spazio fisico per essere memorizzati ed elaborati.
Tutto ciò comporta una miriade di server fisici operativi ventiquattrore su ventiquattro, che a loro volta necessitano di strutture fisiche adatte alla loro locazione.
In questa ottica nei giorni scorsi il consiglio regionale lombardo ha una nuova legge sui data center, nata per colmare un vuoto normativo e governare l’impatto che queste nuove strutture avranno sull’ambiente e su noi tutti.
Posizionamento strategico
Secondo la ricerca ProdAction del Politecnico di Milano, in Italia sono attivi attualmente 209 data center: ben 49 si trovano in Lombardia, di cui 33 nella sola area milanese. Il futuro a breve termine vede già 10 centri in costruzione e altri 23 in fase di valutazione. A lavori conclusi, la potenza installata raddoppierà. Una crescita che si riflette inevitabilmente sui terreni: il 39% dei nuovi progetti insisterà su aree verdi occupando circa 120 ettari complessivi.
L’asse tra Milanese e Pavese intercetta ad oggi ormai oltre il 60% delle richieste nazionali per nuovi insediamenti tecnologici. In questo scenario, il Comune di Lacchiarella è diventato il centro di un’operazione finanziaria e industriale di portata europea, con la costruzione di un enorme datacenter da 3 miliardi di euro gestito da Apto s.r.l. (società controllata Pimco) che si candida ad essere il più grande d’Italia. L’obiettivo è posizionare i server esattamente dove si produce la ricchezza economica, ovvero nella locomotiva d’Italia, la Lombardia.
Criticità dell’operazione
Il portavoce del Comitato Ciarlasco, Enrico Durante, contrario all’attuazione del polo tecnologico evidenzia i punti critici:
“Il rischio più grande, ignorato nei progetti, riguarda il fatto che questo mega-impianto rientra nella Direttiva Seveso, nata dal triste fatto che ha coinvolto i comuni di Meda e Seveso dopo la fuoriuscita di diossina dall’impianto de l’azienda chimica svizzera Icmesa, sui siti a rischio di incidente rilevante. Per alimentare i sistemi di emergenza, si prevede uno stoccaggio di ben 4.200 metri cubi di gasolio in cisterne sotterranee. Una quantità che fa scattare i massimi protocolli di sicurezza”.
Vi sono poi timori legati all’inquinamento atmosferico: “Parliamo di 160 motori d’emergenza da 2,4 megawatt. Che con il loro andamento produrrà circa 7 tonnellate all’anno di ossidi di azoto concentrate in poche ore di attività”.
Infine, l’impatto termico: “L’azione combinata di oltre 170mila pompe di calore sprigionerà una densità tale da far impennare le temperature fino a 5 gradi in un raggio di un chilometro dai capannoni, creando un’isola di calore”.
Insomma, le criticità riportate nell’articolo sulla costruzione di nuovi data center, onnivori di acqua ed elettricità, negli stati USA, ben presto ricadranno anche sul nostro territorio, con conseguenza drammatiche per il territorio specialmente per il comparto agro-alimentare.
Paolo Ornaghi
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