È difficile immaginare una cosa più assurda della “educazione alla sessualità o alla affettività” nelle scuole Ogni educazione richiede infatti una competenza specifica in materia. Ma chi può essere competente in materia di sessualità o affettività?
Ovviamente nessuno. Anche perché le due “materie” possono esse viste e interpretate in modi completamente diversi e diametralmente opposti. Ci può essere uno come Rocco Siffredi per il quale è importante avere quanti più rapporti possibile e con chi ti pare; magari davanti alle telecamere. Ci può essere invece chi pensa che l’educazione sessuale sia ben altra cosa.
Introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole sarebbe come introdurre l’educazione alla felicità. Certo tutti vorremmo che i nostri ragazzi fossero felici. Ma chi può avere la “ricetta per la felicità”? E chi può avere la presunzione di insegnarla nelle scuole?
Né avrebbe senso nemmeno la tesi di chi ritenesse che l’insegnante dovrebbe comunicare non una visione unica, ma tutte le opzioni possibili in materia. Sappiamo che gli insegnanti non sono macchine. La loro visione particolare del sesso o della affettività verrà sempre fuori, nonostante i tentativi di mantenere una presunta imparzialità in materia. Questo lo sappiamo bene anche perché abbiamo visto come sono andate le cose nei luoghi dove questo tipo di educazione è già stato introdotto (ad esempio nei licei di Milano)
Sappiamo inoltre che certi modelli educativi, come quello cattolico, basati sulla castità prematrimoniale, la fedeltà, il rifiuto della prostituzione, della pornografia, della masturbazione, sono difficili da comunicare, bollati subito come oscurantisti, retrogradi, omofobi ecc. (anche se sono più seri degli altri). Mentre altri modelli educativi come quello “arcobaleno” sono molto più “popolari”. E vengono sostenuti anche dalla propaganda asfissiante e intimidatoria delle associazioni LGBT+.
Propaganda che oggi entra a gamba tesa anche con le teorie gender e del “self id”. Uno è maschio o femmina non per le sue caratteristiche biologiche, ma perché si “sente” tale. Queste follie entreranno a far parte integrante della educazione alla sessualità e affettività nelle scuole. Inutile farsi illusioni.
In definitiva questo tipo di “materia” si tradurrà inevitabilmente in forme ideologiche di indottrinamento e lavaggio del cervello. E non ne avevamo proprio bisogno.
Angelo Mandelli
Laureato in filosofia teoretica presso Università Statale di Milano
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