I principi inderogabili della fede e della Tradizione
Per introdurre preliminarmente la breve trattazione del tema specificato nel titolo di queste note, è necessario ricordare due principi inderogabili, cui dovrebbero consentire, senza inopportune tergiversazioni, i credenti desiderosi di professare una fede non incrinata da indebite e incalzanti suggestioni mondane.
Il primo riguarda il valore costitutivo pertinente alla Tradizione che, data la sua origine soprannaturale e il suo carattere di fonte primaria della Rivelazione, è tenuta ad esercitare una funzione qualificante nel regolare e fecondo esplicarsi della vita ecclesiale. La consegna (traditio) divinamente affidata da Gesù agli apostoli e ai loro successori presiede alla retta trasmissione del Depositum Fidei che, qualora fosse privato della suprema normatività propria del tradere e dei suoi contenuti, sarebbe esposto agli assalti della tracotanza soggettivistica, in spavalda sortita dai binari del realismo metafisico.
Il secondo attiene all’autorità e al primato del successore di Pietro che, nonostante i ventilati progetti di sminuirne la portata in un ambiguo democratismo di tipo sinodale, conferisce alla Chiesa una configurazione monarchica, riservando una particolare assistenza dello Spirito Santo al Papa, nel caso in cui questi si proponga di definire dogmaticamente verità concernenti la fede e i costumi.
L’impatto dell’aggiornamento sulla Liturgia e sul Magistero
Nella singolare confusione che travaglia oggi la Chiesa, facendone presentire ad uno sguardo condizionato e deformato da prospettive puramente umane il repentino tramonto, la doverosa armonizzazione tra i principi appena rievocati cozza contro le pieghe di un «aggiornamento» che, a dispetto delle reiterate asserzioni di fedeltà alla Tradizione del suo autorevole promotore, non ha saputo arginare apprezzabilmente la desacralizzazione della Liturgia e la tacita sconfessione della perennità del Magistero.
Alcuni esempi possono testimoniare eloquentemente come la presunta continuità dottrinale, se pur rivisitata alla luce di moderne metodologie ermeneutiche, manchi di riscontri credibili e si riduca pertanto ad una mera petizione di principio.
In aderenza alle sottese e sottintese tendenze relativizzanti del conclamato «dialogo», il cattolicesimo è posto in un rapporto complementare e paritario rispetto alle altre religioni; il mistero della Presenza reale di Gesù nelle specie transustanziate è oscurato dalla cosiddetta partecipazione «attiva» dell’assemblea, che diviene indiscretamente il centro di un’azione liturgica svuotata delle sue valenze più autentiche ed essenziali; il pluralismo religioso è celebrato come salutare manifestazione di un diritto, incurante della discriminazione tra verità e falsità, bene e male.
La frattura del Vaticano II e le sanzioni disciplinari
La palese discontinuità tra la dottrina tradizionale della Chiesa e le innovazioni recate dal Concilio Vaticano II è indicativa delle proporzioni inusitate di una crisi che soltanto l’ottusità del partito preso o l’assurda sospensione del principio di non contraddizione potrebbero indurre a negare. La conservazione e la propagazione della Fede sono ostacolate dalla libera circolazione di opinioni antitetiche al Magistero e gravemente pregiudizievoli alla salus animarum, che costituisce una finalità irrimpiazzabile della Chiesa e della sua missione.
Se la preservazione della Tradizione trascende le pur inderogabili norme del diritto canonico, vien fatto di chiedersi perché le sanzioni inflitte alla Fraternità San Pio X, che dichiara di voler rimanere in comunione con il Papa Leone XIV, non siano comminate a carico di prelati eretici, intenti a creare una «chiesa plurale e inclusiva», difforme in toto dal Corpo Mistico di Nostro Signore.
La promessa del Redentore e la speranza nel papato
Le parole del Redentore e la protezione della Regina degli Angeli ci assicurano che la barca di Pietro non affonderà tra i flutti della tempesta che sembra travolgerla; e che al legittimo custode delle somme chiavi spetterà, nei tempi da Dio stabiliti, il compito di pronunciarsi in termini chiarificatori, idonei a sciogliere il tormentoso dramma post-conciliare e a dissipare il contesto diabolicamente intricato che impedisce alla Chiesa di riappropriarsi, senza restrizioni ideologiche, del suo patrimonio immortale.
Paolo Rizza
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