Nella Milano radical-chic, dei comunisti con il Rolex e le sciure con la borsa di Hermès e la Pashmina pro-pal, che tanto piacciano all’ormai, per fortuna, quasi ex sindaco meneghino Beppe Sala, vi sono dei lavoratori che sono dei moderni schiavi.
Basti pensare alle maschere nei teatri milanesi che tanto piacciono a quel pot-pourri di gente della cosiddetta Milano bene sopradescritta.
Lavoratori che hanno come paga base del contratto nazionale dei teatri, un compenso di 7,14 euro circa all’ora, cifra che non sempre viene rispettata visto che la maggior parte sono sotto il “caporalato” di cooperative ed agenzie che si intascano parte dei loro compensi e che con i contratti a chiamata, usati dalle strutture come teatri e musei, vengono ricattati e “schiavizzati”, come è risultato da alcune inchieste del recente passato.
Dura la vita da maschera
Le maschere, per lo più giovani lavoratori sotto i 30 anni, tra loro anche qualche 50enne che avendo perduto il lavoro tira a “campare”, con contratti a chiamata e malpagati, visto che, come detto, son dirado sono assunti direttamente dai luoghi in cui prestano servizio, ma passano quasi sempre da una cooperativa, tramite contratti a chiamata, hanno diverse funzioni all’interno delle strutture in cui sono chiamati ad operare presenza (teatri, musei o alle mostre), controllano i biglietti all’ingresso, conoscono la pianta dei teatri accompagnano gli spettatori al loro posto, conoscono la pianta dei teatri o dei musei, gestiscono il guardaroba e controllano che il comportamento del pubblico sia corretto, con una presenza costante, attenta e discreta.
Nel disinteresse della Milano bene
Insomma, una presenza necessaria affinché gli “amichetti” di Beppe Sala usufruiscano al meglio di una esperienza a loro tanto cara, non badando e non preoccupandosi però del disagio di questi lavoratori, ma andando a sciorinare quanto è bella l‘accoglienza basta che non sia a casa loro, ed allineandosi al pensiero mainstream pro-Gaza, pro-Ucraina, o alle battaglie, ormai sbiadite, sul clima o il cambiamento climatico.
Vien da pensare di questa gente a un famoso detto popolare milanese: “è facile fare i gay con il culo degli altri” ovvero, una delle tante, variazioni di un aforisma di Esopo (La volpe e l’Uva).
Paolo Ornaghi
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