Più di un autore ha scritto che il comunismo è una malattia psichica. Già il politico e saggista contemporaneo neozelandese Kerry Bolton, nel suo “La sinistra psicopatica” (ed. Gingko di Angelo Paratico, Verona) propone un rapporto fattuale basato sulle patologie della sinistra, partendo dalla Rivoluzione francese, profondamente giacobina, quindi vero antenato storico della sinistra.
Perciò emergono la vanità di Rousseau, la personalità narcisistica di Karl Marx, la megalomania di Trotskij, l’edonismo e lo spregio per il padre di Mao Tzetung, passando per il promotore della pedofilia Allen Ginsberg e il complesso di Edipo che afflisse Louis Althusser, il quale, non appena fu rilasciato da una clinica psichiatrica, strangolò la moglie.
La caratteristica comune che lega tutte le figure discusse in questo libro è un invincibile ego che produce quell’arroganza tipicamente radical chic di uomini e donne che possiedono una fede cieca nelle proprie ricette per riformare l’umanità e che sono assolutamente spietati nell’applicarle, quale che sia il costo in termini di vite umane e di sofferenze.
La grande ipocrisia conseguente è l’incredibile capacità di ammantare questa patologia fatta di presunto suprematismo ideologico e culturale con forme ingannatorie di finta bontà, per ingannare le masse, che, in realtà nasconde la necessità di appagamento di se stessi nel potere che si denigra per piacere alla gente comune, e l’amore sconsiderato per il denaro ed il profitto, che a parole si dice faccia orrore. Quanto è bipolare la sinistra in Lebole o al caviale?
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, con l’avvento del socialismo, le analisi psicologiche furono applicate alla sinistra da osservatori acuti come Max Nordau, Lothrop Stoddard e negli studi di psicologia delle masse di Gustave Le Bon e Friedrich Nietzsche.
Il fatto che questo studio psicologico della sinistra e della rivolta sociale sia stato bruscamente interrotto indica che le forze cosiddette progressiste sono uscite vittoriose dalla lotta, nonostante ciò che si ritiene generalmente riguardo all’implosione dell’URSS e all’ascesa del libero mercato o dell’economia ‘neoliberista’ in molti stati occidentali.
Le dottrine di sinistra sono infatti pervasive in gran parte dell’Occidente, comprese alcune che vengono scambiate per essere profondamente capitalistiche. L’uso diffuso del termine “correttezza politica” dà tuttavia una certa comprensione del carattere delle idee di sinistra nella società.
Essa, messa a nudo, dopo aver abbandonato la propria maschera ideologica, avvolta da teorie sull’economia e sulla sociologia, è semplicemente un mezzo per trascinare l’umanità fino al minimo denominatore comune in nome dell’uguaglianza assoluta, che è omologazione, indottrinamento, assenza di pensiero critico, repulsione verso l’avversario che diventa sempre un nemico esistenziale, pauperismo, ovvero miseria per tutti tranne che per i capi del popolo.
Il Presidente dell’Argentina Javier Gerardo Milei è conosciuto per le sue posizioni estremamente liberiste e per la sua retorica provocatoria. Milei, noto anche per le sue affermazioni controverse, sostiene che l’ideologia comunista non solo sia fallimentare dal punto di vista economico, ma rappresenti anche una distorsione profonda della psiche umana, capace di causare gravi danni sociali e morali. In sintesi, mentre alcuni considerano il comunismo semplicemente un’ideologia politica fallita, altri lo etichettano come una malattia mentale o dell’anima, evidenziando la sua capacità di generare odio e divisione tra le persone.
Il grande psichiatra italiano Raffaele Vizioli (Napoli, 18 aprile 1926) fu assistente, negli anni ’50 e ’60, del Prof. Mario Gozzano, poi titolare di Neuropsichiatria presso le Università di Cagliari e Napoli e successivamente titolare di Neurologia presso l’Università di Roma “La Sapienza” ha scritto un saggio intitolato “Neuropatologia del comunismo”.
Lo studio della mente e del cervello è un problema antico e arduo. Secondo il Prof. Raffaello Vizioli, la mente è “il problema dei problemi”, che ha dato luogo all’ elaborazione di innumerevoli teorie. Le concezioni fondamentali riguardano: quella materialistica, quella mentalistica e funzionalistica (Eccles, Popper) e quella ermeneutica e personologica. Ci sono poi gli orientamenti ispirati al monismo e al dualismo.
Il termine mente indica le qualità intellettive, cognitive, ovvero l’insieme delle qualità psichiche. Vanno dalle più semplici (percezione, attenzione, memoria) alle più complesse (apprendimento, intelligenza, immaginazione, emozioni, giudizio) fino alle più elevate (sentimenti, volontà, coscienza).
Karl Popper sostiene che l’uomo è un essere spirituale, un Io, una mente. La quale è “strettamente legata ad un corpo che soggiace alle leggi della fisica”. Per Platone la mente è identificata con l’anima, sostanza immateriale ed immortale.
Oggi, l’anima è scomparsa nei testi di neuroscienze e sostituita dalla mente, per nascondere ciò che la scienza rifiuta di accettare per eccesso di orgoglio e, probabilmente di invidia, ossia l’esistenza di un’anima immortale creata da quello che Aristotele chiamava Principio Primo, mentre noi chiamiamo Dio.
Mentre il materialismo moderno si esplica in ciò che il neuro scienziato Kandel, premio Nobel per la medicina, ha dichiarato al riguardo: “E’ provato che tutti i processi psichici, normali ed anormali, sono funzioni del cervello”. La mente è in sostanza riducibile al corpo, in particolare al cervello, che esclude lo spirito.
Gli scientisti non sanno ancora come una sostanza materiale produca una sostanza immateriale come la mente o l’anima e neppure chi possa aver creato un oggetto così perfetto come il cervello, così si limitano, molto comodamente, a giustificarsi dicendo che si tratta della sfida del futuro (così lontano che non giunge mai).
Nessun essere umano è in grado di creare la materia dal nulla, tanto quanto dal nulla organismi per cui gli scienziati normodotati pur nella loro genialità, come il Prof. Antonino Zichicchi, recentemente scomparso, non temono di dichiarare apertamente l’assoluta razionalità dell’esistenza di un Dio eterno e creatore, contro ogni forma illogica e irrazionale di materialismo ateo.
Il grande neurologo Raffaello Vizioli ha proposto un’analisi provocatoria del comunismo, definendolo una forma di “psicosi paranoide”. Si tratta di un disturbo mentale caratterizzato dalla presenza di deliri e allucinazioni, in particolare allucinazioni uditive.
Chi ne soffre perde il contatto con la realtà e sviluppa convinzioni false e persistenti, spesso di natura persecutoria, che influenzano profondamente il suo comportamento e le sue interazioni sociali.
Secondo Vizioli, il pensiero comunista non è solo un’ideologia politica fallita, ma riflette un profondo disturbo psicologico che compromette la capacità di ragionamento e di interazione sociale.
Ha 5 caratteristiche principali:
1. La negazione della realtà e la sua distorsione, come, ad esempio, l’ossessione per il razzismo confuso, forse anche per questo danno psichico, con l’esasperazione di un popolo di fronte al manifestarsi oggettivo di grandi incompatibilità con culture ed usanze terze.
Per questo, chi oggi parla di remigrazione quale necessario investimento economico per tornare ad un ordine sociale sconvolto, diventa, automaticamente uno xenofobo o un nazista, pronto alla pulizia etnica, come se i loro amati e decantati leader quali Mao, Pol Pot, Stalin e Tito non si fossero mai resi protagonisti di grandi episodi di vero razzismo, con la creazione di gulag per i dissidenti e con milioni di morti, anche tra le fila italiane del confine orientale, per restare vicini.
Vizioli sostiene che i sostenitori del comunismo operano attraverso meccanismi di negazione, rifiutando di assumersi responsabilità per le proprie azioni. Questa negazione porta a una visione distorta della realtà, in cui ogni critica viene percepita come un attacco personale. La conseguenza è una incapacità di affrontare le difficoltà in modo costruttivo.
Da qui, la persona normale è costretta a contrapporre il cosiddetto “Ritorno al Reale”, concetto già elaborato da Gustave Thibon negli anni ’40 come critica radicale al marxismo e al liberalismo per un ritorno al diritto naturale conto la follia dell’auto-redenzione moderna.
In ambito artistico, il termine fa riferimento al saggio omonimo di Hal Foster, che analizza il cambiamento delle tendenze dell’arte contemporanea tra il Novecento e l’era mediatica.
2. Il professor Vizioli descrive il mondo comunista come una “pseudo comunità paranoide”. In questo contesto, esiste una verità assoluta interna, e qualsiasi opinione esterna è considerata una minaccia. Questa dinamica genera un ambiente di sospetto e ostilità nei confronti del dissenso, che abbiamo visto esplicarsi molto nettamente nella gestione assurda della pandemia da Covid-19.
3. Secondo Vizioli, i comunisti utilizzano meccanismi difensivi primitivi per mantenere la loro identità distorta. Questo include reazioni eccessive a qualsiasi forma di contraddittorio e una marcata incapacità di tollerare l’incertezza. Considerano la proprietà privata come una fonte di ingiustizia e disuguaglianza, sostenendo che debba essere abolita in favore della proprietà collettiva. Per questo la Salis occupava le case degli altri.
La loro visione del mondo diventa rigidamente binaria: amici o nemici. Tendono, però, a minimizzare l’importanza delle differenze individuali in favore di un’identità collettiva, dove il comunitarismo cosmopolita prevale sugli interessi individuali.
Sostenendo che la lotta contro il capitalismo debba essere globale e non limitata a un singolo paese, si imbarcano sulla Flotilla con la scusa della missione umanitaria, per avere la visibilità mediatica e sentirsi considerare anche loro come “buoni”, uscendo dall’auto-emarginazione della loro tristissima quotidianità. E diventano funzionali al Sistema globalista e mondialista, magari senza neppure accorgersene, perché partono dal presupposto che la loro parte politica è quella giusta a prescindere. Credono nel potere delle masse come agente di cambiamento sociale, sostenendo che il proletariato deve essere mobilitato per rovesciare il sistema capitalistico.
Almeno da quando i loro leader che contano hanno abbracciato il Grande Capitale, questa visione diventa schizoide, poiché i proletari e il ceto medio votano a destra o stanno comodamente sul divano, mentre le masse “alternative”, gay friendly con la maglietta dell’omofobo “Che Guevara” restano a smanettare sull’i-phone, facendo la caccia al fascista immaginario sui social, non per strada.
4. Un aspetto centrale del pensiero comunista, secondo Vizioli, è la generazione di odio. La paranoia insita in questa ideologia porta a vedere ogni elemento esterno come un nemico da combattere. Questo stato psichico non solo compromette le relazioni interpersonali ma alimenta anche un clima di conflitto sociale, di cui si colpevolizza l’avversario politico, per irresponsabilità inconscia o deformazione psichica, o giustificazionismo piagnone e furbacchione. In alcune correnti, è accettabile l’uso della violenza come mezzo per raggiungere gli obiettivi comunisti, giustificandola come necessaria per liberare le masse dall’oppressione.
Lo abbiamo visto con i “cattivi maestri” degli anni di Piombo, lo rivediamo oggi con i BLM (Black Live Matter) o i centri sociali che, con la scusa di Gaza, manifestano il loro odio da disagiati e disadattati devastando le città e picchiando chi rappresenta le Istituzioni, simbolo del potere oppressivo dell’anarchismo da loro comunque vissuto, ma che vorrebbero imporre a tutti.
5. La logica paranoica impedisce ai sostenitori del comunismo di accettare punti di vista alternativi. Ciò crea un ambiente caratterizzato dalla diffidenza, rendendo impossibile un dialogo costruttivo e produttivo con chiunque non condivida le loro idee.
Di qui i paradossi per cui ci si fa paladini di certi diritti o desideri o forme di governo, ma solo se sono coinvolte persone della loro parte. Non c’è mai inginocchiatoio o pietas o mobilitazione di egual misura quando viene colpita una donna di destra o l’uomo bianco, etero e cristiano. Se poi è pure sovranista, il silenzio assordante, quasi la noncuranza che può arrivare alla censura o minimizzazione della notizia, diventa uno status psicologico e un input ideologico perverso.
Possono sviluppare una percezione di superiorità morale rispetto a coloro che non condividono le loro idee, considerando le proprie convinzioni come l’unica via giusta per il progresso sociale.
Vizioli conclude che il problema clinico associato al comunismo è così grave da essere considerato non solo incurabile, ma intrattabile. L’ideal-tipo comunista viene descritto come un narcisista intrappolato in una falsa identità, incapace di affrontare la realtà e i propri fallimenti politici e personali. Questa condizione patologica non solo danneggia l’individuo ma ha anche effetti devastanti sulla società nel suo complesso.
Secondo questa prospettiva, l’impatto del comunismo sulla società va ben oltre le sue conseguenze politiche ed economiche; esso rappresenta anche una sfida umana e relazionale che richiede una riflessione profonda e critica, per cui il voto alla controparte, pur con mille difetti, risulta sempre la scelta del male minore, perché non ha queste pericolose implicazioni patologiche che inducono al caos ed al nichilismo cosmico.
Matteo Castagna
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:







































































