Il capo del governo spagnolo, Pedro Sanchez, è oggi al centro di scandali che coinvolgono la moglie, Begonia Gomez, il fratello, David Sanchez, un suo ex Ministro dei Trasporti, José Luis Ábalos, oltre a vari esponenti del partito socialista PSOE, tra cui nientemeno che José Luis Rodríguez Zapatero, ex Primo ministro, idolo dei salotti radical chic per i suoi provvedimenti sui cosiddetti “diritti civili”, indagato per traffico di influenze illecite.
Poco tempo fa Sanchez si era guadagnato l’immagine del costruttore di pace, per aver condannato l’attacco di USA e Israele all’Iran come una violazione del diritto internazionale e aver respinto le richieste di Washington di utilizzare le basi aeree spagnole di Morón e Rota, resistendo alle minacce di sanzioni da parte di Trump. Queste apprezzabili scelte, di cui gli va dato atto, ne hanno presto fatto un idolo per la galassia cosiddetta “pro Pal” (a suo tempo abbiamo contestato questa definizione qui) e per una parte della sinistra istituzionale. Peccato che quest’aura di novello Gandhi cozzi con un’operazione di segno diametralmente opposto che i vertici del PSOE, da Zapatero allo stesso Sanchez, stanno da tempo portando avanti in Spagna.
LA VALLE DE LOS CAIDOS
La Valle de Los Caidos (Valle dei caduti) è un imponente complesso monumentale, situato nel Comune di San Lorenzo de El Escorial, ad una cinquantina di Km da Madrid. Fu fatto realizzare al termine della sanguinosa guerra civile spagnola da Francisco Franco e ospita i resti mortali di circa 34 mila caduti di entrambi gli schieramenti. Chiara l’ottica di pacificazione nazionale con cui il Caudillo ha inteso costruire il grandioso monumento, rendendo onore anche ai combattenti della fazione sconfitta. Un grande esempio di civiltà e di pietas, che non ha eguali nel mondo. Un’opera troppo nobile, forse.
LA RISIGNIFICAZIONE
Infatti, dal primo governo Zapatero, nel 2006, iniziarono i progetti di una sua distruzione, in quanto simbolo della dittatura. La cancel culture in salsa spagnola ha portato allo stanziamento di ben 30 milioni di euro per la cosiddetta “risignificazione” (evidentemente “profanazione” sarebbe suonato troppo male), cioè la trasformazione del complesso in un “memoriale democratico”, uno strumento di rieducazione di stampo sovietico finalizzato a promuovere la rilettura della Storia, in quale senso non è difficile da immaginare. Vale la pena di esaminare alcuni dettagli dell’aberrante progetto. Si è già proceduto all’esumazione e al trasferimento delle spoglie del capo della Falange, Josè Antonio Primo De Rivera e dello stesso Francisco Franco, proprio colui che volle quel sacrario.
Atti vili, di puro sfregio, perfettamente coerenti con lo spirito dei repubblicani della Guerra Civile, che si divertivano a disseppellire i corpi dei religiosi per sbeffeggiarli (ne abbiamo fatto cenno qui). Altrettanto simbolica sarà l’apertura di una grande spaccatura nei pressi della scalinata d’ingresso per rappresentare la divisione storica. L’esatto capovolgimento del senso del monumento, che ambiva ad unire tutti gli spagnoli, mentre ora si vogliono dichiaratamente, oltre che figurativamente, riaprire le ferite che diedero origine alla guerra. Il tutto in un contesto di desacralizzazione di un luogo che vanta una delle croci più alte del mondo, 150 metri, un’abbazia benedettina, una basilica scavata nella roccia.
Gravissima l’acquiescenza della Chiesa spagnola (quella stessa Chiesa spagnola vittima delle violenze repubblicane, che fu salvata proprio dalla vittoria di Franco. Ma a quei tempi era ancora una Chiesa che non scendeva a patti con lo spirito del mondo…) e del Vaticano, che ha portato associazioni, intellettuali, politici cattolici a chiedere al Papa, attraverso la Nunziatura Apostolica di Spagna, di intervenire contro la risignificazione (qui).
QUALE PACE?
Ora viene da chiedersi quanto sincero possa essere lo spirito di pace di un Primo Ministro che, da un lato e meritoriamente, si rifiuta di offrire supporto agli USA per la guerra all’Iran (ma per stare sul sicuro contemporaneamente condanna il regime degli ayatollah, tanto per non apparire antioccidentale…) e dall’altro investe denaro pubblico e risorse per dividere un popolo e rinfocolare l’odio all’interno della Spagna. La cosa più probabile è che stia cercando di puntellare il suo traballante governo accreditandosi come guida europea dell’anti trumpismo. Il tombarolo, per definizione, è colui che scava abusivamente tombe per asportare da esse oggetti preziosi. Espressione che calza a pennello per Sanchez, che, profanando tombe, mira a portare via il bene preziosissimo della pace nazionale.
Raffaele Amato
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