e la guerra impopolare di Trump allontanano la base del movimento MAGA dal protestantesimo
La Chiesa cattolica non ha mai ingannato nessuno con promesse di ricchezza e per questo si è trovata in una posizione di svantaggio tra i poveri durante il neoliberismo.
Dallo scorso anno sono emerse notizie che segnalano conversioni al cattolicesimo in almeno tre paesi: Brasile, Francia e Stati Uniti. È una strana combinazione di paesi, soprattutto per quanto riguarda la Francia, che di solito rifiuta le tendenze anglofone e non si sognerebbe mai di imitare il Brasile. È possibile che la disastrosa cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi abbia innescato una rinascita della fede? Il Brasile, d’altra parte, ama imitare le tendenze americane, ma mentre lì i convertiti sembrano prestare molta attenzione all’austera Messa in latino, qui sta facendo scalpore un frate carismatico che suona la chitarra acustica, canta e fa dirette su Instagram a tarda notte per recitare il rosario. Pertanto, possiamo supporre che la spiegazione di fatti così disparati sia talmente varia che l’emergere del cattolicesimo in questi tre paesi meriti di essere definito una coincidenza. O forse indica qualcosa di sfuggente chiamato “spirito dei tempi”.
Tra i tre paesi, quello che mi sembra avere la causa più tangibile sono gli Stati Uniti. The Daily Wire, di proprietà dell’isterico ebreo sionista Ben Shapiro, ha pubblicato un articolo intitolato “Il boom dei convertiti al cattolicesimo è reale, ma sta emergendo un modello preoccupante”, che va dritto al punto: “A differenza di molte [sic] branche del cristianesimo, la Chiesa cattolica non esige che i fedeli siano sionisti convinti per ricevere la benedizione di Dio”. Si capisce che un’orda di antisemiti sta affollando la Chiesa cattolica, che ha bisogno di disciplinarli.
L’articolo del The Daily Wire appare dopo gli ultimi tumulti MAGA, che includono l’espulsione della convertita al cattolicesimo Carrie Prejean Boller dalla Commissione per la Libertà Religiosa di Trump. Come ha raccontato a Tucker Carlson era perseguitata dal pastore di Trump, la pitonessa sionista Paula White – quella pazza che parla in lingue [NdT – cioè manifesta glossolalia], annuncia guerre e prega affinché si verifichino aborti spontanei. Il motivo della persecuzione erano i suoi tweet su Gaza. La confusione è aumentata a tal punto che il vescovo Barron, sostenitore di Trump e amico di Ben Shapiro, è andato su Twitter per scrivere che, secondo la Chiesa cattolica, Israele ha il diritto di esistere. Negli Stati Uniti, la destra filoisraeliana identifica la Chiesa cattolica come un covo di antisemiti perché i cattolici denunciano le uccisioni di massa a Gaza.
Ma questo specifico tumulto è una conseguenza di un reale problema politico-teologico. Anche se in quel comitato non ci fossero state né Carrie Prejean Boller né Paula White, i fatti rimarrebbero questi: 1) la guerra contro l’Iran è stata iniziata senza il sostegno della maggioranza della popolazione; 2) Trump è stato eletto promettendo di portare il Paese fuori dalle guerre; 3) la guerra è stata consapevolmente e innegabilmente iniziata per difendere Israele; 4) Negli Stati Uniti, c’è una montagna di chiese protestanti che seguono la Bibbia di Scofield, secondo la quale ogni cristiano deve sostenere lo Stato fondato nel 1948.
Ora, se il tipico elettore di Trump fosse un operaio protestante di destra che voleva un’America di nuovo grande, con posti di lavoro e alloggi invece che guerre, allora è evidente che la guerra lo ha messo in rotta di collisione con il suo pastore sionista, il quale sostiene che il denaro delle tasse americane e il sangue dei soldati debbano scorrere verso Israele. Il leader più in vista del movimento MAGA ad aver espresso frustrazione nei confronti di Trump è Tucker Carlson. Ma lui è anglicano. Poiché la Chiesa anglicana deve essere la più “woke” al mondo oggi, è incapace di ispirare conversioni dalla base MAGA. Rimane la Chiesa cattolica, che, insieme a una miriade di chiese ortodosse, aveva già attirato protestanti conservatori interessati alla liturgia come Charlie Kirk – il quale ha anche preso le distanze, per ragioni politiche, dal sionismo cristiano in cui è stato cresciuto.
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Recentemente ho letto La storia dell’ateismo, pubblicato dallo storico ateo Georges Minois alla fine degli anni ’90. L’opera spazia dall’antichità al XX secolo e lo storico conclude il libro sconcertato dall’era “post-atea”. Il mondo sembrava dirigersi verso un irrazionalismo superstizioso, seguendo le tendenze New Age, in cui nessuno si cura della questione dell’esistenza divina. La sua teoria era che l’ateismo è sempre stato il rovescio della medaglia della religione e che le dispute tra sistemi religiosi razionali e atei portano al progresso umano, che viene interrotto quando si verificano crisi di irrazionalismo. Essendo francese, Minois presta molta attenzione alla Chiesa cattolica, che considerava intellettualmente decadente fin dal XIX secolo, quando la scienza atea raggiunse il suo apice (non sono d’accordo: la Chiesa oppose una resistenza eroica all’eugenetica e al razzismo).
Nel decennio successivo alla pubblicazione del libro, negli Stati Uniti emerse il neoateismo. E, cosa interessante emerse con uno scopo politico. I leader neoatei Sam Harris e Christopher Hitchens hanno sfruttato gli attacchi dell’11 settembre per condurre una campagna contro la religione come male intrinseco e per difendere la guerra contro l’Iraq. Dobbiamo quindi notare il cambiamento significativo avvenuto in vent’anni: all’inizio del millennio, l’ateismo guidava, agli occhi dell’opinione pubblica, la campagna a favore della guerra, anche se il Paese era prevalentemente cristiano. Oggi, Sam Harris è ancora lì a invocare la guerra, ma la leadership appartiene ai cristiani sionisti. A complicare ulteriormente le cose, c’è una grande religione che sta crescendo e viene identificata con l’antisionismo – anche se la sinistra americana tende ad essere atea e antisionista.
Sembra quindi più plausibile guardare alla storia considerando che il declino del cattolicesimo deriva dal trionfo del liberalismo; cosicché, se il liberalismo crolla, non sorprende che il cattolicesimo risorga dalle ceneri. Un movimento simile si è verificato in Russia, con il ritorno della Chiesa ortodossa quando il comunismo cadde in disgrazia. Sia il comunismo che il liberalismo pretendono di superare la religione offrendo la scienza come fonte dell’autorità più solida. La Russia di Stalin ascoltava Bucharin; la Russia di Putin ascolta il Patriarca Kirill. Se gli Stati Uniti di Bush ascoltavano Sam Harris per difendere la guerra e quelli di Trump preferiscono ascoltare John Hagee e Paula White, allora qualcosa è cambiato nel senso comune. Ed è cambiato molto.
Il caso occidentale è più complesso perché include il protestantesimo. Tuttavia, anche questo conferma la relazione tra liberalismo e declino del cattolicesimo. In primo luogo, perché i protestanti sono stati i padri del liberalismo, creando lo Stato neutrale di fronte alle varie sette religiose. Con loro, la religione è diventata qualcosa di privato che non dovrebbe guidare il dibattito pubblico. In secondo luogo, perché le chiese cristiane sioniste hanno proliferato negli strati più bassi del Terzo Mondo, offrendo ai poveri disperati la promessa di ottenere denaro attraverso il favore divino. Sia in Brasile che in Africa, si è osservato che il neo-pentecostalismo ha il vantaggio, rispetto al paganesimo nero, di essere un modo più economico per svolgere un lavoro spirituale volto al raggiungimento dei soliti obiettivi (denaro, amore ecc.). La Chiesa cattolica non ha mai ingannato nessuno con promesse di ricchezza, quindi era in svantaggio tra i poveri durante il neoliberismo.
È qui che si inserisce il caso brasiliano. Per anni, il Brasile ha visto proiezioni che assicuravano che il Paese sarebbe diventato prevalentemente evangelico nel giro di pochi decenni. La figura del cattolico convertito non esisteva e quella del cattolico non praticante era la norma. Ora, c’è già un movimento, non ancora rilevato dal censimento (l’ultimo ha avuto luogo nel 2022), di conversione degli evangelici al cattolicesimo.
Bruna Frascolla








































































Il cattolicesimo è un gregge che necessita sempre di un pastore, per cui ove ne sia privo( momentaneamente) non fa altro che restare in attesa del suo ritorno. A quel punto,quando lo ritrova, si raduna e torna ad essere; non si tratta, quindi,di nuove conversioni, ma semplicemente di ricompattazzione.