La grande manifestazione di Roma (di qualche decina o centinaia di migliaia di partecipanti a seconda della fazione) ha visto moltissime sigle protestare sulla scia di varie manifestazioni negli Stati Uniti e in Europa. E come tutte le manifestazioni ricopiate, soprattutto da quelle oltreoceano, ancora una volta assistiamo ad un patetico circo.
Lo abbiamo visto coi filtri arcobaleno e con le inginocchiate, ora lo vediamo contro i “King”.
In Italia in particolare, la manifestazione è stata fusa col solito stupido teatrino antifascista, con tanto di immagini capovolte dei membri di governo e maggioranza e ghigliottina, a ricordare i tristi tempi del Terrore (tra l’altro primo periodo dittatoriale della storia moderna, da cui nacque la democrazia come la conosciamo oggi). Immaginiamo a parti invertite che inferno sarebbe venuto fuori.
La manifestazione, contro Trump, Netanyahu e tutte le guerre, ha avuto anche attimi di tensione quando un gruppo numeroso ha aggredito dei militanti di Azione Universitaria. Ma avuto anche momenti simpatici, come la perquisizione della stanza d’albergo dell’eurodeputata Ilaria Salis, che si è abbandonata ad un piagnisteo vittimistico paventando regimi violenti (solo gli antifascisti hanno il monopolio della violenza).
La “protezione” USA
Se a livello internazionale Trump ha deluso chi sperava in un cambio di rotta dopo le esperienze guerrafondaie passate, e se Netanyahu è e rimane un delinquente sul cui giusto destino è meglio sorvolare, manifestazioni del genere rimangono degli spettacoli inutili e controproducenti, oltre che fomentati da incoerenza storica e ideologica.
In primis perché gli Stati Uniti furono i “liberatori” d’Europa e continuano le loro politiche di protezione, ovviamente non gratis, come hanno fatto sin dal 1945. In secundis, Israele fu un prodotto delle potenze antifasciste, fatto e confezionato da esse.
Infine, nazioni come Iran e Palestina attuando politiche sovraniste e nazionalista che in Europa sono condannate proprio dalla marmaglia che era a Roma a protestare.
Oltretutto, e questa è la cosa aberrante, non abbiamo visto un tricolore che sia uno, se non quello col logo dell’Anpi.
Proprio chi recentemente ha avuto reazioni quasi orgasmiche per aver difeso la costituzione con un referendum, proprio chi cita sempre che l’Italia ripudia la guerra (ignorando però il seguito dell’articolo) non ammette tricolori, il simbolo difeso dall’articolo 12. Anzi, chi lo sventola viene definito anche da giornalisti del calibro di Tommasi come “fascio analfabeta”.
Ecco perché l’antifascismo è un cancro deleterio per la nostra Nazione, ma anche per manifestazioni di per sé giuste come quelle per la pace e per la difesa dei popoli nella loro identità.
Lorenzo Gentile
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