La Chiesa cattolica ha sempre guardato al cinema con grande serietà, riconoscendone fin dall’inizio la potenza formativa sulle coscienze. Non si è trattato di un rifiuto pregiudiziale, ma di una vigilanza attenta e lungimirante, motivata dalla consapevolezza che il cinematografo rappresentava – e rappresenta ancora oggi – uno degli strumenti più influenti mai apparsi per modellare immaginari, valori e costumi di intere generazioni.
Il primo grande intervento organico arriva con Pio XI e l’enciclica “Vigilanti Cura” del 1936 e di cui si è parlato sulla rivista Praesidium grazie all’attenzione di Manuel Berardinucci. Di fronte all’espansione del cinema sonoro e alla crescente egemonia di Hollywood, il Pontefice definisce il cinematografo come uno strumento potentissimo, capace di fare molto bene ma anche di provocare gravi danni morali. Pur riconoscendolo come un dono di Dio se usato rettamente, l’enciclica denuncia con forza i film che esaltano il vizio, l’adulterio, la violenza gratuita e il materialismo edonistico. Invita quindi vescovi, fedeli, produttori ed esercenti a una responsabilità concreta attraverso la classificazione morale dei film e la formazione del pubblico.
Pio XII il cinema “strumento prezioso”
Vent’anni dopo, Pio XII approfondisce e amplia questa visione con l’enciclica “Miranda Prorsus” del 1957. Il tono diventa più propositivo: il cinema non è più solo un terreno da difendere, ma un’arte nobile da valorizzare. Il Papa lo considera uno strumento prezioso per l’educazione delle masse e per l’apostolato, invitando gli artisti cattolici a realizzare opere che elevano lo spirito e rispettino la dignità della persona umana. È qui che la Chiesa passa definitivamente da una posizione prevalentemente difensiva a una visione apostolica e culturale positiva.
Anche dopo il Concilio Vaticano II, con il decreto “Inter Mirifica” del 1963, inserisce il cinema nel più ampio contesto dei mezzi di comunicazione sociale, ribadendo che essi sono meraviglie create da Dio per il bene dell’umanità. La Chiesa si sente chiamata non solo a vigilare, ma a usarli attivamente per annunciare il Vangelo e formare le coscienze secondo verità.
In sintesi, il magistero pontificio sul cinema mostra un filo rosso coerente attraverso i decenni: il cinema non è neutro. Plasma le menti, forma i cuori, costruisce o distrugge immaginari. Non ha mai chiesto una censura di Stato, ma ha sempre richiamato tutti — autori, produttori, distributori e spettatori — a una responsabilità morale alta, affinché la settima arte serva al bene dell’uomo e alla gloria di Dio invece di degradarlo.
L’ultima fatica di Marco da Pozzo
Ed è proprio questa visione profonda e articolata che emerge con chiarezza dal libro “Pro Cinema. La Settima Arte vista dalla Chiesa” di Marco Da Pozzo, edito da Inquadrature Perfette. Si tratta di un lavoro prezioso, documentatissimo e ben strutturato, che ricostruisce con rigore storico il rapporto tra la Chiesa e il cinema dalle sue origini fino ai nostri giorni. Attraverso i vari capitoli l’autore ripercorre non solo i documenti pontifici principali, ma anche l’evoluzione dell’atteggiamento ecclesiale.
Da Pozzo non si limita a una mera esposizione cronologica: mostra come la Chiesa abbia compreso per tempo che chi controlla le immagini controlla le coscienze. Il volume mette in luce sia gli sforzi della Chiesa per difendere la morale pubblica, sia i tentativi concreti di promuovere un cinema cattolico di qualità.
Oggi, nell’era dello streaming on demand, degli algoritmi che plasmano gusti e opinioni e dei contenuti brevi di TikTok e Instagram, l’analisi contenuta in “Pro Cinema” risulta di una attualità bruciante. Il libro ci ricorda che la battaglia per le immagini è una battaglia per le anime. In un tempo in cui Hollywood e le grandi piattaforme continuano a inoculare false idee, relativismo morale e distopie nichiliste, riscoprire il magistero pontificio sul cinema non è un esercizio nostalgico, ma un atto di lucidità e di ribellione metapolitica a tutti gli effetti.
La Chiesa profeta
Marco Da Pozzo e Inquadrature Perfette hanno reso un servizio importante alla causa: hanno mostrato che la Chiesa non è stata soltanto censore, ma anche profeta. Ha capito prima di molti altri che il cinema sarebbe stato uno dei campi decisivi della lotta per l’uomo del XXI secolo.
Un libro da leggere, da studiare e da far circolare soprattutto tra i giovani militanti. Perché solo chi sa discernere le immagini può ancora custodire la propria anima.
Sergio Saraceni
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