Era da tempo nell’aria ed è puntualmente accaduto. Dopo la “guerra dei 12 giorni” dello scorso giugno, un nuovo attacco aereo e missilistico, sferrato dal mancato Premio Nobel per la pace Donald Trump e dal ricercato internazionale Benjamin Netanyahu, ha colpito l’Iran.
I due galantuomini hanno anche tentato di nobilitare l’operazione, comicamente definita “preventiva”, conferendole il nome di “Ruggito del Leone”, ma forse lo sciacallo sarebbe stato un riferimento più appropriato. Quello di sabato mattina è il frutto di un lungo lavoro fatto di anni di sanzioni pesantissime, di sabotaggi e attacchi terroristici interni, di supporto dichiarato del Mossad alle proteste (“Scendete insieme nelle strade, è giunto il momento… siamo con voi. Non solo da lontano o a parole. Siamo con voi anche sul campo…”, sono messaggi diramati sul profilo social X dell’intelligence e dalla radio militare israeliani agli iraniani lo scorso dicembre).
Le cause e le scuse
Che la causa di tanta pressione sia la natura oppressiva del regime degli ayatollah, un regime che si vorrebbe abbattere per instaurare una presunta illuminata democrazia di stampo occidentale, è una solenne sciocchezza. Vi sono regimi, a cominciare dall’Arabia Saudita, ben più dispotici, che però hanno il merito di essere funzionali agli interessi degli Stati Uniti (e di Israele, ovviamente), per cui nessuno si sogna di promuovere certi tipi di crociate contro di essi.
Lo stesso vale per la mai dimostrata “minaccia nucleare iraniana”. Non vi sono evidenze del fatto che Teheran abbia mai posseduto una bomba atomica funzionante. L’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) ha verificato attività per un arricchimento dell’uranio fino al 60%, quando l’uso militare ne richiederebbe almeno il 90%. Nonostante affermino che il loro programma nucleare abbia solo scopi pacifici, è verosimile che gli ayatollah ambiscano ad avere in futuro una difesa atomica, ma in base a quale principio si dovrebbe negare a loro ciò che è concesso ad altri (come abbiamo scritto qui)?
Nella realtà, oggi chi semina guerre e instabilità nel Vicino e Medio Oriente è Israele, non l’Iran. E Israele possiede da tempo l’atomica, senza che nessuno abbia nulla da obiettare. Il 27 settembre 2024, Netanyahu ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite in cui ha mostrato due mappe. La prima l’ha definita “la Benedizione” e evidenziava in verde i “Paesi buoni”, un corridoio economico che collega l’India al Mediterraneo attraverso Arabia Saudita, Giordania, Egitto e Sudan. Secondo Netanyahu, un’area di pace e di prosperità, costituita da paesi arabi che hanno “normalizzato” i rapporti con Tel Aviv. La seconda mappa era invece quella della “Maledizione”, e vi erano evidenziati in nero i “Paesi cattivi”: Iran, Iraq, Siria e Yemen, ostili ad Israele. L’invito di Bibi dichiarato nella sede dell’ONU era che il mondo scegliesse da che parte stare. Molte delegazioni hanno abbandonato l’aula per protesta, ma Netanyahu non si è certo fatto condizionare da questo. E infatti il suo progetto è andato avanti.
Imperialismo
Un paio di mesi dopo, la Siria è finita in mano agli ex (?) terroristi di al-Jawlānī, che hanno scacciato Assad. Il Libano è costantemente oggetto delle attenzioni dei missili con la Stella di David e Hezbollah è ridotto al lumicino. Gli Houthi dello Yemen sono molto agguerriti ma privi di consistenza bellica. L’Iraq di oggi è frammentato in fazioni sciite, sunnite e curde in lotta tra loro e non ha la solidità necessaria per rappresentare un pericolo per lo Stato ebraico.
Rimane l’Iran, l’avversario più temibile. E ora l’attacco è partito. Esiste una consistente parte dell’opinione pubblica israeliana e dei protestanti sionisti americani, fra cui spicca l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, convinta che all’odierno Israele spetti di diritto la Terra Promessa descritta nel capitolo 15 della Genesi, i cui confini vanno dal Nilo all’Eufrate (secondo alcuni le due fasce azzurre orizzontali della bandiera ebraica rappresenterebbero, appunto, i due fiumi), che sarebbe molto in linea con il giochino delle mappe di Bibi all’ONU.
Ecco, le ragioni dell’attacco missilistico delle ultime ore all’Iran forse andrebbero ricercate nelle ambizioni imperiali del sionismo. Minaccia nucleare e violazioni dei diritti umani di Teheran sono pretesti buoni per gli ingenui.
Raffaele Amato
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