Il 19 gennaio 1969, alle ore 15.30, moriva in ospedale Jan Palach. Aveva appena vent’anni. Il suo corpo non resse alle ustioni gravissime provocate dal gesto con cui, pochi giorni prima, si era dato fuoco in piazza San Venceslao a Praga. Un atto estremo, consapevole, compiuto non per disperazione privata, ma come grido pubblico contro l’oppressione.
Jan Palach era uno studente, un ragazzo come tanti, cresciuto nel clima di speranza acceso dalla Primavera di Praga. Quel tentativo di riformare il socialismo, di renderlo più umano, più libero, fu soffocato nel sangue e nei cingoli dei carri armati sovietici nell’agosto del 1968. L’invasione russa schiacciò non solo un progetto politico, ma la dignità di un popolo intero, costretto di nuovo al silenzio, alla paura, alla rassegnazione.
Contro quella arrendevolezza forzata Palach decise di opporsi con il proprio corpo. Il suo sacrificio voleva scuotere le coscienze, ricordare che la libertà non è negoziabile e che la violenza del regime comunista non poteva essere accettata come un destino inevitabile. Come ricordò Jaroslava Moserová, la chirurga che lo curò:
«Sapeva che stava per morire, e voleva che la gente capisse il motivo del suo gesto: scuotere le coscienze e mettere fine alla loro arrendevolezza verso un regime insopportabile… Il mondo non dovrebbe dimenticarlo».
Jan Palach morì giovane, ma lasciò un segno che attraversa i decenni. Il suo fuoco continua a ricordarci che la libertà ha un prezzo altissimo, e che dimenticare equivale, ancora una volta, a cedere.
Il 2diPicche s’inchina al ricordo del Patriota Jan Palach: per noi è sempre
Presente!
Nota al testo: Sono passati oltre cinquant’anni dal sacrificio di Jan Palach: una storia prima negata, poi a lungo rimossa, e ancora oggi poco conosciuta. La Primavera di Praga e la sua repressione sono state oggetto di numerosi saggi storici, indispensabili per comprendere il contesto politico e la violenza del regime comunista imposto dal Patto di Yalta e dall’invasione sovietica alla ribellione del popolo,
Accanto a questi studi, merita una segnalazione particolare il fumetto Jan Palach 1969 – Una torcia nella notte, di Ferrogallico, da cui è tratto l’incipit di questo testo. Un’opera che restituisce, con forza narrativa e profonda umanità, il senso del sacrificio di Jan Palach e il clima morale di quei giorni tragici.
Per chi fosse interessato: www.ferrogallico.it








































































