Se ci pensate bene non c’è peggior sorte che aver sfiorato la fortuna ed esser stati da questa abbandonati.
È come se da ragazze aveste incontrato un Apollo dotato di poderoso conto in banca, di materia grigia attiva ed etica personale irreprensibile…stavate per convolare a giuste nozze, ma poi qualcosa è andato storto e adesso vi ritrovate un paio di corna in testa, un Mr. Bean nel letto e un conto in rosso in banca.
Tutto ciò è accaduto all’Iran perché, esattamente come gli individui, anche i popoli subiscono gli incomprensibili capricci di Fortuna.
Nel quarto secolo la Persia incontra il suo principe azzurro: è Apollo nelle vesti di Alessandro Magno, sposo conquistatore dotato di un immarcescibile conto in banca chiamato cultura greca e l’etica personale di un santo ante litteram.
Ci sono le premesse per un futuro luminoso…e invece no!
Si dovranno attendere molti secoli, grazie all’impero seleucide nato dalla frammentazione di quello alessandrino, ma la Persia – disgraziata! – si ritroverà cornuta, depredata e con un rospo nel letto.
Il rospo si chiama Maometto: matrimonio precocissimo e, per le antichissime tradizioni culturali del luogo, devastante.
L’islam, si sa, non fa sconti a nessuno, ma una cosa è conquistare i pagani dell’Arabia il cui sviluppo era fermo all’australopiteco, altra è mettere le mani sui figli di Zoroastro che, in un giorno fortunato, conobbero persino Platone.
L’età dell’oro islamica in Persia fu splendida, ma i grandi poeti, matematici e storici dell’epoca furono tali nonostante l’islam, non grazie all’islam; i magnifici intellettuali persiani, dai grammatici ai filosofi, dagli scrittori ai giuristi, furono gli autoctoni, non gli arabi, come gli stessi arabi onestamente riconobbero; i nuovi islamici brillarono grazie alla propria tradizione persiana e soprattutto grazie alla Grecia e a quell’immenso bacino culturale cui poterono attingere riuscendo a non annegare nello stagno della sempre verde ignoranza maomettana.
Oggi, dopo la visita (non esattamente di cortesia….due milioni di morti!) dei mongoli arrivati seicento anni dopo gli islamici, dopo vicende storiche intricatissime e l’esperienza di occidentalizzazione del Paese, l’Iran (nome che assunse nel 1935) è una principessa chiusa nella torre: potenziale enorme e teocrazia islamica, come dire una Ferrari senza benzina.
Una teocrazia ipocrita
Una popolazione dai tratti fisici bellissimi, giovane, colta, vivace, intelligente contro il potere islamico, per natura, misogino e pedofilo, anche se fieramente antiamericano ed aperto, nonostante tutto, alla scolarizzazione femminile; una teocrazia ipocrita i cui uomini di potere adorano il lusso occidentale (alcool, feste, vestiti scollati, vacanze al mare in succinti bikini) e se lo godono senza riguardi per un Allah minaccioso solo per chi, quel lusso, non può permetterselo.
Un sistema di valori che è, nella vera essenza, un sistema di potere che, però, gli iraniani non sentono proprio avendolo assimilato, nei secoli, come il corpo assimila un veleno mentre zoroastriani e yasidi resistono eroicamente.
Tra le tante bestemmie coraniche, la violenza domestica come modello di virilità, il matrimonio dei bambini e il matrimonio a tempo, grazie al quale, dietro compenso di denaro, un uomo può “sposare” una donna anche per mezz’ora.
Chiamatela Mut’a e non prostituzione altrimenti la polizia morale iraniana si offende cosa che non fa quando una bambina viene data in sposa ad una età in cui essere penetrata è rischioso quanto lavarsi i genitali con l’acido.
La metà degli iraniani ha 30 anni e guarda all’Occidente come un viandante del deserto guarderebbe ad una pozzanghera di acqua putrida: lui sta morendo di sete e quella è, comunque, acqua…nella sua disperazione crede che sia una fonte zampillante o ne conosce la natura?
È irrilevante!
Tutti sceglieremmo poche gocce malsane che ci dessero anche una remota possibilità di salvezza piuttosto che la morte certa.
Per quelle poche gocce si ribellano gli iraniani sobillati dai loro nemici di sempre reduci da un genocidio che il mondo spero non perdonerà.
Alternative valide?
La cattiva sorte, però, marcia con loro…non vedo alternative valide per un popolo che le meriterebbe e che oggi può solo: rimanere in balia della vecchia teocrazia islamica; “resuscitare” Pahlavi, prezzolato lacrimatore presso il muro più amato dai politici dell’Occidente; subire la diretta occupazione di un nuovo padrone.
Ci sarebbe una quarta possibilità ed il milione di nuovi cristiani iraniani l’ha capita, l’ha abbracciata e la sta vivendo…si chiama Cristo ed è tutto ciò che possiamo augurare loro.
E se poi davvero vogliamo sognare e non solo pensando all’Iran: una teocrazia cattolica…i popoli del mondo sotto il giogo di Cristo, il più lieve, il più dolce di sempre!
Chissà…
Irma Trombetta
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