Il mistero più grande è quello del consenso, o meglio della qualità del consenso della Premier. Mettiamola così, semplicemente: poteva essere con qualche ragione (poche per la verità, mancandole un retroterra culturale di destra, diciamo una metapolitica) considerata “destra” sino all’ultimo Berlusconi, soprattutto però per un dato di immagine: la fiamma nel simbolo che ancora irretisce e confonde parte del vecchio elettorato dell’MSI. Scelta furba e solo elettorale che ha però funzionato. Già con Draghi capisce da che parte sta il vero potere (personale) e finge un’opposizione che le consente di ereditarne l’Agenda e gli appoggi dell’economia, o meglio della finanza internazionale.
Un programma tradito e il gioco delle somiglianze
Con ciò il gioco è fatto e stravince le elezioni del 2022 con un programma e promesse di cui nulla si è realizzato; anzi, nonostante il “popolo” sia contrario alla guerra in Ucraina, Lei è così sicura del suo potere che dichiara come della volontà popolare, in questo caso, non gliene importi il classico fico secco. La sua politica sino ad oggi è stata quella classica dei neocon americani: liberisti, masochisticamente proni però all’Europa, alla NATO e a questo Occidente decadente. Questa la sostanza; la forma — meglio, l’apparenza — continua ad essere la fiamma nel simbolo, che è in netta antitesi con il suo dichiararsi conservatore. Comunque, siamo onesti: il 12/13% degli elettori (di tutti gli elettori, compresi i non votanti) l’ha votata ed è legittimamente la Presidente del Consiglio. Ma il mistero rimane: non è ideologicamente di Destra. Se al governo ci fosse la sinistra, non avrebbe fatto cose molto diverse da Lei, sia in politica interna che internazionale o europea, dove le due parti, FdI e PD, hanno sempre votato all’unisono… contro gli interessi degli italiani.
L’alibi del “meno peggio” e il narcisismo moderno
Però il consenso di quegli elettori che si autodefiniscono di “destra” persiste inalterato. Vi invito intanto a confrontare le due “immagini” dell’attuale premier: quella prima delle elezioni (anzi, quella dell’opposizione vera) e quella dopo. Due persone totalmente diverse, persino fisicamente, senza contare l’immagine minuziosamente studiata anche nei colori dei vestiti e la comunicazione “non verbale” perfetta: mi inchino ai suoi consulenti. Una sola persona aveva capito la sua vera natura narcisista: Berlusconi. Ricordatevi quel suo foglietto, “casualmente” inquadrato da una telecamera sul suo banco alla Camera. Insomma, il mistero si infittisce: la premier non ha conquistato i consensi ma la fede dei suoi estimatori. Perché? I primi tempi i suoi fedeli, alle critiche, rispondevano: «È troppo presto, lasciatela fare, vedrete». In seguito, alle stesse critiche, la risposta era: «Pazienza, non può fare quello che vorrebbe altrimenti (i poteri forti) la fanno fuori». Oggi, alle stesse contestazioni — ovvero: dimmi un solo provvedimento che ha migliorato la vita della maggioranza degli italiani — la risposta è: «Perché, vuoi che governino quegli altri? Le sinistre?».
La verità che scotta
Insomma, non avendo voglia di assumersi una responsabilità personale, si affida una delega in bianco al “meno peggio”. Questa è la risposta, più o meno espressa purtroppo anche da autorevoli pensatori: un’espressione del nichilismo imperante in questo Occidente. La delega al meno peggio, in fondo, deresponsabilizza; costituisce un alibi perfetto per sentirsi narcisisticamente liberi, consumatori del “benessere” globale, sciolti da ogni dovere verso la famiglia, la nazione, la tradizione. Insomma, cittadini del tempo “presente” in cui persino Dio ha abbandonato la partita. Rileggendo casualmente La modernità liquida di Bauman, trovo però una spiegazione certamente migliore della mia.
Si legge infatti che, in una versione apocrifa dell’Odissea, Feuchtwanger sostenne che i marinai ammaliati dalla maga Circe e trasformati in scrofe trovarono oltremodo soddisfacente la loro nuova condizione e si opposero disperatamente ai tentativi di Ulisse di ridare loro sembianze umane. Alla fine Ulisse riuscì a prenderne uno, Elpenoro, e strofinandogli addosso un’erba magica questi ritornò uomo. Ma non ne fu affatto contento e attaccò Ulisse dicendo: «E così sei tornato, farabutto? Vuoi tornare ad affliggerci e tormentarci? Desideri ancora esporre i nostri corpi ai pericoli e costringere i nostri cuori a prendere sempre nuove decisioni!? Come ero felice prima: potevo sguazzare nel fango e crogiolarmi al sole, potevo trangugiare e ingozzarmi, ero libero da pensieri e dubbi». È la verità che permette agli uomini di essere liberi, ma molto spesso è una verità, una realtà, che gli uomini preferiscono non vedere.
Giovanni Preziosa
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