Milano, 24 ottobre 2025. Ebbene sì. L’Osservatorio Regionale sul Commercio ha sfornato i suoi dati, e il risultato è… beh, sorprendente. Chi avrebbe mai potuto prevedere che in una regione come la Lombardia, centro nevralgico dell’economia, si assistesse a un’emorragia così copiosa di piccoli esercizi? 3.500 negozi di vicinato svaniti nel nulla in cinque anni (dal 2019 al 2025).
Una notizia che ci coglie, ovviamente, totalmente impreparati. (o no?)
La Sottile Arte dell’Estinzione (Commerciale)
È affascinante notare come la natura, o in questo caso il libero mercato, trovi sempre un modo per eliminare gli anelli più deboli della catena. Il piccolo negozio di quartiere, con la sua inefficienza romantica e i suoi orari discutibili, si trova schiacciato da un ménage à trois che definirei quasi predestinato.
Da un lato, abbiamo la concorrenza galattica dei colossi dell’e-commerce. Un’entità onnipresente e onnipotente che ha già messo in crisi le Grandi Strutture di Vendita (sì, persino i templi dello shopping in cemento sono “in leggera sofferenza”, -13 dal 2012. Una vera beffa!). È la quintessenza del chi l’avrebbe mai detto che il futuro fosse a portata di click e non di passo.
Dall’altro, non possiamo ignorare l’eroica resistenza del “molto per poco”. I negozietti multietnici o con prodotti così basici da sfiorare l’essenzialità cartesiana, che magari—ma solo magari—giocano con una certa disinvoltura sul confine delle normative igienico-sanitarie o fiscali. Un’alternativa di costo che rende la scelta del prodotto locale e artigianale un lusso per pochi illuminati o, peggio, un’eccentricità.
In mezzo a questo scenario, aggiungiamo la “riduzione dei consumi” (diciamocelo: la gente è meno ricca) e la “difficoltà nel ricambio generazionale” (i figli del negoziante, saggiamente, preferiscono magari un lavoro meno schiavizzante). Il risultato? Un inarrestabile declino che, a quanto pare, va avanti “ormai da anni”. Un po’ come vedere la pioggia cadere e stupirsi che il terreno sia bagnato.
Il Paesaggio Urbano si trasforma in un dormitorio
La conseguenza più elegante di questa “ristrutturazione” è la progressiva desertificazione del tessuto sociale. Con 149 comuni lombardi che vantano al massimo una attività di vicinato, e interi quartieri che perdono la loro funzione aggregativa, le nostre città si stanno trasformando in sofisticati agglomerati di abitazioni e uffici, perfettamente sterili e privi di relazioni.
È una magnifica prova di efficienza: perché sprecare tempo in una chiacchiera col salumiere quando si può ricevere tutto, impacchettato e anonimo, direttamente a casa?
In questo nuovo scenario, gli anziani sono forse i più penalizzati, poveretti. Perdere il negozio sotto casa non significa solo dover prendere l’autobus per un chilo di pane. Significa perdere quel minimo di autonomia fisica e, soprattutto, l’unica vera occasione di interazione umana che la loro giornata offriva. Ma d’altronde, l’efficienza non può badare a queste piccolezze sentimentali. L’importante è che la logistica, a servizio dei “grandi player mondiali”, stia crescendo bene.
Insomma, il presidente di Confcommercio Brescia riassume con una dose di ovvietà quasi commovente: “Il commercio è un settore in grande sofferenza e le micro e piccole imprese del commercio di prossimità sono quelle che soffrono di più”.
Un’analisi acuta, degna di nota. Dunque, non resta che attendere il prossimo Osservatorio, per scoprire quanto altro del nostro bel vicinato sia riuscito a estinguersi.
Chissà se le città saranno, nel frattempo, diventate dei magazzini Amazon con le finestre, gestiti da influencer che vendono corsi su come sopravvivere al declino del commercio fisico?”
E, naturalmente, fingerci ancora una volta sorpresi. Che dramma.
Redazione
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