Su una cosa i governi di sinistra e di destra sono bipartisan: nel raccontare frottole, ammantate da giustificazionismi poco credibili.
Quando si parla di criminalità, si assiste a due correnti di pensiero che, di fatto, confluiscono entrambe nel nuocere al vero ammortizzatore della politica: la popolazione.
Dopo dieci anni di interregno della sinistra, durante i quali sbarcare clandestinamente era considerato un diritto irrinunciabile, si è assistito alle nefaste conseguenze di una immigrazione fuori controllo, le cui ripercussioni si pagano a caro prezzo anche ora. Alla seconda tornata elettorale, i fans dell’immigrazione sono stati parzialmente messi all’angolo da un governo di centrodestra che aveva costruito la campagna elettorale sulla sicurezza.
Sicurezza e Declino della Fiducia
È lapalissiano che, dopo dieci anni di disastri, sia difficile cercare di mettere toppe, anche in virtù di quegli “stati di diritto inalienabili” che spesso si rivelano scappatoie per chi continua a delinquere in Italia, impedendo espulsioni più rapide.
Solo nelle ultime settimane, si è assistito a una mezza dozzina di accoltellamenti a Milano, sparatorie con vittime giovanissime (spesso scambiate per i veri bersagli), violenze gratuite in quartieri ormai considerati zone franche, movide farcite sempre da risse e scuole dove gli insegnanti recitano un ruolo sempre più marginale e non più catalizzante per l’educazione delle future generazioni.
Il Ministro dell’Interno Piantedosi ha affermato che i reati sono in calo: no, signor Ministro, le denunce sono in calo, non i reati, perché la popolazione non ha più fiducia nelle istituzioni, magistratura compresa. Qualche timido tentativo di mettere mano a un controllo sulle città è stato fatto, ma è sempre osteggiato da una sinistra “antitaliana” che sta cementando un’alleanza con frange filo-islamiste pro-Palestina, non rendendosi conto del pericolo intrinseco che un patto scellerato come questo può portare alla democrazia, termine con cui amano riempirsi la bocca.
Lo Stato di Eccezione Permanente
Viviamo praticamente in un perenne stato borderline di sicurezza, o “stato di emergenza controllata”, come dice il filosofo giurista Giorgio Agamben (o meglio, come viene interpretato dallo scrivente). Assistiamo a una trasformazione dello stato di eccezione in una condizione permanente e controllata.
Si pensi ad esempio alla passata pandemia, quando il Governo Conte II ha sospeso le normali garanzie dello stato di diritto in situazioni di emergenza, e questa sospensione è stata usata per esercitare un potere più pervasivo, trasformando la vita dei consociati in un controllo dello Stato sui cittadini. E, in effetti, questa condizione ha lasciato strascichi di condizionamento che sono stati perseveranti anche a emergenza finita.
Non è un mistero ciò che aveva detto l’allora Ministro della Salute Speranza, che voleva usare la pandemia come rinascita della sinistra: educare i cittadini. Lo dice lui stesso: “Sono convinto che abbiamo un’opportunità per RADICARE una nuova idea della sinistra”. In pratica: “io ti dico cosa fare e tu ubbidisci”. Viva la democrazia!
La Paura Controllata e l’Alternativa Politica
Analogamente, questo governo soft di destra “educa” i cittadini a vivere in un perenne stato di emergenza-sicurezza, ma controllata. “Ci pensiamo noi; voi subite qualche reato, ma la situazione è comunque sotto controllo”. La domanda è: fino a quando?
Viene da chiedersi, quindi, fino a che punto sia giusto e necessario vivere in un eterno stato di paura e insicurezza, portando persone che vivono in determinati quartieri a campare in un regime di coprifuoco imposto da realtà allogene alla nostra.
In pratica, tutti i governi di ogni colore mentono sapendo di mentire. Alle prossime elezioni, pur turandosi il naso, la scelta sarà ovvia, perché non oso pensare cosa farebbero i “4 cavalieri dell’apocalisse” (Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni) a questo già sciagurato Paese.
Tra l’altro, due dei cavalieri dell’apocalisse biblici erano proprio PESTILENZA e MORTE – che caso! Meglio non ripetere l’esperienza.
Maurice Garin
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