Eppure, il titolo della Fiera dell’editoria indipendente era chiaro: “Più libri più liberi”. La pluralità dei contributi culturali quale presupposto di libertà. Invece no, il messaggio non è passato. Perlomeno non ha raggiunto gli oltre 80 firmatari dell’appello rivolto all’AIE (Associazione Italiana Editori) per “aprire una riflessione” sull’opportunità della partecipazione della casa editrice Passaggio al Bosco all’evento.
La terribile colpa dell’editore identitario sarebbe quella di pubblicare testi del pensiero non conforme. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole: il solito “pensa come vuoi purché pensi come noi”. Ciò che non piace alla nota cricca autoreferenziale non ha diritto di esistere. Un giochino sempre ben mascherato dietro alla gonnella dei valori della Costituzione, tirata in ballo a sproposito, il più delle volte, da chi non si è nemmeno dato la pena di sfogliarla.
Che triste la vita dei censori antifascisti. Ogni volta che c’è la presentazione di un libro non gradito (figuriamoci in questo caso, con un’intera casa editrice!), ogni volta che c’è una manifestazione, un corteo, un gazebo, un volantinaggio dei terribili “nazifascisti”, ogni volta che da un locale privato si leva un coro che richiami il vituperato ventennio, ecco che devono mobilitarsi. Spesso sfidando le intemperie invernali o il solleone estivo, sempre cantando Bella Ciao, magari condita con qualche riferimento a Piazzale Loreto, i custodi indefessi dei valori democratici di libertà e di tolleranza si muovono eroicamente per impedire che altri non possano parlare o manifestare. Non sia mai.
Quel diritto lo possono avere solo loro, gli antifascisti. I nipotini di coloro che “lottarono per la libertà”, i partigiani. La censura è la loro principale ragione di vita. Una vita molto triste, evidentemente. La cosa particolarmente comica, invece, è che la polemica sulla partecipazione dell’editore Passaggio al Bosco alla rassegna romana sia stata innescata da Emanuele Fiano, che solo pochi giorni prima era stato a sua volta vittima di un tentativo di censura da parte di un’organizzazione giovanile comunista all’Università Ca’ Foscari di Venezia… Che dire? La Storia dovrebbe essere maestra di vita, ma in questo caso la meno nobile cronaca recente non sembra aver insegnato molto.
A tale quadro alquanto sconfortante di maldestri inquisitori ha fatto da contraltare la schiena dritta di Innocenzo Cipolletta, presidente dell’AIE, che, alle pressioni della cricca neopartigiana, ha saputo rispondere: “Siamo contro ogni forma di censura, spetta ai lettori aderire o meno a una proposta editoriale“. Risposta limpida e di grande dignità, che contiene un concetto di elementare buon senso e che dovrebbe far riflettere i nostalgici dell’antifascismo militante. Ma forse non è il caso di pretendere un simile sforzo da quei signori. Dopotutto hanno già una vita molto triste.
Raffaele Amato
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