Il Congresso di Bologna e la Weltanschauung steineriana
Rudolf Steiner, nel suo capolavoro “La filosofia della libertà”, scrisse: «Vivere nell’amore per l’azione e lasciar vivere nella comprensione della volontà altrui è la massima fondamentale degli uomini liberi». Egli partecipò al IV Congresso Internazionale di Filosofia di Bologna (5-11 aprile 1911) insieme a pensatori del calibro di Henri Bergson, Émile Boutroux, Benedetto Croce, Guido De Ruggiero, Émile Durkheim, Giovanni Papini, Henri Poincaré e altri. Quella di Bologna fu una breve primavera, dato che l’originalissima Weltanschauung di Rudolf Steiner, mirante al superamento dei limiti della conoscenza tramite un uso assolutamente innovativo del pensiero umano, non venne sfortunatamente compresa dal suo tempo.
“La Filosofia della Libertà” come mezzo di autoeducazione
Rudolf Steiner, nel 1894, anno in cui venne pubblicata “La filosofia della libertà” — opera che maturò dai 19 ai 33 anni — tentò, infatti, un’impresa ardimentosa: creare le condizioni per una epistemologia della conoscenza, vale a dire individuare una base certa nello strumento primario del nostro conoscere.
In una delle 6000 conferenze che tenne per spiegare il suo testo disse che: «Il principale scopo di questo libro è quello di dare a coloro che si dedicano ai pensieri che vi sono contenuti una sorta di allenamento del pensiero, in modo che il modo di pensare, il modo particolare di dedicarsi a questi pensieri, metta in moto lasensazioni e i sentimenti dell’anima — proprio come si mettono in moto gli arti nella ginnastica, se posso fare questo paragone.
Ciò che altrimenti è solo un mezzo di conoscenza, in questo libro è allo stesso tempo un mezzo spirituale di autoeducazione (questo è straordinariamente importante). Non si tratta tanto del fatto che si possa discutere di questo o di quello, che qualcosa possa essere compreso in questo o in quel modo, ma piuttosto del fatto che i pensieri, che in esso si collegano per formare un organismo, possono davvero far evolvere la nostra anima».
Il ruolo dell’«uomo differenziato» contro il Pensiero unico
Riscoprire Steiner significa imparare ciò che i poteri sovranazionali che governano il mondo non vogliono. È un esercizio che l’uomo differenziato, come io chiamo chi non è omologato e sa pensare con la propria testa, deve imparare a fare ogni giorno, perché l’azione che resta e incide non è la protesta, che è forma, talvolta utile, ma superata nel Terzo Millennio, quanto l’espressione pubblica del pensiero non allineato, tramite ogni canale possibile. La dittatura del Pensiero unico, dell’algoritmo e dei social, che con l’IA imporranno l’apoteosi del politicamente corretto, funzionale agli affari e al controllo sociale, va smascherata e combattuta sempre, per restare umani.
Scienza della Libertà: superare l’inganno del solo percepito
“La filosofia della libertà” è divisa in due parti, ciascuna costituita da 7 capitoli. La prima parte ha come titolo Scienza della libertà, la seconda Realtà della libertà. Nella prima parte, “Scienza della libertà”, viene spiegato come il mondo percepito non sia compiuto senza il pensare. La percezione dei sensi rimane buia senza il pensare che, illuminandola, crea la realtà del percepito. Già così si contrasta l’egemonia culturale della sinistra che si ferma al “percepito” perché rigetta il “reale”. La violenza di matrice islamista e immigrata non è la percezione di qualche pauroso, quanto la realtà quotidiana del vivere comune, che viene confermata da tutti i dati ufficiali, locali, nazionali e internazionali. Ammetterlo significa dichiarare la sconfitta della propria politica di presunta accoglienza, ma anche tentare di ingannare chi ascolta, senza essere un uomo differenziato.
Realtà della Libertà: dal problema conoscitivo all’azione morale
Nella seconda parte, “Realtà della libertà”, attraverso l’analisi del comportamento morale dell’uomo, viene descritto il percorso verso la libertà del volere, verso l’azione libera. Queste due parti dell’opera, in estrema sintesi, ci accompagnano, passo dopo passo, alla scoperta del fatto che per l’essere umano è possibile affrontare la questione fondamentale della libertà del volere solo dopo aver risolto il problema della conoscenza.
La critica al relativismo liberale e alla fluidità etica
Steiner non è gnostico, quindi non ha una concezione esoterica e fondata sulla conoscenza fine a se stessa*. Scrive, infatti: «Se è la natura a determinare le mie scelte e le mie azioni non esisterebbero né bene e male oggettivi, né tanto meno responsabilità morale personale». I liberali negano la verità oggettiva, quindi la morale collettiva deve essere neutra e ciascuno può avere la propria, anche se assurda e incompatibile, tanto che crea quella fluidità in cui ogni vizio ha piena cittadinanza e giustificazione. Al punto da far passare ogni desiderio, soprattutto se sregolato e disordinato, come “diritto” nell’opinione pubblica ipnotizzata dall’ignoranza e dalla servitù volontaria della comodità garantita dalla massificazione e dai suoi stereotipi malvagi e invertiti.
Rifiuto del determinismo ed eco della profezia dostoevskiana
Mentre Steiner, come tutti noi pochi uomini differenziati, sostiene, a ragione, che se non usasse intelletto e volontà per agire secondo morale tradizionale, sarebbe «in tutto e per tutto un burattino mosso dai fili della natura (istinto), dei doveri e del destino (necessità) senza possibilità alcuna di scelte libere. Sarei di fatto assimilabile ad un animale, necessitato dall’istinto, dalla legge della specie e dagli accadimenti esteriori». In assenza di responsabilità morale, sarebbero allora del tutto appropriate le parole di Ivan ne “I fratelli Karamazov”: «…non ci sarebbe più nulla di immoralmente vietato, sarebbe tutto permesso, persino l’antropofagia». Il russo fu profetico. Non viviamo, oggi, in una società così distopica da rendere normale l’assurdo e ribaltare il bene col male?
La coscienza e il rapporto tra percezione e concetto
È esperienza comune, immediata, che ciò da cui partiamo e su cui fondiamo la nostra conoscenza del mondo e dell’esistenza è la coscienza. Da che inizia la nostra vita non abbiamo altra base certa che la coscienza (autocoscienza) nel procedere e nell’auto-esperienza; iniziamo sin da subito a distinguere tra io e mondo, tra interno ed esterno, ma sempre tramite il pensare. Tramite i nostri sensi percepiamo il mondo esterno e noi stessi e, tramite il pensare (concetto), prendiamo coscienza della realtà che percepiamo. Da dove ci vengono percezione e concetto? La prima dall’esterno (mondo), il secondo dall’interno (io) — mentre le relative funzioni sono osservazione e intuizione.
L’osservazione del pensare come coincidenza conoscitiva
Se il mondo si presenta già precostituito, i pensieri, invece, devono essere pensati dall’uomo. Ma anche l’attività pensante può diventare oggetto di osservazione da parte di colui che pensa. Nel corso dell’opera Rudolf Steiner ci porta a comprendere come ad un determinato livello i fatti e le funzioni corrispondenti coincidano, in quanto nell’osservare il pensare, percezione e concetto — che normalmente si presentano separatamente nella nostra conoscenza — coincidono.
Trinità concettuale: Pensare, Sentire, Agire
Cosa rappresenta per ciascuno di noi la libertà? Libertà è una delle tre parole di cui — a proposito o a sproposito — l’umanità si è riempita la bocca dalla notte dei tempi. Le altre due sono verità e amore. Verità, amore, libertà, ovvero — per quanto riguarda gli ambiti di conoscenza e di azione dell’uomo: pensare, sentire, agire.
La tentazione della «libertà consentita» e l’omologazione
A 130 anni dalla pubblicazione di quest’opera verrebbe da chiederci se ha ancora senso porci la questione se siamo liberi o meno, quando oggi domina il comunismo dell’agire, cioè l’azione basata sul pensiero di terzi, del mainstream e di chi plasma la cultura dominante. Che senso può avere, allora, chiederci se siamo moralmente liberi quando la verità e la morale, che un tempo venivano proposte da istituzioni come Chiesa, Stato e società, vengono oggi direttamente imposte per principio di autorità? Come possiamo parlare di libertà come elemento costitutivo dell’essere umano, quando oggi si propugna l’idea di “libertà consentita”?
Le insidie del controllo digitale e del transumanesimo
Nell’era dell’Internet delle cose dove tutto è connesso, con reti di videocamere legate ai dati biometrici si realizzeranno — per il rassicurante “bene delle persone” — strutture che non faranno gli errori che gli umani commettono; non c’è spazio per la morale. Il transumanesimo promuove il valore della cittadinanza a punti nel moderno capitalismo del controllo di matrice maoista. Il World Economic Forum, da parte sua, ha lanciato l’iniziativa “Metaverse” grazie a cui le nostre vite digitali — le nostre identità, esperienze, relazioni e beni online — diventano per noi più significative delle nostre vite fisiche.
Il richiamo di Cammerinesi alla nostalgia dello spirito
«Per contrastare questa deriva, forse mai come oggi, appare fondamentale riprendere in mano quest’opera basilare del pensiero umano; per risalire la china in cui l’umanità è scivolata e farsi inspirare da un’infinita nostalgia per lo spirito. Per costruire, tutti insieme, un futuro di libertà e moralità» — scriveva nell’agosto di tre anni fa Piero Cammerinesi, giornalista, editore e ricercatore italiano indipendente che ha studiato e lavorato in Italia, Germania e Stati Uniti, estimatore di Steiner.
La prospettiva evangelica: la Verità che rende liberi
L’incontro con Gesù Cristo sta proprio nella concezione di libertà: non è semplicemente il potere di fare tutto ciò che si vuole, ma è un dono spirituale legato alla verità e all’amore. Essa libera l’essere umano dalla schiavitù del peccato, dell’egoismo e della paura, trasformandosi nella capacità di scegliere il bene e di servire il prossimo. Nel Vangelo di San Giovanni, Gesù afferma: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». La verità coincide con lo stesso Cristo e con l’amore di Dio, che svelano all’uomo la sua dignità profonda.
La libertà come adesione alla volontà divina
La vera libertà si ottiene rompendo i legami con le colpe e le dipendenze interiori. Chi compie il male, secondo il Vangelo, diventa schiavo del male stesso; l’intervento di Cristo spezza questo giogo. La libertà di Gesù non è ribellione, ma piena e fiduciosa adesione alla volontà del Padre, vissuta come un rapporto d’amore e non come un’imposizione esterna.
Il magistero teologico e il rifiuto del relativismo
Per Mons. Michel Guérard des Lauriers, importante teologo domenicano, l’uomo ha il dovere morale di cercare e aderire unicamente alla Verità oggettiva, che risiede nella sola Chiesa Cattolica. Non esiste un “diritto all’errore”; di conseguenza, la libertà humana ha valore solo se orientata al bene e alla vera fede. Nel suo libro “La via regale. La carità della verità”, emerge che la massima libertà si sperimenta quando l’intelletto e la volontà sono uniti nell’amore di Dio, rifiutando ogni compromesso con il relativismo del mondo moderno.
Matteo Castagna
*Mi scuso coi lettori per questo errore, che deriva da una lettura non approfondita di tutti i suoi testi, fuorviata da un’ espressione che si trova in questo libro. Rudolf Steiner parlò molto di Cristo, ma realizzò un Gesù ad immagine e somiglianza del suo pensiero, al di là di varie espressioni che sono condivisibili. Entrò in rapporto con la Società Teosofica, della quale divenne una figura importante nell’area tedesca, ma se ne distaccò nel 1912-1913. Fondò quindi il movimento “antroposofico”, che intendeva sviluppare una sorta di conoscenza spirituale sistematica dell’uomo e del cosmo. La sua concezione comprendeva la reincarnazione e il karma, l’ esistenza di mondi e realtà spirituali sovrasensibili, gerarchie angeliche e spirituali, una concezione dell’uomo come essere composto di corpo, anima e spirito, ma con una particolare interpretazione della figura di Cristo, che si discosta completamente dal Cattolicesimo. Steiner è, infatti propriamente un esoterista, anche se egli stesso presentava la propria antroposofia come una Geisteswissenschaft, cioè una «scienza dello spirito», che può trarre in inganno, come ha fatto con me, che quindi pongo in guardia ogni lettore. Il punto fondamentale è che sosteneva di poter conoscere direttamente realtà spirituali attraverso particolari facoltà della coscienza. Parlava, per esempio, di percezione immaginativa, ispirativa e intuitiva. Sicché si colloca nella tradizione dell’esoterismo cristiano occidentale, ma con una forte contaminazione di: Goethe, idealismo tedesco, teosofia, occultismo, cristianesimo esoterico. Steiner attribuiva a Cristo un’importanza cosmica assoluta, ma la sua cristologia è molto lontana dalla mia e da quella cattolica. Secondo Steiner, l’incarnazione di Cristo rappresenterebbe un evento decisivo nell’evoluzione spirituale dell’umanità. Egli collegava inoltre Cristo a una particolare trasformazione della coscienza umana e alla storia spirituale della Terra. La sua interpretazione però comprende elementi incompatibili con la dottrina cattolica, che ho già enunciato. Questo particolare diviene non solo indispensabile al lettore ma anche il grande limite di Steiner, che, per questo, non può essere ritenuto un autore di riferimento quanto un pensatore di buone indicazioni ed intuizioni, da conoscere con occhio critico per evitare di farsi trarre nei più classici errori esoterici e teosofici.
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