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Home Cultura

Massa e potere. La banalità del male

Redazione di Redazione
23/09/2024
in Cultura
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Massa e potere. La banalità del male
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Massa e potere. La banalità del male – Gli ultimi terribili anni hanno mostrato alcuni tratti del carattere della massa che ingenuamente credevamo legati all’ignoranza o alle circostanze storiche.

Invece, si sono rivelati elementi permanenti della nostra specie. Parliamo della credulità, del conformismo, dell’ubbidienza al potere, dell’indifferenza al pensiero critico, della disponibilità alla delazione, perfino a diventare il braccio violento del potere.

Tutte le favole sul “buon selvaggio” corrotto dalla civiltà, sulla bontà dell’essere umano, tra inesistenti Arcadie perdute o età dell’oro passate, si sono rivelate menzogne tranquillizzanti; edificanti ma false rappresentazioni di ciò che siamo.

Diventa molto più realistica la teoria cristiana – accolta variamente da tutte le religioni del Libro- del peccato originale. La creatura umana nasce con un carico di istinti negativi riscattati dall’appello alla trascendenza, che il cristianesimo descrive come alleanza tra uomo e Dio.

L’homo sapiens è un predatore con una caratteristica singolare: è disposto a considerare prede i conspecifici, ucciderli, schiavizzarli, sfruttarli. Si potrebbe affermare –il nostro è un approccio assai rozzo- che esistano due specie umane.

Una è formata da implacabili predatori, a cui l’intelligenza e il raziocinio forniscono armi sempre nuove, l’altra è costituita da gregari al servizio della prima, plastica, docile, capace di tutto.

Lo scoprì Hannah Arendt allorché, seguendo il processo a carico del nazista Adolf Eichmann, riconobbe in quell’ometto apparentemente senza storia l’impiegato d’ordine del male, pronto a compiere senza battere ciglio azioni orribili, convinto di non portarne la responsabilità, giacché obbediva agli ordini dei suoi capi.

Il Male gli veniva presentato come bene per la causa che serviva. Ci credeva oppure non si poneva domande. Nel XX secolo i matematici Alfred Lotka e Vito Volterra elaborarono un modello matematico noto come equazione preda-predatore, utilizzata in alcuni ambiti economici per spiegare e prevedere condotte e comportamenti. Da allora la psicologia sociale ha fatto passi da gigante, consentendo ai predatori umani di conoscere meglio i meccanismi del cervello e della psiche.

L’impetuosa avanzata tecnologica ha fatto il resto.

Oggi un esercito di tecnici, scienziati , psicologi al servizio di un’oligarchia di predatori, lavora per consolidare il potere di chi già lo detiene, facendo dell’umanità un gregge diretto dall’alto, obbediente, non pensante, impegnato a corrispondere alle parole d’ordine dei
suoi dominatori.

Più di sempre, poiché la violenza bruta di altre epoche è sostituita dal controllo sociale, dal lavaggio del cervello, dall’assoggettamento a una potentissima macchina impersonale gestita da eserciti, apparati riservati degli Stati, immensi potentati privati. Verità elementari vengono negate e sostituite da “narrazioni” imposte.

La maggioranza non batte ciglio, crede a ciò che gli viene fatto credere e odia chi dissente.

Un esempio è l’attuale deriva censoria che si è abbattuta sull’Occidente. Viviamo nella post democrazia e nella post libertà senza accorgercene. E’ bastato che un potente meccanismo di comunicazione chiamasse “disinformazione” idee, parole, valori in disaccordo con le classi dominanti perché la massa non sollevasse obiezioni alla perdita di libertà, anzi si lanciasse come una muta di cacciatori-predatori sui dissidenti. Nei loro confronti, nessuna censura, nessuna ingiustizia: solo il “legittimo” divieto di diffondere “falsità”. Vero e falso,
bugia e verità in base alla convenienza del potere. L0 sapeva già Platone nella Repubblica: l’argomento di Trasimaco.

La verità rende liberi, ma libertà e verità non sembrano interessare la maggioranza della specie homo sapiens sapiens.

“Il singolo non può mai perdersi così totalmente come un uomo moderno oggi si perde in qualsiasi massa.” (Elias Canetti).

Sino a diventare complice delle peggiori nefandezze, aguzzino dell’Altro, schiavo felice dei Signori.

Julius Evola parlava, a proposito dell’uomo differenziato , di “impersonalità attiva”, il dovere dell’individuo estraneo alla massa di lottare mantenendosi diverso senza cadere nell’individualismo o nell’eccentricità. Oggi domina l’impersonalità passiva di un tipo umano gregario, a cui una regia di intelligenza sopraffina fa credere di essere unico.

Bertrand Russell affermò che le nuove scienze, in mano a un apparato di potere organizzato, avrebbero fatto credere che la neve è nera. Oggi siamo oltre: molti si sentono legittimati a colpire, punire, chi continua a pensare che la neve è bianca. Da decenni istituti scientifici “riservati”, università, settori delle forze armate lavorano per plasmare l’uomo- preda del potere, a sua volta predatore, nemico dei dissenzienti.

L’abulia grottesca che si è impadronita dell’umanità negli ultimi tempi, manifestata nella scarsa resistenza con cui le élite hanno imposto al mondo la loro folle agenda antiumana, si fonda sulla tendenza maggioritaria della nostra specie a prostituirsi moralmente per garantirsi la sopravvivenza. La colossale servitù volontaria che facilita il successo della cupola globalista obbedisce agli impulsi prodotti dalla compulsione a obbedire, a sottomettersi all’autorità, accettare la schiavitù senza lacrime.

Questa marcata tendenza gregaria della specie umana è stata oggetto di studi ed esperimenti. Uno dei più importanti fu messo a punto da Stanley Milgram, psicologo dell’Università di Yale, che lo descrisse in un articolo del 1963 e poi in un libro dal titolo “Obbedienza all’autorità: una prospettiva sperimentale”.

L’obiettivo era misurare la volontà dei partecipanti di obbedire agli ordini di un'autorità, anche quando entrava in conflitto con la coscienza personale. I volontari furono reclutati per uno “studio della memoria e dell’apprendimento”.

Appartenevano a tutti gli strati sociali e culturali.

Gli esperimenti iniziarono tre mesi dopo il processo al nazista Adolf Eichmann, accusato di crimini contro l’umanità, giacché uno degli obiettivi era verificare quale comportamento avrebbero tenuto persone comuni di fronte alle pressioni per obbedire a ordini che violavano la dignità umana.

Lo studio aveva tre protagonisti: lo sperimentatore, il volontario e l’ allievo, in realtà un complice degli organizzatori. Lo sperimentatore spiegò al partecipante che doveva agire come un maestro severo e punire con scosse elettriche l’allievo che forniva risposte errate alle domande.

Sapeva che le scosse potevano essere estremamente dolorose. In realtà lo studente si limitava a recitare, fingendo di ricevere le scosse.

Per rendere più realistica la scena agli occhi dell’insegnante, il finto allievo veniva fatto sedere su una specie di sedia elettrica, alla quale rimaneva attaccato.

Quando veniva superato un certo voltaggio, emetteva delle urla registrate.

All’inizio entrambi ricevevano una vera scossa da 45 volt, in modo che anche l’insegnante provasse il dolore della punizione e la sensazione spiacevole che avrebbe ricevuto lo studente.

L’insegnante (soggetto dell’esperimento) leggeva un elenco di parole associate per coppie, che il complice di Milgram doveva ricordare e ripetere Se la risposta era sbagliata, lo studente riceveva una prima scarica di 15 volt che aumentava di intensità fino a 450 volt. All’aumentare delle scariche, lo studente iniziava ad eseguire gesti teatrali per attirare l’attenzione dell’insegnante, bussando al vetro divisorio, sostenendo di avere un problema cardiaco, chiedendo la fine dell’esperimento.

All’ inizio gli “ insegnanti” si innervosivano a causa delle lamentele degli allievi e avrebbero voluto interrompere l'esperimento, ma di fronte all’autorità del ricercatore che ordinava loro di continuare, proseguivano l’esperimento. I risultati finali furono sconvolgenti: due terzi applicavano la scarica massima.

Nessun partecipante si rifiutò di interrompere le scariche prima di raggiungere i 300 volt, soglia oltre la quale lo studente non dava segni di vita.

Nessuno dei partecipanti che si rifiutarono di somministrare le scosse elettriche finali chiese la sospensione dell’esperimento né verificò lo stato di salute della vittima senza prima chiedere il permesso.

Come spiegare questi risultati impressionanti, che sembrano indicare l’esistenza di una componente sadica in moltissime persone normali, comuni? Milgram sviluppò due teorie: la persona che non ha la capacità o la conoscenza per prendere decisioni, soprattutto in situazioni di crisi, trasferisce il processo decisionale e la sua autorità al gruppo o al capo.

In secondo luogo elaborò la teoria della reificazione, secondo la quale una persona vede se stessa come uno strumento e quindi non si considera responsabile delle azioni compiute.
In base a una terza ipotesi, molte persone sono convinte che quando gli “esperti” (o le autorità) dicono che qualcosa è giusto, probabilmente lo è.

Ecco spiegata la persistenza delle credenze, che impedisce a molti di rendersi conto che un potere o un soggetto apparentemente benevolo è in realtà malevolo anche di fronte a prove schiaccianti.

Milgram osservò che all’aumentare della vicinanza fisica della vittima e della distanza del ricercatore/autorità/esperto, diminuiva l’obbedienza del partecipante all’esperimento.

Alcuni hanno cercato di ingannare fingendo di continuare l’esperimento.

Sebbene le donne riferissero livelli di stress molto elevati, furono più propense degli uomini a continuare l’esperimento. Una variante è stata la sperimentazione condotta in un ambiente modesto senza collegamento apparente con l’Università di Yale, per eliminare il fattore prestigio che influenzava il comportamento: in quelle condizioni l’obbedienza è scesa al 47 per cento.

Altri psicologi in tutto il mondo hanno eseguito varianti del test con risultati simili: la percentuale di chi ha applicato le scosse più pesanti si è sempre attestata intorno ai due terzi.

Questi esperimenti sono la prova che spiega “scientificamente” la banalità del male, compiuto da masse apparentemente normali di cittadini che, obbedendo ciecamente agli ordini, commettono delitti, ingiustizie, assassinii. Con piena vertenza e deliberato consenso, ma senza la percezione della responsabilità personale. E’ ciò che abbiamo sofferto nella pandemia e che soffriremo negli innumerevoli attacchi alla libertà della dittatura globalista, in cui soggetti apparentemente rispettabili chiamati a garantire salute, prosperità, sicurezza e libertà si comportano come Eichmann: stanno solo eseguendo gli ordini.

Raggelante fu l’esperimento eseguito nel 1971 da Philip Zimbardo dell’ università di Stanford, che determinò la teorizzazione del cosiddetto effetto Lucifero.

Zimbardo si proponeva di “comprendere i processi di trasformazione che si verificano quando persone buone compiono azioni cattive”.

L’esperimento si svolse in un finto carcere, in cui ventiquattro studenti, scelti tra i più equilibrati, senza inclinazione alla violenza e privi di precedenti penali, vennero divisi a caso tra detenuti e guardie. A queste vennero fornite uniformi, manganelli e occhiali a specchio. I detenuti furono privati dei loro indumenti per essere omologati e privati dell’ individualità. Le guardie giravano tra i corridoi con aria di superiorità. Per garantire l’ordine decisero di imporre delle regole. I detenuti stentavano a prendere sul serio gli ordini, considerando tutto come un gioco.

I gruppi iniziarono a manifestare comportamenti insoliti legati ai ruoli diversi. L’esperimento dovette essere interrotto a causa del crollo emotivo dei “detenuti” e per la violenza e il sadismo delle “guardie”.

Nonostante le sperimentazioni citate siano state interrotte, è certo che continuino in laboratori riservati, prevalentemente militari o legati al livello più alto dell’oligarchia.

I risultati sono secretati, ma i comportamenti pandemici- fondati sulla paura, il rifiuto dell’altro, l’ accettazione del paradigma della sorveglianza e la violazione del corpo-dimostrano che siamo duttile plastilina nelle mani dei Superiori, a cui tributiamo una sorprendente obbedienza.

La servitù volontaria .

Tags: COVIDesperimentimiligrampsicologia
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