Non c’è da stupirsi della strage islamista a Bondi Beach, in Australia, avvenuta durante la festa ebraica della Hanukkah, perché parallelamente in Europa, più o meno negli stessi giorni, la polizia tedesca ha arrestato cinque membri di un’organizzazione islamista che volevano lanciare un’auto sulla folla di un mercatino di Natale in una cittadina nel sud della Baviera. Ovviamente questa notizia è stata purtroppo oscurata dalla vicenda australiana, ma è la prova provata che il mondo che ospita le comunità islamiche è in continuo e costante pericolo.
L’Australia, in particolar modo, paese di cultura anglosassone, ha copiato maldestramente ciò che è avvenuto in Gran Bretagna, dove ormai pezzi di città e interi quartieri sono soggetti alla sharia. Nonostante le origini del terrorismo abbiano diversi fattori, i terroristi islamici mettono in pratica semplicemente ciò che dicono le loro scritture, ed è meglio prenderne atto. Il politically correct, la paura di cadere nella trappola del razzismo e il servilismo del pensiero occidentale nei riguardi dell’Islam hanno fatto il resto.
In Australia, per fare un esempio di quanto siano attenti a non offendere le altre comunità, è stata presentata un’istanza al parlamento chiedendo di “creare spazi sicuri in cui i giovani musulmani possano incontrarsi e parlare liberamente, ed esprimersi o usare parole che in uno spazio pubblico sembrerebbero incendiarie”. Quindi, secondo i richiedenti (sicuramente anche qualche illuminata mente progressista), i contribuenti dovrebbero pagare uno spazio sicuro ai musulmani dove questi possano studiare come scatenarsi contro gli australiani. Forse qui, più che altrove, sono arrivati al punto di non ritorno.
La Jihad
Gli imam presenti sul territorio australiano hanno gioito apertamente la sera del 7 ottobre, dicendo che era il giorno del coraggio e della resistenza (più o meno quello che ha detto l’imam di Torino). Altri ancora, più radicalizzati, hanno apertamente parlato della jihad, che è parte della religione islamica, sostenendo che, come musulmani, non devono sottrarsi alla sacra lotta prevista dal Corano, soprattutto alla jihad fisica contro gli infedeli e gli ebrei. Sono circa vent’anni che l’imbelle governo australiano subisce l’offensiva di pensiero, e anche fisica, da parte di comunità islamiche particolarmente agguerrite.
Sono da citare due figure iconiche del panorama islamista in Australia, che testimoniano la potenza penetrante del pensiero radicalizzato e l’inadeguatezza dei servizi di sicurezza australiani. Questi due personaggi, ai più sconosciuti, si chiamano – o meglio, si chiamavano – Khaled Sharrouf e Mohamed Elomar (nome di battaglia Abu Hafs al-Australi). Soprattutto quest’ultimo era un famoso pugile che, assieme a Khaled Sharrouf, nel 2013 o 2014 raggiunse lo Stato Islamico in Siria in qualità di foreign fighter, diventando tristemente famoso per essersi fatto fotografare con le teste mozzate dei nemici uccisi.
Anche la storia di Sharrouf, ancor più di quella di Elomar, evidenzia le pecche di un apparato di sicurezza lacunoso. Sharrouf già nel 2005 era stato arrestato assieme ad altre otto persone in un’operazione antiterrorismo. Dopo quattro anni, fu liberato perché “depresso” (poverino) e, per ringraziare il governo, riprese a frequentare dei fanatici religiosi e a radicalizzarsi ulteriormente fino ad unirsi a Daesh. Entrambi i soggetti erano nati a Sydney ma, nonostante le scuole e la vita in stile anglosassone, la parola degli imam è stata più forte e intrigante. Entrambi furono poi uccisi a Mosul, in Iraq, nel 2015.
I cattivi maestri
Ecco perché bisogna prestare attenzione alle seconde e terze generazioni di ragazzi nati in Italia, ma che subiscono il fascino malefico dei “cattivi maestri” religiosi. Dagli ultimi resoconti della nostra intelligence (sicuramente migliore di quella australiana), la radicalizzazione dei giovani musulmani pare in forte ascesa. Ora il governo australiano sta dicendo che i due responsabili dell’eccidio si sarebbero addestrati presso delle unità dell’ISIS presenti nelle Filippine, ma parrebbe una bufala. D’altro canto, sparare su civili inermi e disarmati non richiede una preparazione militare, tanto che uno dei due è stato disarmato – guarda un po’ – da un altro musulmano.
Per la cronaca, l’attentatore rimasto in vita è stato formalmente accusato di 59 reati, tra cui quello di terrorismo (bravi, ci siete arrivati, infine). Quindi niente stupore: se seminiamo vento (come le vacue parole), raccogliamo tempesta. Prendiamone atto.
Maurice Garin
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