Con la recensione al libro di Dario Simonetti è necessaria una premessa: quella dell’autore non è soltanto una narrazione basata sulla ricerca di fonti alternative alla storiografia ufficiale, né si tratta in alcun modo di mero revisionismo. Simonetti mette infatti su carta, documento alla mano, vicende e prospettive autentiche, capaci di offrire una visione inedita e lungimirante a chi sceglierà di accostarsi a queste pagine poco note. Il consiglio, a questo proposito, è di esprimere un giudizio soltanto dopo un’accurata lettura.
L’autore apre la sua indagine collocandosi nella metà di aprile del 1945 per accompagnarci fino alla conclusione del conflitto, svelandoci quei dettagli che negli ultimi decenni sono stati più volte oggetto di inchiesta.
Si tratta di un racconto nel quale Simonetti cerca il più possibile di astrarsi dai giudizi personali. Eppure, è noto: chi affronta temi così viscerali finisce sempre per trasmettere al lettore le sensazioni profonde di chi — pur non avendo vissuto direttamente quelle ore infinite dei seicento giorni sul lago di Como — le ha percepite, sognate e ripercorse lungo un preciso cammino ideologico. Il libro restituisce così queste dinamiche a un pubblico che non si accontenta delle versioni ufficiali, ma sceglie di immergersi senza pregiudizi nel testo.
Del testo, un passaggio in particolare ci colpisce e ci educa direttamente alla militanza:
«…o come Pavolini che, in ottemperanza alle promesse fatte dopo aver fatto concentrare migliaia di camerati delle Brigate Nere a Como, si reca a Cadenabbia dai gerarchi e a Menaggio da Mussolini per metterlo a conoscenza della volontà di resistere di così tanti militi, ma anche per prendere atto che la spirituale ultima battaglia del Fascismo probabilmente non avrà mai luogo, perché il Duce in realtà non ha ancora deciso nulla.»
Un Alessandro Pavolini figura imprescindibile ed essenziale che, proprio in quanto tale, ricorda al suo Duce — in un momento tragico, delicato e lancinante — quanto senza di lui non vi fossero disposizioni operative. L’unica vera direttiva era nota soltanto in termini spirituali: trarre in salvo il Capo del Governo e tentare un’ultima difesa.
Resta la parabola della RSI: un’esperienza che non solo ha segnato col sangue la terra d’Italia per ciò in cui credeva, ma che lascia un’eredità storica che oggi custodiamo e che Dario Simonetti ci ripropone nel suo libro.
Manuel Zavaglia




































































