Violazione di domicilio e occupazione abusiva: quando il proprietario finisce in carcere
In Italia il crimine lo paga la vittima?
In nessun paese civile la vittima di un crimine, se si difende, è costretta a risarcire il criminale; da un crimine nasce un diritto per il criminale. Pensate sia l’unico caso? No, l’ideologia «liberale» ha stravolto tutto il nostro diritto. Infatti,ancora, in nessun paese civile il proprietario di una casa finisce in carcere per aver provato a rientrare nella sua casa rubatagli, occupatagli da malviventi che con violenza l’hanno occupata.
A Torino una madre e i suoi due figli scoprono la seconda casa di famiglia occupata da uno sconosciuto senza titolo. Si presentano, nasce una colluttazione con ferite lievi. Risultato: i proprietari in cella, l’abusivo a casa. Per il giudice sono pericolosi perché potrebbero «reiterare il reato», ossia tentare di nuovo di rientrare in un immobile che è loro. Certo, l’art.614 c.p. prevede da 1 a 4 (o da 2 a 6, se con violenza) anni la condanna di chi viola il domicilio; apparentemente vi è tutela da parte del diritto.
La Cassazione sta con l’abusivo
Ma questo reato viene quotidianamente reiterato – l’occupazione abusiva – e non produce conseguenze evidenti per chi lo commette. Difendere la proprietà in Italia è più pericoloso che violarla; avete mai sentito di condanne in questo campo?Non è un giudice impazzito a Torino. È giurisprudenza consolidata. La Cassazione ha stabilito che chi occupa abusivamente un immobile gode della tutela penale del domicilio.
Cassazione penale Sez. V, sentenza n. 46270 del 17 dicembre 2022
«In tema di violazione di domicilio, il delitto di cui all’art. 614 cod. pen. tutela non il diritto formale di proprietà dell’immobile, ma il rapporto di fatto con l’abitazione. La violazione del domicilio presuppone l’esistenza reale ed attuale del domicilio stesso, con l’esercizio di tutte le attività domestiche che godono della tutela della legge penale.»
L’articolo 614 protegge quindi il luogo in cui una persona si trova, non il luogo in cui ha diritto di trovarsi: l’abusivo ha il «domicilio», e il proprietario che entra in casa propria, ma occupata, commette «violazione di domicilio».
Diritto arbitrario: quando la serratura è reato
Un proprietario è stato condannato per aver cambiato la serratura della porta di ingresso del suo appartamento occupato.Un altro per aver rimosso i beni dell’occupante. Infatti, tutto questo purtroppo non è considerato difesa della proprietà legittima, tentativo, stante l’inerzia dello Stato, di rientrare in possesso dei propri beni (e se do un pugno al borseggiatore per riprendermi il portafoglio?), ma esercizio arbitrario delle proprie ragioni e quindi reato. Anche in questo caso, quindi,dalla commissione di un crimine nasce un diritto per il criminale.
Questo meccanismo perverso si è molto diffuso nella «giustizia» italiana negli ultimi decenni; si potrebbero fare molti esempi. Si parla di interpretazioni creative della legge, di interpretazioni e quindi decisioni eversive finalizzate allo sconvolgimento dell’attuale sistema politico e giuridico, di eccesso di potere da parte della magistratura… È possibile, ma tutto ciò non spiega appieno le motivazioni sottostanti alle relative decisioni.
La colpa è del liberalismo (e della falsa Destra)
Ritengo, invece, che il fenomeno sia più profondo e ideologico. Si tratta, infatti, della nascita di diritti che potremmo definire «fuori contesto», nel senso che non sorgono dal contesto sociale o comunitario col fine della sua protezione, ma hanno natura del tutto individuale, privi, anzi in opposizione, di qualsiasi legame giustificativo con il contesto sociale del titolare.
Sembra allora evidente che il fenomeno sia del tutto coerente con la concezione liberale, comune a destra e sinistra, della giustizia: «i diritti, poiché scaturiscono dalla ‘natura’ degli agenti, e non dai loro meriti o virtù, non possono che dipendere da una nozione astratta della giustizia, non da una concezione preliminare del bene o della vita buona» (da Alain de Benoist, «Critica del liberalismo»). Inutile dire, alla fine, che una «Destra» vera non è liberale.
Giovanni Preziosa
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































