La legge del potere e la svolta americana
Il 2 febbraio 2026, António Guterres, segretario generale dell’ONU, ha detto che “quando la legge del potere sostituisce il potere della legge, le conseguenze sono profondamente destabilizzanti”. Concetto ineccepibile, che, però, appare almeno inopportuno, se pronunciato da quel pulpito. Probabilmente è un segno dei tempi. Gli Stati Uniti a trazione Trump hanno sorpreso il mondo intero nel 2025, per la mitragliata di trasgressioni e atti in totale controtendenza con la storia del suo Paese, che da 81 anni plasma quella europea, italiana in particolare. La presidenza Trump ha carattere “trasformativo” – come ha scritto Mario Del Pero in “Buio americano. Gli Stati Uniti e il mondo nell’era Trump”, ed. Il Mulino, 2025 – nel senso che è “capace di promuovere profondi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali destinati a sedimentarsi, durare nel tempo e modificare radicalmente il paese”.
L’ideologia dell’America First e le radici della Dottrina Monroe
Non c’è solo un calcolo egemonico per acquistare maggior potere da parte degli USA. C’è una vera e propria ideologia che guida l’amministrazione americana, sotto Trump. Una filosofia e una linea di pensiero che non è relegata solo negli ambienti estremisti dell’America First, quanto ad un intero corpo elettorale che considera il continente americano come zona d’influenza degli USA per evitare di avere vicini Paesi ostili. Si tratta di qualcosa di non nuovo, perché la “dottrina Monroe” prende il nome dal presidente James Monroe, che nel lontano 1823 decretò il rifiuto di ogni intervento di natura coloniale da parte di altri paesi nel continente americano. Innocenzo Cipolletta, nel suo libro “Dopo Trump: il futuro della globalizzazione”, ed. Laterza, 2026, osserva, a ragione, che tale linea si è arricchita nel tempo di altre pulsioni: contro il pensiero woke che penalizza i bianchi “normali” per favorire le minoranze di razza, di sesso e di qualsiasi altra ragione; contro gli immigrati che portano criminalità, corruzione e deviazioni religiose, per una politica assolutamente pro-life; contro la scienza e gli scienziati che vogliono imporre soluzioni costose e contrarie alle abitudini consolidate degli statunitensi; contro gli ambientalisti che impoveriscono il paese impedendogli di usare le sue riserve di petrolio e gas; contro le organizzazioni internazionali che succhiano risorse e fanno gli interessi degli altri paesi e così via.
Gli effetti sull’Europa e la rottura degli equilibri globali
Il vento politico americano soffia sempre anche in Europa, ove i partiti conservatori e identitari hanno trovato manforte e sostegno nei confronti del progressismo più accentuato, sebbene non siano riusciti ad andare molto in là, oltre i proclami e un grande consenso popolare. Poi, in corso d’opera, sono iniziate le guerre, e si sono amplificati i conflitti, stravolgendo tutti gli equilibri globali. Per la prima volta, il disimpegno con la UE e con la NATO ha dimostrato tutta la debolezza del Vecchio Continente, privo di politica, di difesa comune, di strategia, di dollaroni che prima arrivavano come l’acqua a rubinetti completamente aperti.
Verso un nuovo ordine mondiale post-globale
Cipolletta conclude, scrivendo che “il mondo ha subìto una frattura difficilmente reversibile con la seconda presidenza Trump. Una volta che avremo superato la fase di congelamento della globalizzazione, che l’Europa avrà ricomposto le sue fratture e sperando di non aver dovuto affrontare nuovi conflitti bellici, ossia una volta che saremo usciti dal tunnel del regresso che dovremo attraversare nei prossimi anni, sarà necessario mettere mano al nuovo ordine mondiale e dare il via ad un nuovo processo di globalizzazione, questa volta controllato dagli Stati nazionali e non dalle imprese e dai mercati, e supportato da organizzazioni internazionali più autorevoli, perché più rappresentative delle popolazioni e delle nazioni del mondo”.
Il rinnovamento del Congresso e le prospettive di midterm
Il 120° Congresso si appresta a vedere un numero insolitamente elevato di volti nuovi. In vista delle elezioni di medio termine di novembre, almeno 83 membri uscenti della Camera e del Senato degli Stati Uniti non torneranno ai loro seggi. Già ora, il 119° Congresso appare diverso da quando è iniziato nel gennaio 2025, dopo alcune dimissioni e alcuni decessi. Ma il ricambio previsto alla fine del mandato sarà ancora più elevato. Le ragioni sono diverse: alcuni membri hanno annunciato il loro ritiro dopo decenni di servizio, altri hanno cercato di ricoprire incarichi diversi. Un numero maggiore del solito ha perso le primarie. Secondo Ballotpedia, a luglio il numero di parlamentari che non si ricandideranno è il più alto dal 2000.
Numeri del ricambio politico e l’incognita dell’anatra zoppa
Secondo un’analisi del TIME, almeno 70 deputati in carica alla Camera dei Rappresentanti – 30 democratici e 40 repubblicani – non si ricandideranno per un altro mandato. Anche al Senato, 13 senatori uscenti non prevedono di tornare l’anno prossimo. Questi conteggi non includono i 16 legislatori che si sono dimessi o sono deceduti durante il 119° Congresso. Con alcune primarie ancora in corso, per non parlare delle elezioni generali di novembre in cui ogni seggio della Camera e 35 con l’elezione dei senatori in programma, il numero di volti nuovi attesi nel prossimo Congresso non potrà che aumentare. Trump dovrà affrontare l’altra metà del suo secondo mandato come un’“anatra zoppa” perché senza maggioranza parlamentare. Sarà costretto a ridimensionare tutte le sue politiche, comprese le più difficili, che coinvolgono tutti, Iran e Ucraina in testa.
Le esercitazioni militari e la lezione dei droni ucraini
Secondo una notizia in esclusiva riportata dal Wall Street Journal, le Forze armate americane avrebbero avuto la peggio in un’esercitazione condotta “contro” quelle ucraine. L’esercitazione, dal titolo Combined Resolve, si sarebbe tenuta quest’anno in Germania. Il cuore della simulazione riguardava la conduzione di operazioni in un territorio saturo di droni. I dronisti ucraini avrebbero a più riprese distrutto i mezzi degli americani, che tentavano di espugnare una postazione fortemente difesa dagli ucraini del reggimento “Nemesis”. Nonostante il risultato, nel corso delle due settimane di operazioni, le forze statunitensi hanno avuto modo di assorbire l’esperienza dei dronisti ucraini, migliorando di volta in volta la performance.
Il ritardo tattico della NATO e il nuovo assetto multipolare
Simili esercitazioni, in passato, avevano dato risultati analoghi. A settembre del 2025, una simulazione navale aveva visto le forze ucraine – che utilizzavano droni Magura – vincere in cinque scenari su cinque. Lo stesso era avvenuto durante un’esercitazione tenuta sull’isola di Gotland (Svezia) lo scorso maggio. I risultati sottolineano come le forze Nato abbiano ancora molto da apprendere in termini di utilizzo operativo dei droni e sopravvivenza nel nuovo campo di battaglia. Tuttavia, sottolineando l’enorme valore dell’esperienza ucraina, che non a caso molti Paesi dell’Alleanza stanno cercando di sfruttare il più possibile. La concorrenza cinese non si arresta, in tutti i campi. La delusione che il Presidente degli Stati Uniti ha creato ovunque difficilmente sarà riparabile. Il gruppo MAGA è diviso, molti sostenitori della prima ora si sono dimessi o allontanati. L’America, comunque, non potrà permettersi di lasciare nel caos tutto il mondo, ma questo potrebbe accelerare il processo multipolare, che va favorito, anche per questo, al di là della totale miopia politica dei “volenterosi” di muovere guerra, sulle spalle del popolo.
Matteo Castagna
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