Quando la pena diventa ritorsione: sostieni la raccolta firme per fermare l’isolamento diurno in Italia.
Ci sono vicende che mettono a nudo, senza infingimenti, tutta la profonda ipocrisia di un Paese che ama definirsi «patria del diritto». Siamo sempre pronti a vantarci delle nostre garanzie costituzionali e di una tradizione giuridica che teoricamente mette la tutela della persona al centro. Poi però, quando la realtà penitenziaria incontra il livore giustizialista, quelle belle parole si sciolgono come neve al sole.
L’ultimo capitolo di questa deriva si consuma tra le mura del carcere di Parma e riguarda Gilberto Cavallini. La sua è una parabola giudiziaria che ha dell’incredibile: entrato in carcere quando era poco più che un ragazzo, si è visto trasformare nei fatti in un ergastolano senza fine.
La sentenza di Bologna
Un uomo che ha scontato decenni di galera e che oggi si trova schiacciato da un’accusa per un delitto orribile che molto probabilmente non ha mai commesso — una vicenda su cui le pagine del 2diPicche si sono espresse spesso e su cui continueremo a pretendere chiarezza. Ma ciò che sta accadendo in questi mesi va persino oltre la discussione sui processi: siamo di fronte all’applicazione tardiva e postuma di una misura che, se poteva avere una logica nell’immediatezza dei fatti, oggi ha il sapore amaro della rappresaglia a scoppio ritardato.
Dopo quarant’anni di detenzione e dopo aver dimostrato nei fatti un percorso di risocializzazione che gli aveva persino fatto guadagnare la semilibertà, lo Stato ha deciso di calare di nuovo la scure. A seguito dell’ultimo passaggio in giudicato, a Cavallini è stato applicato l’isolamento diurno: una sanzione accessoria che smentisce e cancella d’un colpo solo il valore della pena come strumento di reinserimento. Anziché rivendicare il recupero di un individuo, le istituzioni preferiscono fare un salto indietro nel tempo, ricacciando un uomo ormai anziano in un baratro di solitudine.
Carceri in ferie?
A rendere il quadro ancora più grottesco ci si mette la burocrazia estiva. Con l’arrivo di agosto e la consueta carenza di personale di polizia penitenziaria dovuta alle ferie, la struttura carceraria ha finito per tagliare anche quel minimo di respiro quotidiano garantito dalle due ore d’aria. Il risultato è la reclusione totale, ventiquattr’ore su ventiquattro, dentro una cella sbarrata dal blindo di ferro che impedisce persino la circolazione della luce e del riscontro d’aria. Un blocco organizzativo che si trasforma, nei fatti, in un trattamento inumano e degradante somministrato a un detenuto in nome dell’emergenza estiva.
Questa barbarie non è un incidente di percorso, ma il frutto diretto dell’articolo 72 del Codice Penale, una norma arcaica che prevede l’isolamento diurno come ulteriore afflizione per chi ha accumulato più condanne. Si tratta di una disposizione cieca, sottratta perfino al controllo della Magistratura di Sorveglianza e insensibile a qualsiasi logica di clemenza. Non è un caso che organismi internazionali e comitati contro la tortura denuncino da anni come l’isolamento prolungato oltre le due settimane provochi danni psicofisici devastanti e costituisca una palese violazione dei diritti umani fondamentali. In Italia, invece, lo applichiamo per anni, scambiando la giustizia con il rancore.
Giustizia non vendetta
Non possiamo continuare ad assistere in silenzio a questo scempio. L’articolo 27 della nostra Costituzione parla chiaro: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione. Quando lo Stato sostituisce il recupero con la punizione fine a se stessa, smette di essere garante della legalità e assume i tratti di chi dice di voler combattere.
Per questo motivo invitiamo tutti i lettori del 2diPicche a far sentire la propria voce. È tempo di cancellare dal nostro ordinamento una legge vendicativa e incivile sottoscrivendo la petizione popolare promossa da Bernardo Pino e Pierluigi Scarano per chiedere al Parlamento l’abolizione immediata dell’articolo 72 del Codice Penale.
Firma anche tu la petizione: Petizione Popolare per l’Abolizione dell’Art. 72 del Codice Penale
Redazione
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