Se il retroterra culturale, la religione, la tradizione, la visione futura del mondo, la coscienza della prevalenza dei fini sui mezzi e l’amore per la ricerca della verità — insomma, se una Identità soggettiva e comunitaria preesistente — non pervadessero un partito politico, che differenza ci sarebbe tra questo e la bocciofila del quartiere? Nessuna; nemmeno nelle dinamiche di aggregazione, che resterebbero legate solo a interessi temporanei e soggettivi.
Cos’è la Metapolitica?
Ma cosa intendiamo per Metapolitica? È forse il riferirsi a un “oltre” in senso verticale rispetto alla politica, tanto da avvicinarsi alla filosofia? Certamente gli uomini di cultura se ne occupano da tempo, e i filosofi spesso, dall’alto del loro albero della trascendenza, a volte la guardano con neghittoso sospetto. In questa sede, per necessità di sintesi, consideriamone solo alcune definizioni significative.
Da Panunzio a Veneziani: il pensiero che precede l’azione
Risulta aulica la definizione di Panunzio: “Il disegno architettonico che, con l’ideazione e collaborazione dei cieli, gli uomini si sforzano di compiere in terra, vincendo le resistenze inferiori”. Appare aristocratico, quanto sprezzante, quel riferimento alla necessità di vincere le “resistenze inferiori”.
Entrando nella contemporaneità, Marcello Veneziani la definisce come “il piano superiore della politica, il laboratorio in cui si pensa e si vede più lontano… la Metapolitica indaga quelle linee, quegli ambiti, quei pensieri che precedono la politica, la guidano, la oltrepassano”. In questo caso, è mirabilmente fondamentale la consecutio dei tempi: “quei pensieri che precedono la politica”.
La lezione di Giovanni Gentile
Tornando indietro al secolo scorso, troviamo Giovanni Gentile. Egli non ne dà una definizione diretta, ma afferma prepotentemente che “il sequestrarsi della filosofia dalla politica non è possibile se non a patto di costruirsi una politica astratta… il filosofo fa anche la politica (la teoria politica), studiandola non da spettatore ma con l’interesse che si può mettere nel sistema della propria vita, poiché, per filosofo che sia, non cesserà mai di essere cittadino della sua Patria”.
Il monito ai leader odierni
Ecco dunque un avviso ai costruttori, eredi, federatori, ricercatori di alberi genealogici e leader di partiti politici odierni: nella genetica politica, il pensiero preesiste alla tessera. Non è la tessera che costruisce un’identità politica. Per questo motivo, voi leader e comprimari, prima o poi vi accorgerete che — nonostante l’apparente moltitudine di tifosi — senza un pensiero forte siete solo presidenti di una bocciofila.
Giovanni Preziosa
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