L’illusione dell’esotico e il naufragio della realtà
La vicenda di Nessy Guerra, condannata in Egitto a sei mesi per adulterio dopo aver seguito un uomo con precedenti penali, non è che l’ultimo atto di una farsa tragica recitata su un palcoscenico globale. È il sintomo di un Occidente che, smarrito tra le nebbie del politicamente corretto e l’evaporazione dei ruoli tradizionali, ha perso la bussola del pragmatismo. Ci hanno insegnato che i confini sono orpelli polverosi e che le differenze culturali sono solo sfumature cromatiche in un mondo che deve forzatamente somigliare a una pubblicità progresso o a una serie Netflix. In questo vuoto pneumatico di valori e di tempra, l’essere umano cerca disperatamente altrove ciò che la propria terra non sembra più in grado di offrire.
Da una parte troviamo donne alla ricerca dell’uomo “selvatico”, di una mascolinità primordiale e non filtrata dai sensi di colpa che il femminismo contemporaneo ha iniettato nella figura del maschio occidentale. Dall’altra, uomini che inseguono il mito della compagna devota e accondiscendente, sognando una donna che trovi ancora dignità e gioia nel ruolo di madre e custode del focolare, lontano dalle nevrosi della carriera a ogni costo. È una fuga verso l’esotico che nasce da una carenza interna: la speranza che, varcando una frontiera, si possa ritrovare una natura umana che qui è stata anestetizzata o distorta.
La dura realtà
Tuttavia, l’errore madornale risiede nel credere che questa “purezza” sia separabile dal contesto civile e giuridico che la genera. Quando si decide di fare un figlio o di trasferirsi in culture i cui codici etici e penali sono radicalmente distanti dai nostri, non si sta comprando un biglietto per un film Disney. Ci si espone a una realtà cruda dove il concetto di libertà individuale, per come lo intendiamo noi, semplicemente non esiste. L’amore non basta a colmare il baratro di educazioni antitetiche e consuetudini che, nel momento del conflitto, si trasformano in catene legali.
Il dramma di Nessy Guerra dimostra che la bolla arcobaleno in cui viviamo è un’eccezione fragile, non la regola del mondo. Ignorare i precedenti, la cultura e le leggi di un Paese straniero in nome di un romanticismo ideologico è un atto di superbia che si paga a caro prezzo. Tra questioni penali e divorzi transnazionali, la saggezza popolare del “donne e buoi dei paesi tuoi” si rivela non un retaggio di ignoranza, ma un monito adulto e necessario. Scegliere chi condivide la nostra stessa grammatica sociale non è una chiusura mentale, ma l’unica vera garanzia per evitare che un sogno di evasione si trasformi in una prigione, reale o metaforica che sia.
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