Si parla molto del miliardario americano Peter Thiel, non solo per le sue generosissime donazioni indirette al Vaticano, ma anche per un ciclo di conferenze a porte chiuse che ha tenuto nel mese di marzo, in ambito conservatore, a Roma. Maga convintissimo, è tra i consiglieri e sostenitori di Donald Trump, al quale ha versato 1,2 milioni di dollari. Personalmente, ritengo che i fatti dimostrino che è l’ideologo del Pentagono attuale.
Con un patrimonio stimato per difetto in 30 miliardi di dollari, quando si muove fa rumore, specie ora, in tempi di un conflitto, quello contro l’Iran, che rientra pienamente nella matassa ideologica di Thiel, che trova grande freddezza nei Sacri Palazzi. Thiel da tempo ha identificato l’Anticristo dei tempi moderni nei personaggi e nelle istituzioni che, a suo dire, fingono di portare messaggi di pace e stabilità.
Insomma, il diavolo di Thiel prende le forme della regolamentazione tecnologica, della governance globale e della lotta al cambiamento climatico. Chi sono i suoi nemici? Bill Gates, certo, e anche l’attivista ambientale Greta Thunberg, per dirne un paio.
Certamente ha avuto un peso la presenza nella capitale del primo papa americano, definito “woke” da Thiel: Prevost, critico verso l’amministrazione Usa, da quando Trump è stato eletto, ha posto una grande attenzione verso i pericoli dell’intelligenza artificiale e ci si attende su questo una prossima enciclica.
E’ probabile che parta da qui l’inedito scontro verbale fra il tycoon e il vescovo di Roma, smorzato poi da quest’ultimo, che in Africa ha tenuto un discorso che a molti è apparso distensivo verso il mondo Maga statunitense, in cui ha parlato del “diritto a non migrare”, seguito da un energico invito a rimanere nella propria terra d’origine perché in Occidente non c’è il Bengodi.
L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano definisce Peter Thiel un imprenditore e filosofo, un “tecno teologo” con un profondo interesse per la teologia cristiana e la filosofia, influenzato dal pensiero mimetico di René Girard. Cresciuto in una famiglia evangelica luterana, Thiel esplora il concetto di Anticristo come opposizione allo sviluppo tecnologico.
I 22 punti di quello che è stato definito come il “manifesto politico della destra tech” hanno suscitato parecchia preoccupazione e sorpresa per la natura del suo contenuto, definito da più parti come radicale.
Palantir, il cui nome deriva dalla pietra veggente magica del Signore degli anelli, è innanzitutto un’azienda specializzata in raccolta e analisi dati, principalmente nota per il suo sostegno alle operazioni militari e di intelligence del governo americano. I suoi fondatori avanzano precise idee politiche. Tra queste, l’opposizione più totale all’approccio economicista della Silicon Valley, che secondo loro deve scontare «un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa».
«L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo esplicito di partecipare alla difesa della nazione» si legge nel primo punto del post. A questo impegno, le compagnie tecnologiche statunitensi si sarebbero sfilate più volte.
Il co-fondatore di Palantir fa l’esempio di alcuni dipendenti di Microsoft che nel 2019 si erano rifiutati di lavorare a un progetto che prevedeva lo sviluppo per le Forze armate americane di cuffie virtuali da utilizzare per pianificare le missioni e l’addestramento.
O ancora, quando una protesta dei dipendenti di Google nel 2018 spinse l’azienda a non rinnovare un contratto di collaborazione con il Pentagono in merito a un’iniziativa denominata progetto Maven, che prevedeva lo sviluppo di un sistema per contribuire all’analisi delle immagini satellitari.
Più recentemente, ad avanzare pretese di natura etica è stato Dario Amodei, Ceo di Anthropic, che si è rifiutato di mettere al servizio del Pentagono i suoi modelli avanzati di intelligenza artificiale per scopi militari. A servire gli interessi della nazione, tuttavia, non devono essere solo gli ingegneri e le élite della Silicon Valley, ma anche i cittadini comuni. Il sesto punto del programma afferma, infatti, che la leva militare obbligatoria deve essere reintrodotta.
«Dovremmo, come società, prendere seriamente in considerazione l’idea di superare il modello di una forza armata composta esclusivamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se il rischio e il costo saranno condivisi da tutti», si legge nel manifesto.
L’accelerazionismo efficace è un altro pilastro dell’ideologia di Palantir. Eliminare qualsiasi vincolo allo sviluppo delle nuove tecnologie è necessario perché «i nostri avversari non si fermeranno per indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la difesa» si legge nel quinto punto del post.
Questa appare come la preoccupazione più sentita da Karp, che nel suo libro scrive: «In questa nuova era di intelligenza artificiale avanzata, che offre ai nostri avversari geopolitici l’occasione più ghiotta dai tempi dell’ultima mondiale di mettere in discussione il nostro status globale , dovremmo tornare a quella tradizione di stretta collaborazione tra industria tecnologica e governo».
L’era della deterrenza atomica, secondo il Ceo di Palantir, sta infatti ormai tramontando per lasciare spazio a un’epoca basata su quella garantita dall’IA. Senza le aziende tecnologiche capaci di sviluppare «sciami di droni e robot», sistemi d’arma che «la faranno da padrone sui campi di battaglia di domani», la primazia di Washington nel globo non sarà più una garanzia.
Secondo Palantir, si legge nel quarto punto del manifesto, le società democratiche devono tornare a sviluppare hard power per prevalere. Significa “potere duro o coercitivo”, attraverso l’uso di mezzi militari ed economici da parte di uno Stato per influenzare direttamente il comportamento di altri attori internazionali.
Strumenti tipici includono aggressioni militari, sanzioni economiche, minacce di forza o alleanze difensive. Si contrappone al soft power, basato su attrazione e persuasione culturale. Le azioni di Trump, fra dazi, sanzioni, minacce e attacchi in Groenlandia, Venezuela e, improvvisamente, in Iran non possono essere liquidate, come si sente dire in Italia, come fossero opera di un matto, perché, in realtà, sono perfettamente figlie dell’ideologia hard power della tecno destra americana.
Infine, per Palantir è chiara la convinzione che la Silicon Valley debba svolgere un ruolo attivo nell’affrontare la criminalità più violenta. Il che significa sdoganare un approccio alla sicurezza pubblica basato sulla sorveglianza di massa, ambito in cui Palantir è tra le società leader. Il manifesto di Palantir assume dunque una posizione molto chiara: l’industria tecnologica deve porsi al servizio della nazione per garantirne il primato globale.
Nel Regno Unito, l’adozione della tecnologia Palantir da parte del Servizio Sanitario Nazionale ha suscitato critiche aspre, con alcuni parlamentari che hanno chiesto al governo di Keir Starmer di avvalersi di una clausola di interruzione anticipata del contratto da 446,4 milioni di dollari.
Quando un’azienda pubblica un testo così politico, il punto non è solo il contenuto. Nel caso di Palantir, che lavora con Difesa, intelligence, agenzie di immigrazione e polizia, il manifesto può essere letto anche come l’espressione di idee e concetti legati ai suoi interessi economici.
Nella logica di una superpotenza come gli Stati Uniti, determinata a conservare il proprio primato globale, il manifesto di Palantir appare ampiamente funzionale. La rivista online Lumina, specializzata in analisi geopolitiche, ha spiegato, forse unica in Italia, questi dettagli con grande ragionevolezza.
Questa reazione USA al multipolarismo diventa molto pericolosa, per evidenti motivi, anche se viene ammantata di elementi pseudo-religiosi per donarle un’aura di bontà, attrattiva in epoca di decadenza e secolarizzazione. Più che altro, occorre che tutti i Paesi comprendano la finalità economico-politica di questa ideologia, che si fonda su profitto e predominio e dice agli altri: “prendere o lasciare”. Se prendi stai tranquillo e protetto, pagando la nuova società IA, se lasci, rischi parecchio, in tutti i sensi.
di Matteo Castagna
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































