Anche a Chieti si è concluso il periodo elettorale, ha vinto il centrosinistra con poco più di mille voti di differenza (non che tra centrodestra e centrosinistra ci siano differenze tali da farci tifare per chi ha perso, è solo un dato di fatto). Ma ciò di cui vogliamo parlare è altro. Ed abbiamo atteso la fine delle elezioni per farlo perché, come ci è stato fatto saggiamente notare, avremmo in qualche modo fatto pubblicità gratuita alle persone e agli schieramenti coinvolti nella seguente vicenda.
C’è un limite, un confine sempre più sottile ma pur sempre netto (per chi ha ancora occhi per vedere), oltre il quale la politica smette di essere anche solo lontanamente dignitosa e diventa puro spettacolo della decadenza. E per quanto il Berlusconismo ci abbia abituato alla degenerazione dei costumi, questa volta si è nuovamente superato il limite. A Chieti infatti, nelle ultime amministrative, quel confine è stato varcato senza pudore.
La campagna sui siti Hot
Un candidato della sinistra locale – uno di quelli che amano pontificare su diritti, inclusione e “valori progressisti” – ha scelto di condurre parte della sua campagna elettorale attraverso siti porno e applicazioni di incontri. Non è una diceria, non è un’esagerazione: è la dinamica emersa chiaramente dai fatti e finita su varie pagine social e giornali online. La stessa persona che aspira a gestire la “cosa pubblica” della città ha ritenuto strategico rivolgersi agli elettori proprio lì, dove la carne è merce, il desiderio è merce e l’intimità è ridotta a swipe e transazione.
E qui sorge la domanda che nessuno, a sinistra, sembra porsi: come si può parlare di bene comune, di amministrazione della res publica, di alti valori etici e civili, utilizzando canali che per loro stessa natura sono progettati per disintegrare ogni forma di pudore, di responsabilità e di coscienza?
Coerente con la fazione politica
Il porno non è un “divertimento innocente”. È uno strumento potentissimo di sovversione antropologica. Lavora in profondità: anestetizza la volontà, riduce l’altro a oggetto, abitua la mente a una sessualità senza legami, senza futuro, senza sacralità. È la perfetta arma della modernità liquida: distrugge il senso del limite, della fedeltà, della famiglia, della comunità. E oggi la politica – quella di sinistra, quella che si autoproclama “illuminata” – non si limita più a tollerarlo. Lo usa. Lo cavalca. Lo rende strumento di propaganda (presso che lo è sempre stato, ma in modo diverso).
Che messaggio passa all’elettore? Che per ottenere consenso si può (e si deve) scendere fino al livello più basso della degradazione contemporanea. Che la distinzione tra sfera pubblica e sfera privata è morta. Che anche chi dovrebbe rappresentare la città può tranquillamente mescolarsi alla palude dell’istinto più grezzo senza provare alcun imbarazzo.
È questa la nuova frontiera della sinistra? Non più solo il relativismo culturale, non più solo l’ideologia gender o l’immigrazionismo sfrenato. Ora è arrivata alla fase ultraterminale: la mercificazione totale dell’immagine di sé e della propria candidatura.
La politica come prodotto sessuale
Un candidato che si rivolge agli utenti di OnlyFans o di app per incontri occasionali non sta semplicemente “usando i nuovi mezzi di comunicazione”. Sta dicendo, implicitamente, che la politica è ridotta allo stesso livello di un prodotto sessuale: qualcosa da consumare in fretta, senza impegno, senza valori, senza memoria.
E noi, dall’altra parte, continuiamo a parlare di Buona Battaglia, di formazione, di radicamento, di identità, di alto e di basso. Perché proprio in questo squallore si misura la distanza abissale tra due mondi.
Da una parte c’è chi pensa che la politica sia ancora una cosa seria, legata alla cura della comunità, alla difesa della tradizione, alla costruzione di un futuro per i propri figli. Dall’altra c’è chi ha deciso che tutto è lecito, che tutto è fluido, che anche la candidatura a sindaco o assessore può passare per il mercato della carne e del desiderio usa-e-getta.
Il caso di Chieti non è un incidente di percorso. È il sintomo di una decomposizione avanzata della politica. Quando la sinistra arriva a questo punto, non ha più bisogno di nemici esterni: si autodistrugge con le sue stesse proposte.
Sergio Saraceni
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