Mark Rutte, segretario generale della NATO, nel tentativo pietoso di compiacere Trump dimostrando quanto la NATO sia pur sempre una coalizione di vassalli al servizio degli USA, in un’intervista a Fox News ha parlato del contributo dei paesi europei alla guerra all’Iran, dichiarando, tra l’altro: ” Comprendo perfettamente la delusione, ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione.
Quindi si tratta di un numero enorme…Se si guarda a tutta l’Europa, si parla di un numero compreso tra 4.000 e 5.000 missioni di volo… Un Paese come la Romania, nella sua capitale Bucarest ha dovuto ridurre il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto veniva utilizzato come deposito per le aerocisterne. Quindi tutto questo sta accadendo”.
Le solite esternazioni infelici di Rutte
Con ciò, il maldestro segretario NATO, che non è nuovo ad uscite infelici e non brilla per particolare acume, ha seminato enorme imbarazzo nei governi coinvolti dalle sue dichiarazioni, che si sono subito precipitati in precisazioni e distinguo. In particolare, il nostro Ministero della Difesa ha specificato:” Sono state autorizzate esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche, nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti. Le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro, come è noto, l’Italia non ha concesso l’autorizzazione.”
A beneficio dei lettori, va chiarito che, in ambito militare, le attività di natura cinetica sono quelle operazioni che comportano l’uso della forza letale o di armi convenzionali per infliggere danni fisici a bersagli nemici. Tutto bene, quindi? Non proprio. Perché rimane il fatto che l’Italia e altre nazioni europee abbiano fornito, in forza dei trattati in essere, supporto tecnico e logistico ad una guerra di aggressione, illegittima, che, oltre a migliaia di morti, ha provocato danni enormi all’economia mondiale e agli equilibri geopolitici dell’intero Medio Oriente. Sulla carta, la NATO sarebbe un’alleanza difensiva.
Il servilismo nei fatti
Lo scivolone di Rutte ha dunque acceso i riflettori su una condizione di servaggio a cui la nostra ed altre nazioni si trovano sottoposte. In questa guerra, pur senza un nostro contributo “cinetico”, appunto, abbiamo assistito ad una piena condivisione delle parole d’ordine che l’hanno animata. Il mantra ripetuto da Meloni e da tutto il centrodestra (ma anche da buona parte dell’opposizione) “L’Iran non deve avere l’arma atomica”, non viene mai seguito da una giustificazione.
Non viene chiarito perché, viceversa, l’arma atomica la possa possedere l’unica nazione che l’abbia già usata, gli Stati Uniti. Non viene spiegato perché, invece, l’arma nucleare possa essere posseduta da Israele, che sta mettendo a ferro e fuoco tutto il Vicino e Medio Oriente fino a sabotare, con i bombardamenti in Libano, il faticoso percorso di pace tra USA e Iran. Se si guarda ad un’altra potenza nucleare, la Corea del Nord, appare chiaro come la disponibilità di armamenti nucleari rappresenti, nel contesto attuale, se non altro, una garanzia per essere lasciati in pace dai bulli di turno.
Un movimento patriottico deve necessariamente avere, nella propria visione, la prospettiva di un’uscita dalla NATO e della genesi di nuove alleanze, su basi paritarie, con nazioni non solo europee, in un’ottica multipolare. I tempi per liberarsi dalla sudditanza a stelle e strisce sono maturi.
Raffaele Amato
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