MERCATO LIBERO, CONSISTENZA ZERO
Un trimestre stellare per la galassia ENI e dieci giorni di sconto farsa per gli automobilisti: anatomia di un salasso tutto italiano che nessuno vuole fermare.
Il confronto dei prezzi in Europa
PREZZO MEDIO BENZINA EUROPA (31 Luglio 2026)
🇵🇱 Polonia: 1,48 €/l
🇵🇹 Portogallo: 1,64 €/l
🇦🇹 Austria: 1,65 €/l
🇪🇸 Spagna: 1,68 €/l
🇬🇧 Regno Unito: 1,76 €/l
🇧🇪 Belgio: 1,82 €/l
🇫🇷 Francia: 1,88 €/l
🇮🇹 Italia: 2,01 €/l
A leggere questi prezzi è inevitabile, almeno per i sani di mente, chiedersi il perché.
Nessuna pretesa di dare una spiegazione tecnica/formale, ma mettere insieme alcune informazioni banali ma incontestabili forse ci può aiutare.
La natura societaria e il ruolo di ENI
Innanzitutto, la prima da non dimenticare mai, l’ENI privatizzata nel 1992 è una multinazionale S.p.A. privata al 70%; infatti solo il 28/30% delle azioni sono di proprietà statale, che ne riscuote i generosi dividendi.
È l’ENI che da “intermediario” sostanzialmente monopolista, come si usa in un Paese liberal-liberista, acquista e trasporta, con i suoi oleodotti e gasdotti, tutta l’energia che ci serve, dalla benzina al gas.
È chiaro e normale quindi che, in qualità di azienda privata, il profitto è il suo unico obiettivo e gli azionisti i suoi unici padroni.
Ciò vuol dire che se compra a 10, per soddisfare i suoi scopi societari e creare dividendi (guadagni) per gli azionisti, deve rivendere a 15 anche all’Italia.
Risultati finanziari e agevolazioni fiscali
Ed infatti ENI archivia un trimestre stellare, grazie alle guerre: +7% in borsa, utile netto di 2,3 miliardi, nel semestre 3,6 miliardi, nell’anno se la “crescita”, forse meglio sarebbe dire le guerre, continuano potremmo prevedere i 7-8 miliardi.
Altro dettaglio curioso: nel secondo trimestre 2026 ENI ha potuto contare su un tax rate del 35%, in riduzione rispetto al secondo trimestre 2025 (46%) per effetto del più favorevole “mix geografico dei profitti”. Insomma, ha pagato meno tasse delocalizzando sedi della sua galassia societaria.
Le scelte del governo tra spese militari e accise
Ora pensate a quel prezzo medio della benzina indicato all’inizio di questo pezzo, ma ancor più pensate all’aiuto dato ai cittadini consumatori da questo Governo che solo quest’anno spenderà non meno di 25 miliardi in armi che arricchiscono Trump e permettono a Zelensky di continuare la “sua” guerra, e poi pensate che
per tenere basso il prezzo della nostra benzina, questo Governo ha stanziato “ben” 150 milioni per abbassare solo di 17 centesimi le accise e… solo per 10 giorni.
Sembra un brutto scherzo, ma non lo è: succede se si vota per un Governo liberista che stravede per la grande finanza e non vede per nulla i poveretti che l’hanno votato.
La proposta di un nuovo Piano Mattei
Ma torniamo ai numeri, che a volte sono in grado di mostrare realtà che pochi vogliono vedere.
Parliamo di quello che sarebbe un vero Piano Mattei, ovvero il ritorno in proprietà esclusiva dello Stato dell’energia, che oggi vuol dire nazionalizzare l’ENI.
Infatti se l’ENI oggi fosse statale, come al tempo di Mattei, con solo 3,3 miliardi, degli 8 guadagnati in un anno, di taglio sulle accise porterebbe la benzina a € 1,70 e con 5 miliardi di taglio accise annui anche il gasolio a € 1,70.
Le priorità economiche e le conclusioni sui numeri
Questo farebbe un vero Governo di destra sociale.
Invece si preferisce arricchire la finanza speculativa, le multinazionali, le banche e le assicurazioni, comprare cannoni invece che risonanze per gli ospedali.
Sono certo che anche molti di voi fedeli di questo Governo avrete fatto un po’ di conti; io per essere sicuro, i numeri, li ho fatti controllare anche alla AI.
Giovanni Preziosa
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