Scontri al corteo “Italia in Piazza”: maranza e collettivi saccheggiano la libreria Feltrinelli. Il corto circuito ideologico e la lezione della storia
C’è una legge divina che la Sinistra nostrana tende a dimenticare, è che il Karma ha un senso dell’umorismo sottile, ma decisamente spietato.
Sabato pomeriggio, Torino, corteo dell’ormai consueto “caos creativo” targato Italia in Piazza. Tra cori contro il governo, soliti slogan d’ordinanza e una variopinta fauna composta da collettivi studenteschi, nostalgici della falce e martello e le nuove leve del disagio metropolitano — i cosiddetti “maranza” orfani di identità ma ricchi di felpe con cappuccio —, si è consumato l’ennesimo capitolo del delirio antagonista.
Ma questa volta la realtà ha superato la satira. Il “commando” di novelli rivoluzionari ha pensato bene di fare irruzione e devastare… una Libreria Feltrinelli.
Sì, avete capito bene. La Feltrinelli.
L’incredibile corto circuito della memoria
Non si dovrebbe esultare di fronte a una devastazione o a un reato, sia chiaro. Ma di fronte a un corto circuito di queste proporzioni, trattenere una risata amara diventa un esercizio di stoicismo oltre le nostre forze.
Riavvolgiamo il nastro della memoria storica, quella vera, non quella edulcorata dai salotti radical-chic: Giangiacomo Feltrinelli, l’editore-miliardario con il pallino della lotta armata, fondatore dei GAP (Gruppi d’Azione Partigiana), morì la sera del 14 marzo 1972 sotto un traliccio dell’alta tensione a Segrate, saltato per aria mentre cercava di posizionare del tritolo per sabotare la rete elettrica capitalista. Negli Anni di Piombo, i suoi “ragazzi” — e le varie sigle che ne seguirono — teorizzavano gli “espropri proletari”: entrare nei negozi borghesi e saccheggiare beni in nome della redistribuzione della ricchezza e dell’odio di classe.
E oggi, nel 2026? A cinquant’anni suonati da quelle gesta, i nipotini ideologici della sinistra della protesta e le truppe d’assalto della nuova immigrazione non integrata sono andati a fare l’esproprio proletario… a casa di Feltrinelli.
Una nemesi perfetta. Il mito che divora sé stesso. Il tritolo ideologico che esplode di nuovo in mano ai suoi stessi artefici, esattamente come quel timer fallo a Segrate.

Dalla Lotta di Classe alla Grande Sottomissione
Ciò che è accaduto a Torino non è un semplice episodio di cronaca o di micro-criminalità giovanile: è un avvertimento. È la premonizione di ciò che accade quando si coltiva il nulla.
La Sinistra istituzionale, ormai trasformata in una nuova e pervasiva Democrazia Cristiana del terzo millennio — ben salda nei gangli del potere burocratico, amministrativo e finanziario —, ha abbandonato il popolo lavoratore. Persa la bussola della realtà, affogata nel mare dei diritti fluidi e delle battaglie da ZTL, per ritrovare una parvenza di “carica rivoluzionaria” ha deciso di arruolare il nuovo proletariato: le masse allogene disoccupate e i collettivi allo sbando.
Un’alleanza strategica da geni della geopolitica: cosa ci azzecca, infatti, la rigidità dogmatica e confessionale di certi contesti culturali d’oltremare con l’agenda dei diritti gay e delle teorie gender tanto care ai salotti del PD? Nulla, ovvio. Ma nella testa dei fini strateghi progressisti, la piazza “contro” (contro il governo, contro la destra, contro i fantasmi inventati per coprire il proprio vuoto) giustifica qualsiasi saldatura.
Ed ecco il risultato: frange anarcoidi, nostalgici del comunismo e giovanissimi privi di qualsiasi radice storico-culturale che, uniti nella furia del momento, finiscono per cannibalizzare i simboli stessi della cultura di sinistra.
I Paguri Bernardi della Civiltà Europea
Quelli che abbiamo visto in piazza sono i Paguri Bernardi della modernità: individui incapaci di creare, edificare o strutturare un pensiero complesso, idonei solo a occupare gusci vuoti, consumare risorse altrui e distruggere ciò che non comprendono.
Sradicati dal Diritto Greco-Romano, analfabeti della nostra storia, questi ragazzi sono il prodotto perfetto del modello liberal-capitalista sposato a pieno titolo dalla sinistra globalista: individui senza identità, plasmabili dal caos, pronti ad abbracciare la scorciatoia di regole religiose o ideologiche primitive pur di colmare il vuoto d’anima. È la genesi della Grande Sottomissione presagita da Houellebecq, accelerata da chi pensava di usare il caos per raggranellare qualche voto in più alle prossime amministrative.
I santoni della cultura progressista pensavano di allevare i rivoluzionari del domani per usarli contro il “pericolo fascista” delle Tigri di Carta. Si ritrovano oggi con le vetrine delle loro stesse roccaforti culturali sfondate da chi non sa neppure chi fosse Giangiacomo Feltrinelli, né gliene importa nulla.
Di fronte a questo panorama di macerie ideologiche e materiali, l’unica risposta possibile non è l’attesa rassegnata. È l’appello a chi ha ancora a cuore la propria terra: i Patrioti devono risvegliarsi, presidiare la legalità e difendere le nostre città e la nostra Civiltà prima che l’onda del nulla sommerga definitivamente ciò che resta della nostra identità.
Nel frattempo, alle redazioni dei giornali di sinistra e ai manager del gruppo Feltrinelli non resta che un’amara consolazione: la prossima volta che organizzate un dibattito sull’accoglienza e l’antifascismo militante, ricordatevi di blindare le vetrine.
Redazione
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