Tra baby gang, eversione e trattamenti d’indulgenza, la sicurezza crolla. L’analisi di Preziosa sul ruolo di Forze dell’Ordine e politica.
L’alleanza della piazza e il capovolgimento del monopolio della forza
Anche oggi le cronache sono monopolizzate dalla violenza e dalle devastazioni dei manifestanti e non: ormai le masse violente di giovani “maranza” sono innestate a gruppi di giovani studenti dalla identità etnicamente modificata.
Vorrei preliminarmente ricordare un concetto vecchio come il mondo, ma che Max Weber espresse a Monaco nel 1919: “Lo Stato è quella comunità umana che, all’interno di un determinato territorio, rivendica per sé il monopolio della forza fisica”.
Se la violenza la fa il privato, essa è illecita e lo Stato la combatte con la Forza, anche estrema ma legittima, perché il suo uso è previsto dalla legge e comunque da quel patto sociale con il popolo che gli riconosce il potere/dovere di difenderlo comunque. Se qualcuno ti rapina per strada commette violenza; se un poliziotto lo insegue e lo ferma, sia pure facendo uso delle armi, quella è forza legittima e doverosa in virtù di quel patto citato e delle leggi che lo regolano.
Oggi questi concetti sono capovolti nel nome di una vera e propria eversione tentata da minoranze criminali nelle piazze e spesso anche nei tribunali, dove sentenze permissive e mancati fermi vanificano e mortificano l’operato della forza pubblica.
Lo Stato debole di fronte alle sfide identitarie ed eversive
Questo capovolgimento dei ruoli oggi è ben conosciuto dai criminali di cui sopra: lo sanno e ne approfittano, purtroppo con ragione. Alla criminalità comune si aggiunge l’eversione delle piazze, coltivata o tollerata anche nelle famiglie, nelle migliaia di moschee abusive, nei crescenti tribunali islamici e da ultimo nei ripetuti esperimenti di “invasione” peraltro riusciti compiuti da quei giovani.
Tutto ciò è sintomo chiaro e indiscutibile non solo della debolezza di questo Stato, ma — ciò che è peggio — della dichiarata volontà di conquista e di supremazia sulla nostra flebile, regressiva ed ecumenica democrazia. Quando la forza pubblica viene delegittimata e lo Stato rinuncia a esercitare il suo monopolio della forza, il popolo esige giustamente di essere difeso e, quando ciò non avviene, ritiene inutile anche il più democratico degli strumenti in suo possesso: il voto, alimentando così un inevitabile ed eversivo astensionismo.
Riconquistare l’Autorità: la strada per ripristinare la sicurezza
Deve essere anche chiaro che non tocca in assoluto alle Forze dell’Ordine avere sentimenti di “comprensione”, “inclusione” o altre amenità del genere: queste sono prerogative di altri. Il Carabiniere o il Poliziotto nel suo intervento, sia esso preventivo o repressivo, usa sempre l’Autorità che lo Stato — in maniera chiara, evidente e pubblica — gli attribuisce. Quando questa attribuzione, o meglio sarebbe dire immedesimazione dello Stato, è incerta o manca, anche lo schierare per le strade i carri armati sarebbe comunque percepito come una resa.
In segno di ottimismo mi piace sottolineare comunque che, se questo governo o qualsiasi altro futuro decidesse di “fidarsi” ridando dignità ai suoi uomini e donne in divisa — che hanno fatto un giuramento cui fino ad ora non sono mai venuti meno —, i reali eventi di insicurezza, almeno quelli delle piazze, svanirebbero come neve al sole.
Giovanni Preziosa
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