23 ottobre 1956 la lotta per la libertà: la memoria dei giovani di Budapest e la lezione di coraggio contro l’oppressione.
A settant’anni di distanza dai drammatici giorni della Rivolta di Budapest, il 2diPicche non si può esimere dal rendere omaggio al coraggio eccezionale e al sacrificio degli eroi che difesero la libertà dell’Ungheria.
Era l’autunno del 1956. Lo stalinismo sovietico teneva sotto il proprio tallone oppressivo, in nome dell’internazionale socialista e del Patto di Varsavia — alleanza militare speculare alla NATO e non meno pervasiva nei suoi dispositivi d’occupazione — i popoli dell’Europa orientale assoggettati al termine della Seconda Guerra Mondiale. Ma dal 23 ottobre al 4 novembre di quell’anno, i ragazzi di Buda e gli operai di Pest decisero di spezzare la catena della sottomissione, imbracciando le armi per riconquistare la propria indipendenza.
La sinistra italiana e la fedeltà a “La Voce del Padrone”
Mentre per le strade di Budapest si consumava il sacrificio degli insorti, in Italia assistevamo allo spettacolo desolante di una sinistra politica e culturale servilmente obbediente a Mosca. Come ricorda con efficacia Umberto Maiorca nella sua prefazione alla graphic novel L’Angelo di Budapest, il quotidiano L’Unità arrivò a definire quei giovani patrioti «teppisti», «spregevoli provocatori» e «nostalgici del regime di Horthy».
Palmiro Togliatti e i vertici del PCI scelsero senza esitazione da che parte stare. Togliatti affermò con cinismo che una protesta contro l’URSS sarebbe stata giustificata solo se Mosca non fosse intervenuta con tutta la sua forza per «schiacciare il fascismo nell’uovo». Gian Carlo Pajetta magnificò in Aula la funzione dell’«esercito sovietico liberatore», mentre Pietro Ingrao firmava l’editoriale «Da una parte della barricata a difesa del socialismo».
La fedeltà ideologica al Cremlino prevalse su qualsiasi senso di giustizia, arrivando alla formulazione del noto e agghiacciante principio togliattiano per cui «si sta con la propria parte anche quando sbaglia». Nemmeno di fronte alla condanna a morte del premier Imre Nagy — impiccato nel 1958 dopo un processo farsa insieme al generale Pal Maleter e al giornalista Miklós Gimes — vi fu dignità: Togliatti si limitò a chiedere a Mosca unicamente di rinviare l’esecuzione a dopo le elezioni politiche italiane per non danneggiare il consenso del partito.
Soltanto Pietro Nenni e il PSI avviarono una sofferta riflessione che li portò a restituire il Premio Stalin e a riconoscere che l’economia pianificata dello Stato totalitario genera solo oppressione, in netto contrasto con l’ortodossia comunista.
Un fumetto per non dimenticare: L’Angelo di Budapest
Per comprendere a fondo il clima, la disperazione e l’eroismo di quelle giornate, invitiamo caldamente alla lettura della graphic novel L’Angelo di Budapest – I giorni della rivolta (pubblicata in Italia da Ferrogallico* nel 2021 e curata nella traduzione dalla stessa casa editrice).

Iniziato su impulso del Governo ungherese per le celebrazioni storiche, il volume è stato scritto da Gábor Tallai e illustrato dalla matita di Attila Futaki (Budapest Angyala, 2016). La narrazione unisce abilmente finzione e rigore storico: la vicenda segue il protagonista John Angel (in origine János Angyal), ex combattente del ’56 rifugiatosi negli Stati Uniti dove è diventato un affermato imprenditore, che decide di far ritorno a Budapest per affrontare i propri fantasmi del passato proprio in concomitanza con la nomina del nuovo ambasciatore russo.
Ciò che rende quest’opera un documento visivo straordinario è il ricco corredo fotografico dell’Archivio Storico Ungherese, che si intreccia con le tavole a fumetti dando una testimonianza diretta e viscerale dei fatti.
L’eredità morale di un popolo in armi
Presentata in Italia nella prestigiosa cornice della Sala “Caduti di Nassirya” del Senato della Repubblica nel novembre 2021, l’opera rappresenta un ponte tra memoria e attualità. Come sottolineato in quell’occasione da Federico Goglio di Ferrogallico, si tratta di «un’opera multimediale che racconta il sacrificio dei ragazzi per le strade della città, che ben rende l’idea del clima di quei giorni».
L’eco di quelle ultime, disperate invocazioni via radio lanciate da Budapest il 10 novembre 1956 — «I carri ci schiaccian le ossa, nessuno ci viene in aiuto […] dite qualche cosa!» — risuona ancora come un monito contro l’indifferenza del mondo.
Ma il ricordo del 1956 non è soltanto un fermo immagine della tragedia; è una lezione viva di dignità. A sintesi del significato più profondo di questa ricorrenza, valgono le parole pronunciate al Senato dall’ambasciatore ungherese Ádám Zoltán Kovács:
«I ragazzi che combatterono quella rivoluzione lanciarono un messaggio che è sempre valido, e cioè che se un popolo decide di prendere in mano il proprio destino può dimostrare una grandissima forza».
Redazione
*La graphic novel “L’Angelo di Budapest, I giorni della Rivolta” la puoi trovare QUI
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:








































































