Senza protocolli chiari e tutelati, l’aumento delle polizie comunali è solo un costo per i cittadini e una corsa ai voti
La riforma della Polizia Locale: un’espansione ad alto rischio politico
È stata approvata in questi giorni la legge delega per la riforma delle Polizie Locali, i Vigili Urbani per intenderci, una riforma importante apparentemente solo tecnica e attesa in realtà tutta “politica”: è il primo intervento organico dalla legge quadro del 1986.
Più tutele per gli agenti, nuove coperture assicurative e antinfortunistiche, patrocinio legale gratuito (sempre) nei procedimenti connessi all’uso delle armi o della “forza”, body-cam e nuove dotazioni, accesso alle banche dati del Viminale, del PRA e della Motorizzazione; le tutele si allargano anche alle malattie professionali, rimborso delle spese di degenza, equo indennizzo, applicazione della disciplina delle “vittime del dovere” agli agenti e ai loro familiari.
Anche le funzioni subiranno incrementi: polizia giudiziaria piena, funzioni di pubblica sicurezza, ecc. Insomma assomiglieranno sempre più ad un corpo di Polizia nazionale; l’unica differenza, fondamentale e a nostro parere anche assai critica, consiste nel fatto che questa polizia sarà assunta, pagata, formata professionalmente e diretta dalla politica, anzi meglio dalla politica locale dei comuni che peraltro è diversa l’una dall’altra soprattutto rispetto ai risultati da raggiungere. Centinaia di polizie comunali con centinaia di fini diversi: è opportuno? A fronte di questa forte tendenza “dispersiva” langue, come sempre, la considerazione, la tutela e la fiducia nelle forze di Polizia nazionali.
Frammentazione e sospetto: le radici storiche della sfiducia statale
Non dimentichiamo che la polizia durante il fascismo era “civile”; solo nel 1943 con il decreto Badoglio ricevette le “stellette” al fine di poterla meglio controllare, ma poi finita la guerra, “liberata l’Italia”, tutti si sono “dimenticati” delle stellette, sino alla riforma dell’aprile 1981 quando la Polizia ridiventa uno strumento civile al servizio dei cittadini e non contro i cittadini come in precedenza qualche volta era stata usata.
Ma la caratteristica credo solo italiana è quella di avere tre Polizie nazionali con competenze generali di cui una civile, smilitarizzata (la Polizia di Stato), una con ordinamento militare (la Guardia di Finanza) e una pienamente militare, anzi formalmente la 4ª Forza Armata (i Carabinieri).
Ora è chiaro che questa inutile tripartizione delle medesime competenze derivi esclusivamente dal timore, da parte di tutti i governi sin qui succedutisi, che queste o una di queste possa assumere un tal potere da costituire un pericolo per il governo in carica; e per carità di patria evitiamo di valutare se una di queste abbia invece assunto un ruolo particolare e fiduciario nella gestione di particolari esigenze statuali.
Dalla mancanza di scudo penale all’uso elettorale della sicurezza
In sintesi dal 1946 ad oggi le F.O. sono viste come un potere potenzialmente autonomo e quindi pericoloso: solo così possono spiegarsi i finanziamenti da sempre scarsi come le dotazioni di mezzi e strumenti, solo così può spiegarsi, soprattutto, la mancata adozione di protocolli operativi per l’Ordine Pubblico chiari e preventivi, solo così può spiegarsi la mancata protezione delle stesse F.O. dal punto di vista penale — un vero scudo penale per le azioni di servizio che si assicurò persino ai medici vaccinatori — e dal punto di vista economico (stipendi e rischi professionali).
Questa latente e in fondo avvertibile sfiducia si è col tempo anche estesa ai cittadini che “scoprono” la solidarietà con le F.O. solo nelle tragedie di queste ultime: infatti usano il “noi” accomunandole a se stessi (come dovrebbe sempre essere) e applaudendole quando ad es. la volante sfreccia bruciando i semafori rossi con sirena e lampeggianti per correre in loro soccorso arrestando i ladri che avevano già sfondato la porta di casa; usano il “loro” quando sono fermi ad uno di quei semafori ipotizzando che “loro” vadano di corsa a raggiungere i colleghi al bar.
Competenze polverizzate
Oggi un governo che si definisce di destra “polverizza” ancor più le competenze sulla sicurezza, per di più senza nemmeno spendere un euro, demandando ai comuni, e quindi a noi cittadini, i maggiori costi delle polizie comunali, incentivando peraltro le sperequazioni e le divisioni con le F.O. nazionali. Premesso che per aumentare, e di molto, la sicurezza non servono interventi costosi, ma solo legislativi/amministrativi, è legittimo allora il dubbio che anche in questo caso la richiesta di sicurezza sia solo un volano per trasformarla in consensi e promesse elettorali.
Giovanni Preziosa
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