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Le priorità del forum di Davos. E le nostre?

Redazione di Redazione
23/09/2024
in Politica
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Le priorità del forum di Davos. E le nostre?

Le priorità del forum di Davos. E le nostre? – Inizia l’annuale sfilata di potenti dell’economia, della finanza e della politica a Davos, la montagna incantata del globalismo.

Il Forum Economico Mondiale (WEF) presieduto da Klaus Schwab – la voce del padrone con accento da Sturmtruppen- fiera internazionale del mondialismo, imbandisce la sua tavola sorvegliato da migliaia di soldati svizzeri (chi paga il conto?) da innumerevoli guardie private e dai servizi segreti di tutto il mondo, per i quali la cittadina elvetica è la Disneyland delle “barbe finte”.

Agenda 2030

L’associazione privata che decide per tutti imbecca i governi degli Stati proclama la grande riconfigurazione generale (il Reset), promuove l’Agenda 2030 e informa che entro il 2030 non avremo nulla ma saremo felicissimi, ogni anno definisce le priorità del mondo.

O meglio le sue, il breviario dei padroni universali di cui il WEF è altoparlante, ventriloquo e consulente. Il 2024 non sfugge alla regola. Il sito ufficiale del Forum, rigorosamente ed unicamente in inglese, una prova ulteriore di chi comanda nel mondo, ha pubblicato un corposo rapporto (“Global Risk Report”, fa più mondialista) sulle volontà e le priorità di lorsignori.

Sono elencati secondo tipologia- economica, ambientale, geopolitica, sociale, anzi societale e tecnologica- i dieci rischi più gravi del prossimo biennio secondo i nostri Superiori.

Il primo, quello che più preoccupa l’oligarchia è la disinformazione, unita alla misinformazione.

Seguono gli eventi climatici estremi, la cosiddetta polarizzazione societale, la cyber sicurezza, i conflitti armati interstatali, la perdita di opportunità economiche, l’inflazione, le migrazioni dette involontarie, la recessione o contrazione economica e infine l’inquinamento.

Bizzarro elenco in cui la guerra viene assai dopo la disinformazione.

I nostri soccorritori (come definire altrimenti chi tanto si preoccupa per noi?) sono inquieti dinanzi al fatto che “tutti gli attori stranieri e nazionali faranno ricorso a pratiche di disinformazione e di manipolazione dell’informazione nei prossimi anni con lo scopo di ampliare ulteriormente i divari sociali e politici”.

De te fabula narratur, parlano di sé stessi. Un brano è illuminante. “Mentre circa tre miliardi di persone si dirigono alle urne in diverse economie (tra cui Bangladesh, India, Indonesia, Messico, Pakistan, Regno Unito e Stati Uniti) nei prossimi due anni, l’ampio uso di disinformazione e manipolazione dell’informazione, e degli strumenti per diffonderla, potrebbe minare la legittimità dei governi appena eletti”.

Cioè, se vincono i buoni e faranno ciò che dicono lorsignori, ci potrebbero essere agitazioni popolari. Se andassero al governo i cattivi, le élite organizzeranno campagne mediatiche: controllano loro stampa e televisione.

“Le conseguenti agitazioni potrebbero variare dalle proteste violente e i crimini d’odio al confronto civile e al terrorismo. Oltre alle elezioni, le percezioni della realtà sono destinate a diventare più polarizzate, infiltrandosi nel dibattito pubblico su questioni che vanno dalla salute pubblica alla giustizia sociale. Tuttavia, con il venir meno della verità, aumenterà anche il rischio di propaganda e censura interna.”

Voce dal sen fuggita: la verità sono loro. “In risposta a disinformazioni, i governi potrebbero essere sempre più autorizzati a controllare le informazioni in base a ciò che ritengono essere vero. Le libertà legate a internet, stampa e accesso a fonti più ampie di informazioni, già in declino, rischiano di degenerare in una repressione più ampia dei flussi informativi in un più vasto insieme di Paesi”.

Una confessione, se a parlare sono gli alti funzionari di chi detiene il potere mediatico. Capito l’avvertimento?

Innanzitutto, per loro non votano Stati, persone, cultura, civiltà distinte, ma semplicemente economie.

Comunque, nel segreto dell’urna dobbiamo comportarci bene, cioè come vogliono loro. Altrimenti verrà meno la verità, ovvero la versione ufficiale.

La gente sarà incline a ribellarsi. La probabile recessione economica potrebbe far pensare che il modello liberalglobalista privato non è così perfetto, generando polarizzazione sociale, ossia il rigetto del sistema da parte delle vittime.

L’ombra lunga del governo mondiale

Significativa è l’ammissione che la convergenza tra progressi tecnologici e dinamiche geopolitiche creerà un nuovo gruppo di vincitori e vinti.

Non sia mai che questi ultimi la prendano male e provino a cambiare politica.

Ci vuole, il sottinteso è lampante, un governo mondiale, una governance guidata da loro, poiché “vi sono diversi conflitti congelati a rischio di intensificarsi nel breve termine. Ciò diventa un rischio ancora più preoccupante nel contesto dei recenti progressi tecnologici. In assenza di una collaborazione sulla regolamentazione delle tecnologie di frontiera, i progressi tecnologici, inclusi quelli nell’IA generativa, consentiranno a una serie di attori non statali e statali di accedere a una conoscenza sovrumana per concepire e sviluppare nuovi strumenti di sconvolgimento e conflitto, da malware ad armi biologiche”.

Epidemie, per esempio.

I cattivi devono essere sconfitti e la formula è dare tutto il potere all’oligarchia, l’unica a conoscere il bene e il male, distinguere la verità dalla menzogna. Quanto alla conoscenza sovrumana e all’Intelligenza Artificiale, la soluzione sembra ovvia; le chiavi del pianeta non possono essere che in mano loro, tanto più che la crescente insoddisfazione del predominio del Nord globale porterà a una lotta di potere multipolare o frammentata.

Di qui la richiesta della cybersicurezza centralizzata (nel Nord del mondo).

Intanto pronunciano vere minacce. Potrebbero attivarsi “migrazioni non volontarie”, un’espressione criptica che può significare ondate di profughi per le “guerre interstatali” – quella di Gaza non lo è e non conta- ma anche l’aumento della pressione verso l’Europa innescata dalla povertà, dai cambiamenti climatici e dagli eventi atmosferici “estremi”, un’altra previsione che lascia perplessi. Sanno di alluvioni, siccità, terremoti o che cosa?

Epidemia X?

Particolare allarme desta l’annuncio di un futuro evento pandemico catastrofico, l’epidemia “X”, dagli effetti venti volte (non diciannove o ventuno) superiori al Covid.

Delle due l’una: o il Forum è un’associazione di indovini- i Tiresia e le Cassandre postmoderne – oppure costoro hanno in mente qualcosa che ignora l’umanità inutile (parola di Yuval Harari, gran consigliori stavolta un po’ in ombra). Vi è una terza ipotesi, assai impertinente.

Qualcuno sta lavorando a qualcosa di grosso? L’epidemia di Sars- Cov2 fu preceduta da una simulazione epidemica organizzata, come dire, in alto loco.

Nella speranza di essere smentiti, incrociamo le dita, prepariamo la mascherina, offriamo il braccio a nuove inoculazioni e applaudiamo i nuovi green pass.

Colpisce la priorità regina di Davos 2024, la disinformazione, con l’appendice del neologismo misinformazione.

La Misinformazione

La misinformazione è un’informazione fuorviante, imprecisa o falsa diffusa senza l’esplicita intenzione di ingannare, destinata ad essere percepita come seria e concreta. Il Forum ci vuole bene, tanto bene: non si preoccupa soltanto della disinformazione (tutto ciò che non passa attraverso i media globali, l’informazione “ufficiale”) ma anche delle nostre percezioni.

Ci vogliono proteggere dalle notizie che non hanno “l’esplicita intenzione di ingannare”.

Chi sceglie le une e le altre, chi definisce il vero e il falso?

Viviamo nella post democrazia: lorsignori sono molto preoccupati dall’esito delle elezioni previste, per cui intendono eliminare tutto ciò che smentisce il loro punto di vista. In tempi di guerra, avanza la censura: si moltiplicano, in Europa e negli Usa,- autoproclamati bastioni della democrazia, della libertà e del progresso- le pressioni e le norme giuridiche che reprimono la libera espressione. Il nuovo nome del dissenso è disinformazione, misinformazione, fake news e discorso di odio, un’espressione che ritroviamo nei documenti del WEF. Gli unici a non odiare siano loro, improbabili “uomini d’amore” (Così parlò Bellavista, Luciano De Crescenzo).

Prepariamoci: siamo tutti misinformati e misinformatori. I rigori della legge si abbatteranno su tutti noi; lo stanno già facendo, tra censure private (Facebook, Youtube ) reati d’opinione, psicoreati come il discorso di odio. Domani sarà peggio, lo dicono senza mezzi termini: diffondere idee, fatti o interpretazioni che non piacciono al potere è disinformazione (reato da punire) o misinformazione (errore da cancellare).

Il secondo rischio globale paventato sulla montagna incantata è la polarizzazione societale. Le parole vanno soppesate, trattate con cura. Hanno paura della nostra opposizione, sanno che non ci piace l’economia globalizzata e la privatizzazione del mondo.

Non approviamo la loro supremazia e la loro dittatura, sempre meno “soffice” e le conseguenze sulle nostre vite. Temono rivolte, una nuova lotta di classe.

Quella dell’ultimo trentennio l’hanno vinta i super ricchi. Ma domani? E se la moltitudine si svegliasse, se non accettasse più di essere carne da cannone e umanità di scarto, inutile per disegni e obiettivi dell’oligarchia?

Bisogna correre ai ripari ed evitare la contrapposizione societale. Ecco un altro insidioso neologismo, la prova dell’importanza della neolingua.

Societale non significa sociale: il termine designa ogni movimento, costume, idea generale presente nella società. Davos è il cento di irradiazione di un’intera visione del mondo, non solo nei rapporti economici e sociali.

L’unicità del sistema di monopoli privati, la distruzione della famiglia, la fluidità sessuale, le ideologie di genere, il femminismo radicale, il vittimismo rivendicativo di certe minoranze, l’atteggiamento generale nei confronti della vita sono i loro valori societali.

La polarizzazione che preoccupa Davos è l’opposizione al modello esistenziale ed antropologico imposto dal globalismo. Evidentemente la nostra “resilienza” è insoddisfacente per i piani di chi comanda: non sopportiamo abbastanza e addirittura, attraverso le procedure della democrazia, potremmo rovesciare il tavolo.

Non si può, non lo permettono. La paura è la loro migliore alleata; quale migliore spauracchio della malattia, del contagio (altra parola diffusa ad arte…) della morte per epidemia.

Libertà sospese a tempo indeterminato, dissidenza vietata, tutto il potere in mano a chi dicono loro. Chi comanda davvero, scrisse Carl Schmitt, è chi decide nello stato d’eccezione.

Quindi, il Forum stesso, organizzazioni transnazionali privatizzate come l’OMS, e, per il residuo potere lasciato agli Stati nazionali- svuotati, ma non ancora sostituiti del tutto – governi “amici”, in mano a soggetti formati e scelti dall’oligarchia stessa.

Hanno pensato a ogni cosa: è operativa la Davos dei giovani, gli young global leader, globalisti in erba scelti dalla cupola. Il capo è l’ultimo figlio di George Soros, Alexander; tra loro brillano giovani politici dalla folgorante carriera, come Gabriel Attal, rampollo dei Rothschild, la monarchia ereditaria del denaro, di ottima famiglia ebraica, omosessuale – fa tendenza- neo primo ministro francese scelto da un altro giovin signore predestinato, Emmanuel Macron.

Tra le prime nomine, quella di Stéphane Séjourné al ministero degli esteri, “coniuge” di Attal, ora (forse) separato.

Nepotismo omo?

No, scelta del migliore su piazza.

Le priorità di lorsignori divergono assai dalle nostre, trascurabile gente comune, quindi inutile. Noi ci preoccupiamo delle bollette energetiche, delle guerre, delle libertà che stiamo perdendo, del lavoro precario e malpagato, della sanità privatizzata, sempre meno accessibile.

Tendiamo a considerare disinformazione la narrazione ufficiale di sistema. Ne sono prova il crollo degli ascolti dei notiziari televisivi e delle vendite dei maggiori organi di stampa. Non siamo d’accordo con la prevalenza dell’artificiale sul naturale, a cominciare dal cibo.

Siamo sempre meno convinti delle narrazioni ufficiali e sosteniamo a larga maggioranza (quando le informazioni riescono a perforare la cappa del silenzio) la lotta degli agricoltori in tutta Europa. Vorremmo votare liberamente e scegliere governi eletti non ricattati, soggetti a vincoli, costretti a svolgere le politiche dettate dai padroni del mondo anziché quelle volute dai popoli.

Ci piacerebbe anche sapere – è la domanda da mille miliardi di dollari- perché organizzazioni private come il Forum Economico Mondiale hanno tanto potere e dettano l’agenda del mondo. Non sapremmo neppure a chi chiederlo, in verità.

Domande che sono una forma di disinformazione tesa alla polarizzazione sociale. Non disturbiamo il manovratore, a Davos e altrove. Stanno lavorando per noi, come assicurano certi cartelli accanto ai lavori stradali.

Roberto Pecchioli

 

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