La questione è semplicemente ridicola. L’articolo 8 della Costituzione è chiarissimo: al terzo scrutinio, se non è possibile ottenere una maggioranza qualificata, per eleggere il Capo dello Stato è sufficiente la maggioranza semplice.
Ergo: perché Giorgia Meloni non ha provato ad eleggerlo nel 2022, un presidente “di destra”? Forse, la premier pensa che gli italiani siano tutti cretini, ma sono in tanti a ricordare come si sia risolta in fretta a rieleggere Sergio Mattarella, squisito prodotto della peggior democristianeria di sinistra.
Dunque, perché ora agitare questa possibilità, se non per il fatto di aver paura – auto-obbligandosi a non fare accordi con Roberto Vannacci – di non riuscire più, nel 2027, a raccogliere la maggior parte dei voti. Ma chi è causa del sono mal, pianga se stesso: i futuristi crescono impetuosamente perché c’è voglia, in Italia, di una destra autentica. Che sia e faccia la destra.
Se Meloni preferisce accettare i diktat dei forzisti – ormai più a sinistra del Pd, nelle questioni morali e identitarie – e di ciò che resta (e ancor meno resterà) della Lega, fatti suoi. Perché Vannacci è i suoi elettori dovrebbero suicidarsi per eleggere chi, poi? Elly Schein, nel gioco delle parti che da tempo conduce con Giorgia, dice essere la premier a voler passare di grado. Ma sa che non è vero e di stare solamente aiutando la finta avversaria nel suo gioco di schermi.
L’innominabile o La Russa
Meloni ha due soli e unici candidati, col pedigree istituzionale per fare il presidente della Repubblica: Ignazio Larussa, in riserva, e, come prima scelta l’ex-ministro degli Esteri, ex-vicepresidente del consiglio ed ex-presidente della Camera.
Solo che anche lei – come chi scrive – si troverebbe in forte imbarazzo a farne il nome in pubblico. Altre carte, nel mazzo di Fd’I, non c’è ne sono. Quali grandi scienziati, intellettuali, giuristi o imprenditori sono stati arruolati dal partito?
La classe diligente (non è un errore) è affidabile, ma non utile. Quindi, lasci perdere il Quirinale, la Meloni, se non si ha il coraggio d’esser autenticamente destra o, peggio ancora, per bloccare l’impetuosa crescita di una destra altra.
La battaglia per il Colle è cosa troppo seria, per essere ridotta a mezzuccio elettoralistico contingente. Gli uomini e le donne di destra non sono figli di un dio minore, come dice Giorgia e ripetono insistentemente i corifei, ma questo non sigjifca ridursi a scegliere, per il seggio più alto, un figlio di buona donna purché sia.
Massimiliano Mazzanti
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