Lo scorso 9 maggio Roma ha ospitato una delle più grandi manifestazioni animaliste degli ultimi anni.
Migliaia di persone provenienti da tutta Italia si sono radunate in Piazza SS Apostoli per chiedere rispetto, giustizia e tutela per gli animali vittime di maltrattamenti, abbandoni, violenze e sfruttamento.
La piazza degli animalisti
Una piazza pacifica, composta da famiglie, ragazzi, volontari, associazioni e cittadini comuni. Una piazza che non chiedeva privilegi, ma civiltà. Eppure, davanti a tutto questo, il silenzio dei grandi media nazionali è stato quasi totale.
Nessun grande spazio nei telegiornali, nessun approfondimento televisivo, quasi nessuna attenzione da parte dei principali quotidiani. Un silenzio che fa rumore e che lascia inevitabilmente spazio a una domanda: perché migliaia di persone in piazza per difendere gli animali non meritano di essere raccontate?
La manifestazione, promossa dall’attivista Enrico Rizzi, ha visto la partecipazione di numerose realtà associative e di volontariato impegnate ogni giorno sul territorio nella difesa degli animali. Tra le associazioni presenti figuravano Alfa Love for Animals, Associazione Bona Dea, M.A.I. Più – Movimento Animalista Italiano, Associazione Gatti Uniti Ostia, Orme sul Cuore ODV, SOS Adozioni 4 Zampe Onlus, OIPA e tante altre realtà locali, rescue, rifugi e volontari indipendenti arrivati da ogni parte d’Italia.
Persone che ogni giorno combattono contro abbandoni, canili lager, maltrattamenti, traffici illegali e sfruttamento animale. Persone che spesso operano lontano dalle telecamere, senza fondi e senza sostegno mediatico, spinte soltanto dall’amore verso creature che troppo spesso vengono trattate come invisibili.
L’incredibile silenzio dei media
Ed è forse proprio questo l’aspetto più amaro dell’intera vicenda. In un Paese dove qualunque polemica riesce a conquistare minuti di televisione e pagine di giornale, una manifestazione dedicata ai diritti degli animali, partecipata da migliaia di cittadini, sembra non meritare attenzione. Eppure il tema riguarda tutti, perché il modo in cui una società tratta gli animali racconta il suo livello di umanità, di empatia e di coscienza civile.
Chi era in piazza il 9 maggio non cercava notorietà. Non chiedeva visibilità personale. Chiedeva attenzione per esseri viventi che soffrono nel silenzio generale, spesso dimenticati fino all’ennesimo caso di cronaca destinato a indignare il pubblico per pochi giorni prima di essere nuovamente archiviato.
Forse il problema più grande non è soltanto ciò che gli animali subiscono ogni giorno. Forse il problema è che troppo spesso nessuno vuole raccontarlo.
Valerio Arenare
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