Il comitato editoriale di Bloomberg del 22 Ottobre 2025 ha scritto che “La Quinta Repubblica francese un tempo prometteva un governo deciso.
Oggi è nota soprattutto per la sua paralisi e il teatrino politico. Il quarto governo del Paese in poco più di un anno è sopravvissuto a malapena ai voti di sfiducia della scorsa settimana, e solo perché ha abbandonato le cruciali riforme pensionistiche volte a rimettere in ordine i conti pubblici del Paese.
Il premio Nobel francese per l’economia di quest’anno, Philippe Aghion, ha definito l’instabilità politica una “tragedia per la Francia”. È anche una lezione per tutta l’Europa”.
I problemi fiscali della Francia e la paralisi partitica sono più che altro la conseguenza di una disfunzione più profonda rappresentata dal fatto che siamo di fronte ad uno Stato che spende liberamente, eppure non riesce a raggiungere i risultati sperati. Quasi 6 cittadini francesi su 10 prendono dallo Stato più di quanto versano.
“Ciò ha portato – continuano gli analisti di Bloomberg – a un deficit di bilancio in forte crescita, stimato al 5,4% del prodotto interno lordo quest’anno, ben al di sopra del limite del 3% imposto dall’Unione Europea”.
Con una crescita prevista molto bassa e un debito in costante aumento, una spesa di questo tipo è insostenibile. Il declassamento del merito creditizio della scorsa settimana, da parte di S&P Global Ratings evidenzia come la situazione politica stia peggiorando le probabilità di risoluzione problemi sistemici più importanti.
Sebbene lo Stato abbia speso 43 miliardi di euro (50 miliardi di dollari) per gli aiuti all’edilizia abitativa nel 2023 – circa l’1,5% del PIL e circa il doppio della media OCSE – i sussidi legati alla posizione geografica e la mancanza di offerta disponibile hanno intrappolato le famiglie in regioni con pochi posti di lavoro.
Nel frattempo, oltre 2,7 milioni di persone sono in lista d’attesa per l’edilizia sovvenzionata. Non c’è da stupirsi che molti siano passati agli estremismi politici.
Le promesse di Macron
Il presidente Emmanuel Macron è salito al potere impegnandosi a rendere la Francia più flessibile e competitiva.
Ci è riuscito inizialmente riformando parzialmente il mercato del lavoro, riducendo l’aliquota dell’imposta sulle società e abolendo l’imposta patrimoniale. Il suo piano del 2023 per aumentare l’età pensionabile da 62 a 64 anni e allungare il periodo di contribuzione avrebbe avuto un impatto misurabile sul deficit. Ma Macron ha evitato i tagli alla spesa necessari per contribuire al pareggio di bilancio e non è riuscito a convincere l’opinione pubblica della necessità di riforme drastiche.
L’aumento delle tasse sui carburanti nel 2018 e i suoi piani per aumentare l’età pensionabile hanno lasciato molti elettori con la sensazione di essere stati presi di mira dalle sue politiche. La riforma delle pensioni è stata sospesa fino a dopo le elezioni presidenziali del 2027, e sarà difficile riavviarla anche allora.
Le conseguenze dei fallimenti di Macron vanno oltre Parigi. L’instabilità nella seconda economia dell’eurozona innervosisce gli investitori; sottolinea, come se ce ne fosse bisogno, come anche le “democrazie mature” facciano fatica a governare, mentre il centro politico si riduce drasticamente.
“La lezione per i partiti tradizionali è duplice. In primo luogo, se i leader non costruiscono rapidamente un consenso sulla necessità di riforme credibili, si creerà una situazione di stallo politico. In secondo luogo, una spesa sociale generosa non basterà da sola a conquistare gli elettori, a meno che questi non vedano anche l’opportunità di migliorare le proprie prospettive.
La Francia ha ancora punti di forza invidiabili: una forza lavoro qualificata, infrastrutture di livello mondiale e una solida base industriale. Ma senza leader politici disposti a spendere in modo più intelligente e a dire ai cittadini la dura verità, rischia di diventare un grave ostacolo per l’Europa” – conclude duramente uno dei media americani più letti al mondo.
di Matteo Castagna
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