La notizia che arriva dalla Serbia è la sintesi più indecente della politica economica globalista imposta alle nazioni. Mentre l’Italia si interroga sul fallimento delle politiche migratorie, il caso Stellantis a Kragujevac svela la verità brutale e cinica che si nasconde dietro l’apertura indiscriminata delle frontiere in Europa: la dittatura del salario minimo globale.
La manovra è chiara: per produrre la nuova Fiat Grande Panda, spinta da un “ottimo andamento sul mercato”, Stellantis non esita a gettare nel tritacarne dello sfruttamento i lavoratori locali, i marocchini, e ora persino i nepalesi, indiani e bengalesi, solo per ottenere un 1% di utile in più.
La Vergogna del Salario Globale al Ribasso
In Serbia, un Paese in via di sviluppo (e per questo prono ai ricatti delle multinazionali), il salario medio locale è di appena 600 euro al mese. Una cifra già insufficiente per una vita dignitosa. Ma l’avidità di Stellantis non si ferma qui: per colmare il gap di manodopera, arrivano 300 operai dal Marocco con stipendi base inferiori (300 euro più indennità di trasferta) rispetto ai serbi. E ora, per raggiungere l’obiettivo irrealistico delle 500 vetture al giorno, si reclutano lavoratori da Nepal, India e Bangladesh.
Questa non è economia di mercato; è pirateria sociale. Stellantis, un’azienda che dovrebbe onorare le sue radici italiane, si comporta come una sanguisuga, sfruttando le debolezze dei governi e delle popolazioni. Il loro obiettivo non è il benessere dei popoli che comprano le loro auto, ma la massimizzazione del profitto tramite la compressione selvaggia dei costi del lavoro.
E mentre Stellantis opera indisturbata in questo sporco gioco al ribasso, un patriota serbo, Damnjan Knezević, è stato arrestato per aver organizzato una marcia di protesta contro l’immigrazione e, soprattutto, contro le politiche statali che permettono questo ricatto salariale. L’arresto di un dissidente che si oppone a questa barbarie economica è il segno che, in questi “Paesi in via di sviluppo”, il potere economico delle multinazionali è più forte della libertà e della dignità nazionale.
Il fallimento dell’accoglienza e la falsa soluzione migratoria
Questa strategia industriale globale si salda perfettamente con il lassismo infantile della classe politica europea sulle frontiere. L’apertura indiscriminata genera l’arrivo di manodopera che è costretta ad accettare lavori a basso costo, spesso al di sotto del minimo necessario a vivere.
Come abbiamo già denunciato sul 2diPicche, i dati ISTAT evidenziano che questa non è integrazione. In Italia, la povertà assoluta è cresciuta a livelli record, specialmente tra le famiglie di immigrati “regolari”: l’incidenza è del 35,2% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri, contro il 6,2% di quelle di soli italiani.
Questi immigrati, arrivati con la promessa di un futuro migliore, finiscono in sacche di povertà e delinquenza, ai margini della società. Con gli irregolari costretti a “dormire sotto i ponti” come homeless senza futuro, e i “regolari” incastrati in lavori da fame, si ottiene solo la distruzione del tessuto sociale e l’aumento della pressione sui servizi, pagati dai poveri italiani.
Tutto questo per cosa? Per garantire manodopera disperata a un sistema che sfrutta sia i migranti che i lavoratori locali (come i serbi) e perfino i lavoratori italiani in trasferta temporanea per non finire in cassa integrazione.
Remigrazione: L’Antidoto alla Dittatura Globalista
Dobbiamo gridare la nostra indignazione di fronte a questo doppio standard: la Sinistra che idealizza l’immigrazione come atto etico e la Destra che la tollera come riserva di manodopera sfruttata. Entrambi sono complici del liberal-globalismo assassino .
Basta con la retorica tossica. È ora di mettere al primo posto i cittadini e la sovranità nazionale, e non le aziende che per un 1% di utile in più si comportano in modo così stupido da uccidere le economie e la dignità dei popoli che, oltretutto, dovrebbero comprare i loro prodotti.
L’unica via d’uscita da questa spirale di sfruttamento e impoverimento è la Remigrazione e Riconquista. Non è un atto di chiusura, ma di responsabilità sociale e sanità economica.
Una speranza viene dal Comitato per la Remigrazione e Riconquista con la sua proposta di Progetto di Legge d’iniziativa popolare per la Remigrazione. Solo attraverso il controllo rigoroso dei flussi, la tutela del lavoro nazionale e l’incentivo al rimpatrio volontario (i punti 1-5 della proposta), potremo ripristinare un vero Stato Sociale che protegga i propri figli e non diventi un gigantesco campo di sfruttamento al servizio delle multinazionali senza patria. Il caos migratorio è un veleno; la Remigrazione è l’antidoto.
Alfredo Durantini
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:







































































