Milano, 5 settembre 2025. A dispetto del sole che brilla, una brezza autunnale accarezza le strade, ma non è il profumo di foglie cadute a riempire l’aria, bensì quello un po’ stantio di un déjà-vu politico. Si prepara il “Gran Carnevale d’Autunno”, come l’ha efficacemente battezzato il Consigliere Luca Rampazzo, e lo scenario è, come sempre, surreale. La cronaca del Corriere della Sera ce lo racconta in un articolo che definisce la situazione come “due cortei a Milano in difesa del centro sociale”, ma la realtà, vista con un po’ di sano cinismo, è ben più farsesca.
Il Partito di Schrödinger e gli altri misteri del corteo
Il cuore del paradosso è lui, il Partito Democratico. Come sottolineato ironicamente da una lucida analisi, il PD parteciperà, ma “non aderirà”. Una mossa degna del gatto di Schrödinger*: il partito è contemporaneamente in piazza e non in piazza. I militanti, i dirigenti e gli eletti ci saranno, a supportare il Leoncavallo (o forse se stessi), ma la sigla ufficiale si asterrà. Il motivo è cristallino: i manifestanti sono lì per attaccare, tra gli altri, il “Modello Milano” e la giunta di Beppe Sala, che il PD stesso sostiene con fervore. È un’acrobazia politica che farebbe invidia al Cirque du Soleil: criticare il proprio sindaco, a cui si chiede la rielezione, per poi tornare in ufficio il lunedì mattina e continuare a lavorare insieme. Un’unità d’intenti che si manifesta nel disaccordo più totale, un abbraccio mortale tra maggioranza e opposizione di sé stessa.
La periferia che non piace abbastanza
Poi c’è la geografia del dissenso. Il corteo, come riporta il CdS, parte da Porta Venezia. Sì, avete capito bene: Porta Venezia. Il luogo simbolo del centro borghese, della Milano che i centri sociali stessi accusano di essersi “gentrificata”. Un gesto di solidarietà verso “chi soffre, gli ultimi, le periferie”, che però non vuole spingersi oltre un certo confine. Si va bene la protesta, ma che sia comoda e raggiungibile in metropolitana. Non sia mai che ci si debba spingere fino in quelle periferie che si dice di voler difendere. Sembra quasi che la compassione, come una buona bottiglia di vino, non debba viaggiare troppo.
Un arcobaleno di contraddizioni
Il corteo sarà un vero e proprio “carnevale”, un caleidoscopio di figure in contraddizione con sé stesse. Ci saranno i centri sociali che hanno sempre accusato il Leoncavallo di essersi “imborghesito”, pronti ora a sfilare per la sua causa. Ci saranno Anpi e Cgil, a fianco di una sinistra antagonista che si scaglia contro il governo locale e nazionale. E, in un tocco di sublime comicità, ci saranno anche “alcuni anziani artisti che al Leonca non mettevano piede da anni”. Persone che, probabilmente, preferirebbero avere un parco giochi al posto di un centro sociale sotto casa, ma che in nome della solidarietà, o di un pizzico di visibilità, sfileranno con il cuore in mano e i popcorn nell’altra.
E a proposito di popcorn, sembra l’unica opzione sensata in questo scenario. Ci sarà da divertirsi, e il servizio d’ordine del corteo dovrà spiegare, con grande diplomazia, ai “compagni anarchici” che “non devono bruciare la città”, come se fosse un piccolo, fastidioso dettaglio logistico.
Nel frattempo, la gente comune osserva, si gratta la testa e si chiede come sia possibile una tale dimostrazione di auto-sabotaggio politico, in un’unica, grande, tragicomica sfilata.
Chi sarà il primo a dare del “borghese” a qualcun altro? E il Pd riuscirà a rimanere “chiaro e visibile” pur non essendoci? Dimostrando così politicamente il paradosso di Schrödinger
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* Nell’articolo, abbiamo usato il concetto del “partito di Schrödinger” in senso figurato e ironico. Affermiamo che il PD, proprio come il gatto nella scatola, si trovava in due stati contraddittori contemporaneamente:
- Stato “vivo”: i suoi militanti e dirigenti sono in piazza, in piena protesta.
- Stato “morto”: il partito ufficiale non aderisce al corteo, supportando tacitamente il sindaco e il “Modello Milano” che la protesta critica.
È una situazione assurda e paradossale, proprio come quella del gatto, in cui la realtà (la posizione politica del PD) non è definita finché non si osserva più da vicino, e comunque rimane ambigua.
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