La Generazione Z e le promesse infrante di Milano
Per tutti i giovani della “Generazione Z” nati e cresciuti a Milano, è ormai evidente che il cammino iniziato nei primi anni 2000 stia procedendo verso una linea piatta, di fronte a un futuro tutt’altro che roseo.
Molti dei loro genitori sono venuti dal Meridione in cerca di una stabilità economica che la precarietà vigente nel Sud Italia non poteva garantire. Di conseguenza, negli anni ’90, si è sentito ampiamente parlare di calabresi, siciliani, pugliesi e napoletani che abbandonavano a malincuore la propria terra natia per venire a popolare il Nord.
Le sfide dell’integrazione e il mito del Nord
Una volta giunti a Milano, i quarantenni dell’epoca hanno davvero tentato il tutto per tutto. Una delle sfide più difficili è stata quella di superare quel confine tra Nord e Sud che la Lega di Bossi, nei suoi “anni d’oro”, cercava di esasperare attraverso la propaganda, demolendo il concetto di “interesse nazionale” per far prevalere il Settentrione e la sua “capitale” morale al di sopra di tutto il resto.
Un’altra sfida, a nostro avviso molto più complessa e intima per le famiglie meridionali, è stata quella di rimanere al passo. Certo, Milano negli anni ’90 offriva ancora un diffuso benessere, la vita era meno cara e le problematiche attuali non erano così marcate. Restava comunque difficile, per padri di famiglia provenienti da contesti culturali e ritmi opposti, calcare il suolo milanese con il coraggio e la frenesia che una città così maestosa imponeva fin dal primo impatto.
Dallo splendore degli anni ’90 alla “trincea” odierna
Nei primi anni 2000 si respiravano ancora i residui del benessere del decennio precedente e le storie erano profondamente diverse rispetto a oggi. Attualmente, invece, Milano sembra una trincea: ogni giorno il dibattito pubblico è scandito da un bollettino che riporta reati e degrado.
Quello che prima era un fenomeno di immigrazione interna, e quindi gestibile a livello nazionale, non rappresentava un problema. Ci hanno pensato poi le diverse classi politiche succedutesi nel tempo a far sì che la situazione deviasse verso le criticità odierne, influenzate da un multiculturalismo rapido: ricordiamo i primi minimarket, i primi kebab e i ristoranti cinesi, solo per citare i passaggi iniziali di questa trasformazione urbana.
Il declino politico e l’amore per la città
A questo punto urge una riflessione: se è vero che Milano è stata la porta d’ingresso per la fortuna di tante persone, come ha fatto a trasformarsi in una sorta di “Gotham City” a cielo aperto?
Vi proponiamo di meditare su questo, poiché amministratori come Beppe Sala non sono che il risultato di una classe politica dedita a inseguire un modernismo di facciata, che ha coinciso in realtà con anni di regresso sociale. Nel frattempo, nonostante tutto, Milano continuerà a rimanere nel cuore di chi la ama.
Manuel Zavaglia
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